Sutor, ne supra crepidam...!
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Aggiornamenti
09-06-10
Ex absurdo sequitur quodlibet:
Da proposizioni assurde ne può derivare ogni cosa.
E’ possibile trovare, con analogo significato, anche
“Ex falso quodlibet” (= da una premessa
falsa se ne può derivare ogni conclusione). Si tratta
di una affermazione coniata ed usata, molto probabilmente,
dai logici medievali, gli scolastici. Riparafrasandola in
termini di pura logica si potrebbe tradurre con: "data
una premessa assurda, qualsiasi conseguenza è possibile",
e in questo senso ben si addice anche ad un certo modo di
fare comunicazione ed infomazione proprio dei nostri giorni!
Detto segnalato e commentato da
Pietro V.
Rifacimenti
07-04-10
S.P.Q.R.:
Il senato e il popolo romano (decretò).
Acronimo di Senatus popolusque romanus (decrevit).
E' ancora visibile su lapidi, colonne e monumenti quasi
a suggello di una romanità che ancora oggi permea la
nostra civiltà. Così veniva firmato ogni documento
ad indicare che il senato altro non era che l'organismo che
agiva in nome del popolo. Lo storico Sallustio, (Bellum
Iugurthinum, 41), scrivendo di quei tempi (112-110 a.C.)
capovolge la formula in "Populus et senatus Romanus"
quasi per farci comprendere che quell'unità ormai era
spezzata e che il popolo ed il senato avevano dato origine
a due partiti, quello democratico e quello conservatore che
si combattevano senza esclusione di colpi. Dopo la secessione
della plebe sull'Aventino ( chi non ricorda il famoso apologo
di Menenio Agrippa?) i contrasti tra patrizi e plebei, per
la parificazione dei diritti, erano stati composti attraverso
una serie di leggi. Nel 367 a.C. erano stati ammessi al consolato,
nel 364 all'edilità curule, nel 356, 351 e 337 rispettivamente
alla dittatura, alla censura e alla pretura e, finalmente,
nel 300 con la Lex Ogulnia poterono accedere ai collegi
dei pontefici e degli auguri anche se risulta che il primo
pontefice massimo plebeo fu eletto nel 252 a.C. Le intenzioni
erano buone ma, come spesso accade e la storia insegna, questi
rappresentanti del popolo furono anch'essi pronti a vendersi
al miglior offerente.
Curiosità
30-05-10
Peculiare
Con questo termine si intende ciò che, soprattutto
in senso morale, caratterizza ed è intrinseco ad una
determinata persona o cosa. Derica dal latino "peculiaris"
(= patrimonio, cosa appartenente ai beni privati) derivato
a sua volta da "peculium" che ha come radice
"pecus" (vedi sotto pecunia).
"Peculium" (=sostanze) indica il complesso di certi
beni particolari separati da un bene comune. Praticamente
erano sostanze possedute dalla padrona di casa (portate oltre
alla dote ), dal figlio (acquistate con soldi suoi o avute
in eredità), dallo schiavo (guadagnati con lavori extra)
ma separate da quelle del "pater familias"
e di cui potevano disporne liberamente.
Pecunia
Sinonimo di "denaro" poco usato mentre
troviamo frequentemente l'aggettivo "pecuniario"
soprattutto in abbinamento al sostantivo "pena".
Tra gli antichi popoli, dediti alla pastorizia, unica fonte
di ricchezza erano gli armenti. Valga come esempio quanto
leggiamo nella Bibbia (Gen 32,43) dove Giacobbe, che con il
fratello Esaù aveva "un piccolo problema famigliare"
in sospeso, invia come dono riparatore "capras ducentas
hircos viginti oves ducentas arietes viginti camelos fetas
cum pullis suis triginta vaccas quadraginta et tauros viginti
asinas viginti et pullos earum decem" (=duecento
capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, venti
cammelle che avevano appena partorito con i loro piccoli,
quarante mucche con venti tori e venti asine con dieci asinelli).
Questo insieme di... "oves et boves" veniva
definito dai romani con il termine generico "pecus"
(= bestiame). Da "pecus" derivarono il
sostantivo "pecunia" (=ricchezza, averi).
Con l'introduzione della moneta e la eliminazione conseguente
del baratto fu la quantità di denaro posseduta e non
più solamente i beni in natura a definire i nuovi ricchi.
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