Ego sum Qui sum.
Liber II Maccabaeorum
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Libro II dei Maccabei
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1 Fratribus, qui sunt per Aegyptum, Iudaeis salutem dicunt
fratres, qui sunt in Hierosolymis Iudaei et qui in regione
Iudaeae, pacem bonam.
2 Et benefaciat vobis Deus et meminerit testamenti sui, quod
locutus est ad Abraham et Isaac et Iacob servorum suorum fidelium;
3 et det vobis cor omnibus, ut colatis eum et faciatis eius
voluntatem corde magno et animo volenti;
4 et adaperiat cor vestrum in lege sua et in praeceptis suis
et faciat pacem;
5 et exaudiat orationes vestras et reconcilietur vobis nec
vos deserat in tempore malo.
6 Et nunc hic sumus orantes pro vobis.
7 Regnante Demetrio, anno centesimo sexagesimo nono, nos Iudaei
scripsimus vobis in tribulatione et impetu, qui supervenit
nobis in istis annis, ex quo recessit Iason et, qui cum eo
erant, a sancta terra et a regno
8 et portam succenderunt et effuderunt sanguinem innocentem;
et oravimus ad Dominum et exauditi sumus et obtulimus sacrificia
et similaginem et accendimus lucernas et proposuimus panes.
9 Et nunc ut frequentetis dies Scenopegiae mensis Casleu,
anno centesimo octogesimo octavo.
10 Qui sunt Hierosolymis et in Iudaea, senatusque et Iudas
Aristobulo magistro Ptolemaei regis, qui est de genere christorum
sacerdotum, et his, qui in Aegypto sunt, Iudaeis salutem et
sanitatem.
11 De magnis periculis a Deo liberati magnifice gratias agimus
ipsi, utpote qui adversus regem dimicavimus;
12 ipse enim effervere fecit eos, qui pugnaverunt contra sanctam
civitatem.
13 Nam cum in Perside esset dux ipse et qui cum ipso videbatur
esse intolerabilis exercitus, concisi sunt in templo Naneae,
fraude utentibus sacerdotibus Naneae.
14 Etenim quasi cum ea habitaturus venit ad locum Antiochus
et, qui cum ipso erant, amici, ut acciperet pecunias multas
dotis nomine.
15 Cumque proposuissent eas sacerdotes Naneae, et ipse cum
paucis ingressus esset intra ambitum fani, clauserunt templum;
cum intrasset Antiochus,
16 aperto occulto aditu laquearis, mittentes lapides percusserunt
ducem et diviserunt membratim et, capitibus amputatis, foras
proiecerunt.
17 Per omnia benedictus Deus, qui tradidi
18 Facturi igitur quinta et vicesima die mensis Casleu purificationem
templi, necessarium duximus significare vobis, ut et vos quoque
agatis diem Scenopegiae et ignis, qui datus est, quando Nehemias,
aedificato templo et altari, obtulit sacrificia.
19 Nam cum in Persidem ducerentur patres nostri, sacerdotes,
qui tunc cultores Dei erant, acceptum ignem de altari occulte
absconderunt in cavo putei situm habentis siccum, in quo contutati
sunt eum, ita ut omnibus ignotus esset locus.
20 Cum autem praeterissent anni multi, et placuit Deo, ut
mitteretur Nehemias a rege Persidis, nepotes sacerdotum illorum,
qui absconderant, misit ad ignem.
21 Sicut narraverunt nobis, non invenerunt ignem sed aquam
crassam. Et iussit eos haurire et afferre. Utque imposita
sunt sacrificia, iussit sacerdotes Nehemias aspergere aqua
et ligna et, quae erant superposita.
22 Utque hoc factum est, et tempus transiit, et sol refulsit,
qui prius erat in nubilo, accensus est ignis magnus, ita ut
omnes mirarentur.
23 Orationem autem faciebant sacerdotes, dum consummaretur
sacrificium: et sacerdotes et omnes, Ionatha inchoante, ceteris
autem respondentibus ut Nehemias.
24 Erat autem oratio hunc habens modum: “ Domine, Domine
Deus, omnium creator, terribilis et fortis, iustus et misericors,
qui solus es rex et bonus,
25 solus praestans, solus iustus et omnipotens et aeternus;
qui liberas Israel de omni malo, qui fecisti patres electos
et sanctificasti eos,
26 accipe sacrificium pro universo populo tuo Israel et custodi
partem tuam et sanctifica.
