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Ultima modifica: 08.03.2007
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a-absit
Sutor, ne supra crepidam...!

Curiosità... etimologiche - Pagina in costruzione


Lavabo
Lavandino, lavamani. Nei tempi in cui la pulizia personale era ben lontana dall'essere considerata una priorità, la Chiesa inserì durante la celebrazione della santa messa l'obbligo, per il celebrante, di detergere le mani prima della Consacrazione Eucaristica. Con il passare dei secoli e con la trasformazione delle abitudini igieniche l'atto del lavare le mani perse il significato primitivo acquistando quello, più spirituale, di desiderio di purezza interiore: se ne conservava la gestualità variandone notevolmente il contenuto. Mentre compiva il gesto della lavanda, rimasto peraltro in uso fino al Concilio Vaticano II, il celebrante recitava il salmo 25 il cui incipit era "Lavabo inter innocentes manus meas" e dalla prima parola "Lavabo" (=laverò) prende il nome l'attuale lavamani. In tempi più recenti infatti vennero chiamati "lavabo", per associazione, i lavandini posti nelle sacrestie e il termine in seguito passò ad indicare tutti quei sanitari utilizzati per l'igiene della parte superiore del corpo.

Legenda
Espressione che compare spesso in calce ad una cartina geografica o comunque ad un documento in cui le spiegazioni non sono in chiaro ma vengono fatte per ideogrammi. Anche questo vocabolo altro non è che il gerundivo del verbo "legere" (=leggere) e indica "cosa si deve leggere" cioè come deve essere interpretato l'ideogramma stampato sulla mappa o sul documento in oggetto.

Letame
Nonostante la bravura che nei secoli dimostreranno nell'arte della guerra i romani furono, almeno agli inizi, un popolo la cui economia fu prevalentemente agricola. Come ogni buon contadino impararono che i campi per continuare a dar frutto devono essere concimati e poichè, come dice il proverbio, il bisogno aguzza l'ingegno, scoprirono che lo sterco degli animali sparso sui campi rendeva il terreno fertile e le messi lussureggianti. In latino, lo sterco animale, veniva chiamato "laetamen" (=che allieta) dal verbo "laetor" (=rallegrarsi, godere) della stessa radice di "laetus" (=fertile, copioso di frutti, lussureggiante) Così come un buon piatto di zuppa fumante allietava il contadino affamato così il "laetamen" (=sterco) fertilizzava il terreno e rendeva felice il contadino al pensiero del futuro raccolto.

 




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