27 Congrega dispersionem nostram, libera eos, qui serviunt
gentibus, et contemptos et abominatos respice, ut sciant gentes
quia tu es Deus noster.
28 Afflige opprimentes nos et contumeliam facientes in superbia.
29 Constitue populum tuum in loco sancto tuo, sicut dixit
Moyses ”.
30 Sacerdotes autem psallebant hymnos.
31 Cum autem consumptum esset sacrificium, ex residua aqua
Nehemias iussit lapides maiores perfundi
32 quod ut factum est, flamma accensa est, sed a lumine, quod
refulsit ex altari, consumpta est.
33 Ut vero manifestata est res, et renuntiatum est regi Persarum
quod in loco, in quo ignem absconderant hi, qui translati
fuerant, sacerdotes, aqua apparuit, de qua Nehemias et, qui
cum eo erant, purificaverunt ea, quae essent sacrificii,
34 circumsaepiens autem rex et rem diligenter examinans, templum
fecit.
35 Et quibus gratificabatur rex, multa dona accipiebat et
tribuebat.
36 Appellaverunt autem, qui cum Nehemia erant, hunc locum
Nephthar, quod interpretatur Purificatio; vocatur autem apud
plures Nephthai. |
1
1 "Ai fratelli giudei sparsi nell`Egitto salute. I fratelli
giudei che sono in Gerusalemme e nella regione della Giudea
augurano buona pace.
2 Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della
sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe suoi servi fedeli;
3 conceda a tutti voi volontà di adorarlo e di compiere i
suoi desideri con cuore generoso e animo pronto;
4 vi dia una mente aperta ad intender la sua legge e i suoi
comandi, e volontà di pace.
5 Esaudisca le vostre preghiere e vi sia propizio e non vi
abbandoni nell`ora dell`avversità.
6 Noi qui appunto preghiamo per voi.
7 Quando regnava Demetrio nell`anno centosessantanove, noi
Giudei vi abbiamo scritto: "Nelle calamità e angosce che ci
hanno colpiti in questi anni da quando Giasone e i suoi partigiani
hanno apostatato dalla città santa e dal regno,
8 incendiando il portone e versando sangue innocente, noi
abbiamo pregato il Signore e siamo stati esauditi. Quindi
abbiamo preso l`offerta delle vittime e del fior di farina,
abbiamo acceso le lampade e presentato i panì".
9 Vi scriviamo la presente per esortarvi a celebrare i giorni
delle Capanne nel mese di Casleu, l`anno centottantotto.
10 I Giudei residenti in Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio
degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo,
appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l`unzione,
e ai Giudei dimoranti in Egitto, salute e prosperità.
11 Salvati da grandi pericoli per l`intervento di Dio, lo
ringraziamo molto per esserci potuti schierare contro il re.
12 Perché egli stesso ha respinto le forze schierate contro
la santa città.
13 Recatosi in Persia, il loro capo e con lui l`esercito creduto
invincibile, fu ucciso nel tempio della dea Nanea, per gli
inganni orditi dai sacerdoti di Nanea.
14 Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco
con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le
immense ricchezze a titolo di dote.
15 Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero
mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli,
chiuso il tempio alle spalle di Antioco
16 e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre
e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi
e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.
17 In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato
alla morte gli empi.
18 Stando noi per celebrare la purificazione del tempio il
venticinque di Casleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche
spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle Capanne
e del fuoco, apparso quando Neemia offrì i sacrifici dopo
la ricostruzione del tempio e dell`altare.
19 Infatti quando i nostri padri furono deportati in Persia,
i sacerdoti fedeli di allora, preso il fuoco dall`altare,
lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva
il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il
luogo rimanesse ignoto a tutti.
20 Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, Neemia,
rimandato dal re di Persia, inviò i discendenti di quei sacerdoti
che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca; quando essi
ci riferirono che non avevano trovato il fuoco ma acqua grassa,
comandò loro di attingerne e portarne.
21 Poi furono portate le offerte per i sacrifici e Neemia
comandò che venisse aspersa con quell`acqua la legna e quanto
vi era sopra.
22 Così fu fatto e dopo un pò di tempo il sole, che prima
era coperto di nubi, cominciò a risplendere e si accese un
gran rogo, con grande meraviglia di tutti.
23 Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti si posero
in preghiera, e con essi tutti gli altri: Giònata intonava,
gli altri continuavano in coro insieme a Neemia.
24 La preghiera era formulata in questo modo: Signore, Signore
Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso,
tu solo re e buono,
25 tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno,
che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri
oggetto di elezione e santificazione,
26 accetta il sacrificio offerto per Israele tuo popolo, custodisci
la tua porzione e santificala.
27 Raccogli i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi
in mano ai pagani, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati;
sappiano i pagani che tu sei il nostro Dio.
28 Punisci quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia.
29 Concedi al tuo popolo di radicarsi nel tuo luogo santo,
come ha detto Mosè.
30 I sacerdoti a loro volta cantavano inni.
31 Poi vennero consumate le vittime del sacrificio e Neemia
ordinò che il resto dell`acqua venisse versata sulle pietre
più grosse.
32 Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu
assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull`altare.
33 Quando fu divulgato il fatto e fu annunciato al re dei
Persiani che nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano
nascosto il fuoco era comparsa acqua e che i sacerdoti al
seguito di Neemia avevano con quella purificato le cose necessarie
al sacrificio,
34 il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver
accertato il fatto.
35 Il re ricevette anche molti doni da quelli che aveva favoriti
e ne diede a sua volta.
36 I compagni di Neemia chiamarono questo luogo Neftar che
significa "purificazione"; ma i più lo chiamano Neftai. |
2
1 Invenitur autem in descriptio nibus quod Ieremias propheta
iussit eos ignem accipere, qui transmigrabant, ut significatum
est,
2 et ut mandavit propheta transmigratis dans illis legem,
ne obliviscerentur praecepta Domini et ut non exerrarent mentibus
videntes simulacra aurea et argentea et ornamenta eorum.
3 Et alia huiusmodi dicens hortabatur, ne legem amoverent
a corde suo.
4 Erat autem in ipsa scriptura quomodo tabernaculum et arcam
iussit propheta, divino responso ad se facto, comitari secum,
usquequo exiit in montem, in quo Moyses ascendit et vidit
Dei hereditatem.
5 Et veniens Ieremias invenit domum speluncae; et tabernaculum
et arcam et altare incensi intulit illuc et ostium obstruxit.
6 Et accesserunt quidam ex his, qui simul sequebantur, ut
notarent viam, et non potuerunt invenire.
7 Ut autem cognovit Ieremias, culpans illos dixit quod ignotus
erit locus, donec congreget Deus congregationem populi et
misericordia fiat;
8 et tunc Dominus ostendet haec, et apparebit maiestas Domini,
et nubes erit, sicut et sub Moyse manifestabatur, sicut et
Salomon petiit, ut locus sanctificaretur magnifice.
9 Manifestabatur autem et ut sapientiam habens obtulit sacrificium
dedicationis et consummationis templi.
10 Sicut et Moyses orabat ad Dominum, et descendit ignis de
caelo et consumpsit sacrificia, sic et Salomon oravit, et
descendit ignis de caelo et consumpsit holocausta.
11 Et dixit Moyses: “ Eo quod non sit comestum, quod
erat pro peccato, consumptum est ”.
12 Similiter et Salomon octo dies celebravit.
13 Inferebantur autem in descriptionibus et commentariis secundum
Nehemiam haec eadem, et ut construens bibliothecam congregavit
libros de regibus et prophetis et libros David et epistulas
regum de donariis.
14 Similiter autem et Iudas ea, quae deciderant per bellum,
quod nobis acciderat, congregavit omnia, et sunt apud nos.
15 Si ergo desideratis haec, mittite, qui perferant vobis.
16 Acturi itaque purificationem, scripsimus vobis; bene ergo
facietis, si egeritis hos dies.
17 Deus autem, qui liberavit universum populum suum et reddidit
hereditatem omnibus et regnum et sacerdotium et sanctificationem,
18 sicut promisit in lege. Speramus enim in Deo quod cito
nostri miserebitur et congregabit de sub caelo in locum sanctum;
eripuit enim nos de magnis periculis et locum purgavit.
19 De Iuda vero Maccabaeo et fratribus eius et de templi magni
purificatione et de arae dedicatione,
20 sed et de proeliis, quae pertinent ad Antiochum Epiphanem
et filium eius Eupatorem,
21 et de illuminationibus, quae de caelo factae sunt ad eos,
qui generose pro Iudaismo fortiter fecerunt, ita ut universam
regionem, cum pauci essent, vindicarent et barbaram multitudinem
fugarent
22 et famosissimum in toto orbe templum recuperarent et civitatem
liberarent et leges, quae futurum erat ut abolerentur, restituerentur,
Domino cum omni clementia propitio facto illis,
23 quae omnia ab Iasone Cyrenaeo quinque libris declarata
sunt, tentavimus nos uno volumine breviare.
24 Considerantes enim multitudinem numerorum et difficultatem,
quae adest volentibus aggredi narrationes historiarum propter
multitudinem rerum,
25 curavimus volentibus quidem legere, ut esset animi oblectatio,
studiosis vero, ut facilius possint memoriae commendare, omnibus
autem legentibus utilitas conferatur.
26 Et nobis quidem ipsis, qui hoc opus breviandi causa suscepimus,
non facilem laborem, immo vero negotium plenum vigiliarum
et sudoris assumpsimus.
27 Sicut praeparanti convivium et quaerenti aliorum utilitatem
non facile est, tamen propter multorum gratiam libenter laborem
sustinebimus,
28 accurate quidem de singulis elaborare auctori concedentes,
ipsi autem persequi datam formam brevitati studentes.
29 Sicut enim novae domus architecto de universa structura
curandum est, ei vero, qui inurere et pingere curat, quae
apta sunt ad ornatum exquirenda sunt, ita aestimo et in nobis.
30 Inire quidem et deambulacrum facere verborum et curiosius
partes singulas quasque disquirere historiae congruit auctori;
31 brevitatem vero dictionis sectari et exsecutionem rerum
vitare brevianti concedendum est.
32 Hinc ergo narrationem incipiemus, praedictis tantulo subiuncto;
stultum etenim est ante historiam efffluere, ipsam autem historiam
concidere |
2
1 Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta ordinò
ai deportati di prendere del fuoco, come è stato significato,
2 e che il medesimo profeta ai deportati consegnò la legge
raccomandando loro di non dimenticarsi dei comandi del Signore
e di non lasciarsi traviare nelle idee, vedendo i simulacri
d`oro e d`argento e il fasto di cui erano circondati,
3 e che con altre simili espressioni li esortava a non ripudiare
la legge nel loro cuore.
4 Si diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto
un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l`arca.
Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva
contemplato l`eredità di Dio,
5 Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse
la tenda, l`arca e l`altare degli incensi e sbarrò l`ingresso.
6 Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada,
ma non trovarono più il luogo.
7 Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: Il luogo deve
restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità
del suo popolo e si sarà mostrato propizio.
8 Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la
gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè,
e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse
solennemente santificato.
9 Si narrava anche che questi, dotato di sapienza, offrì
il sacrificio per la dedicazione e il compimento del tempio.
10 E allo stesso modo che Mosè aveva pregato il Signore
ed era sceso il fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate,
così pregò anche Salomone e il fuoco sceso dal cielo consumò
gli olocausti.
11 Mosè aveva detto: Poiché non è stata mangiata la vittima
offerta per il peccato, essa è stata consumata.
12 Allo stesso modo anche Salomone celebrò gli otto giorni.
13 Si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle
memorie di Neemia e come egli, fondata una biblioteca, curò
la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e
le lettere dei re intorno ai doni.
14 Anche Giuda ha raccolto tutti i libri andati dispersi
per la guerra che abbiamo avuto, e ora si trovano presso
di noi.
15 Se mai ne avete bisogno, mandate persone con l`incarico
di portarveli.
16 Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la purificazione;
farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni.
17 Poiché Dio ha salvato tutto il suo popolo e ha concesso
a tutti l`eredità, nonchè il regno, il sacerdozio e la santificazione
18 come ha promesso mediante la legge, noi poniamo in Dio
speranza che egli ci usi presto misericordia e voglia presto
radunarci, da ogni regione posta sotto il cielo, nel luogo
santo; egli infatti ci ha liberati da grandi mali e ha purificato
il luogo santo".
19 I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi fratelli,
la purificazione del grande tempio e la dedicazione dell`altare,
20 come anche le guerre contro Antioco Epìfane e il figlio
di lui Eupàtore,
21 nonchè le manifestazioni venute dal cielo sopra coloro
che si erano battuti con valore per il giudaismo, riuscendo
in pochi a impadronirsi di tutta la regione e a scacciare
una moltitudine di barbari,
22 a riconquistare il tempio famoso in tutto il mondo, a
liberare la città e a ristabilire le leggi che stavano per
essere soppresse, quando il Signore si rese loro propizio
con ogni benevolenza:
23 questi fatti narrati da Giasone di Cirene nel corso di
cinque libri, ci studieremo di riassumerli in una sola composizione.
24 Vedendo infatti la massa di numeri e l`effettiva difficoltà
per chi desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche,
a causa della vastità della materia,
25 ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che
amano leggere, facilità a quanti intendono ritenere nella
memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori.
26 Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del
sunteggiare, l`impresa non si presenta facile: ci vorranno
sudori e veglie,
27 così come non è facile preparare un banchetto e accontentare
le esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti
ci sarà dolce sopportare la fatica,
28 lasciando all`autore la completa esposizione dei particolari,
curandoci invece di procedere secondo gli schemi di un riassunto.
29 Come infatti in una casa nuova all`architetto tocca pensare
a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di dipingere
a fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, così,
penso, è per noi.
30 L`entrare in argomento e il passare in rassegna i fatti
e l`insinuarsi nei particolari, spetta all`ideatore dell`opera
storica;
31 curare il sunto della esposizione e tralasciare i complementi
della narrazione storica, è riservato a chi fa opera di
compendio.
32 Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla
aggiungere a ciò che abbiamo detto nella prefazione: sarebbe
certo ingenuo abbondare nei preamboli e abbreviare poi la
narrazione storica.
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3
1 Cum sancta civitas habitaretur cum omni pace, et leges
quam optime custodirentur propter Oniae pontificis pietatem
et odium malitiae,
2 fiebat ut et ipsi reges locum
honorarent et templum maximis muneribus illustrarent,
3 ita ut Seleucus quoque Asiae rex de redditibus suis praestaret
omnes sumptus ad ministeria sacrificiorum pertinentes.
4 Simon autem de tribu Belgae praepositus templi constitutus
dissentiebat a principe sacerdotum de dispensatione in civitate.
5 Et cum vincere Oniam non posset, venit ad Apollonium Tharseae
filium, qui eo tempore erat dux Coelesyriae et Phoenicis,
6 et nuntiavit pecuniis inenarrabilibus plenum esse aerarium
Hierosolymis, ita ut multitudo vectigalium innumerabilis
esset et ea non pertinere ad rationem sacrificiorum; esse
autem possibile sub potestate regis haec cadere.
7 Collocutus autem Apollonius cum rege, de indicatis sibi
pecuniis aperuit; at ille vocans Heliodorum, qui erat super
negotia, misit datis mandatis, ut praedictam pecuniam transportaret.
8 Statimque Heliodorus iter est aggressus, specie quidem
quasi per Coelesyriam et Phoenicen civitates esset peragraturus,
re vera autem regis propositum perfecturus.
9 Sed cum venisset Hierosolymam et benigne a summo sacerdote
civitatis esset exceptus, narravit de dato indicio, et cuius
rei gratia adesset aperuit; interrogabat autem, si vere
haec ita essent.
10 Tunc summus sacerdos ostendit deposita esse viduarum
et pupillorum;
11 quaedam vero esse Hircani Thobiae, viri valde eminentis,
non sicut detulerat obtrectans impius Simon; universa autem
argenti talenta esse quadringenta et auri ducenta;
12 decipi vero eos, qui credidissent loci sanctitati et
honorati per universum mundum templi venerationi inviolabili
tutelae, omnino impossibile esse.
13 At ille, pro his, quae habebat, mandatis a rege, omnino
dicebat in regium fiscum ea esse deferenda.
14 Constituta autem die, intrabat de his visitationem ordinaturus.
Non modica vero per universam civitatem erat trepidatio.
15 Sacerdotes autem ante altare cum stolis sacerdotalibus
iactaverunt se et invocabant in caelum eum, qui de deposito
legem posuit, ut his, qui deposuerant, ea salva custodiret.
16 Erat autem, ut qui videret summi sacerdotis vultum, mente
vulneraretur; facies enim et color immutatus declarabat
internum animi dolorem.
17 Circumfusus enim erat metus quidam viro, et horror corporis,
unde manifestus aspicientibus dolor instans cordi efficiebatur.
18 Alii autem de domibus gregatim prosiliebant ad publicam
supplicationem, pro eo quod in contemptum locus esset venturus.
19 Accinctaeque mulieres ciliciis sub mammis per vias confluebant;
sed et virgines, quae conclusae erant, aliae quidem procurrebant
ad ianuas, aliae autem ad muros, quaedam vero per fenestras
aspiciebant;
20 universae autem protendentes manus in caelum deprecabantur.
21 Erat enim misereri commixtae multitudinis prostrationem
et summi sacerdotis in magna agonia constituti exspectationem.
22 Et hi quidem invocabant omnipotentem Dominum, ut credita
salva his, qui crediderant, conservaret cum omni tutela.
23 Heliodorus autem, quod fuerat decretum, perficiebat.
24 Eodem loco, ipso cum satellitibus circa aerarium praesente,
spirituum et omnis potestatis Dominus magnam fecit ostensionem,
ita ut omnes, qui ausi fuerant convenire, perterriti virtute
Dei in dissolutionem et formidinem converterentur.
25 Apparuit enim illis quidam equus terribilem habens sessorem
et optimo operimento adornatus; isque cum impetu invectus
Heliodoro priores calces impegit; qui autem supersedebat,
videbatur arma habere aurea.
26 Alii etiam apparuerunt duo iuvenes virtute decori, optimi
gloria speciosique amictu, qui etiam circumsteterunt eum
et ex utraque parte flagellabant sine intermissione multas
inferentes ei plagas.
27 Subito autem concidit in terram; eumque multa caligine
circumfusum rapuerunt atque in sellam gestatoriam imposuerunt;
28 et eum, qui cum multis cursoribus et satellitibus praedictum
ingressus erat aerarium, portabant carentem auxilio ex armis
constitutum, manifeste Dei virtutem cognoscentem.
29 Et ille quidem per divinam virtutem iacebat mutus atque
omni spe et salute privatus;
30 hi autem Dominum benedicebant, qui magnificabat locum
suum; et templum, quod paulo ante timore ac tumultu erat
plenum, apparente omnipotente Domino, gaudio et laetitia
impletum est.
31 Confestim vero ex amicis Heliodori quidam rogabant Oniam,
ut invocaret Altissimum, ut vitam donaret ei, qui prorsus
in supremo spiritu erat constitutus.
32 Suspectus autem factus summus sacerdos, ne forte rex
opinaretur malitiam aliquam ex Iudaeis circa Heliodorum
consummatam, obtulit hostiam pro salute viri.
33 Cumque summus sacerdos litationem perficeret, iidem iuvenes
rursus apparuerunt Heliodoro eisdem vestibus amicti et astantes
dixerunt: “ Oniae summo sacerdoti multas gratias age,
nam propter eum Dominus tibi vitam donavit;
34 tu autem a caelo flagellatus nuntia omnibus magnam Dei
potestatem ”. Et his dictis, non comparuerunt.
35 Heliodorus autem, hostia Domino oblata et votis magnis
promissis ei, qui vivere concessit, et Oniam acceptum habens
cum exercitu repedavit ad regem;
36 testabatur autem omnibus ea, quae sub oculis suis viderat,
opera maximi Dei.
37 Cum autem rex interrogasset Heliodorum, quis esset aptus
adhuc semel Hierosolymam mitti, ait:
38 “ Si quem habes hostem aut rerum insidiatorem,
mitte eum illuc et flagellatum eum recipies, si tamen evaserit,
eo quod in loco sit vere Dei quaedam virtus;
39 nam ipse, qui habet in caelis habitationem, visitator
et adiutor est loci illius et venientes ad malefaciendum
percutit ac perdit ”.
40 Igitur de Heliodoro et aerarii custodia ita res processerunt.
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3
1 Nel periodo in cui la città santa godeva completa pace e
le leggi erano osservate perfettamente per la pietà del sommo
sacerdote Onia e la sua avversione al male,
2 gli stessi re avevano preso ad onorare il luogo santo e
a glorificare il tempio con doni insigni,
3 al punto che Selèuco, re dell`Asia, provvedeva con le proprie
entrate a tutte le spese riguardanti il servizio dei sacrifici.
4 Ma un certo Simone della tribù di Bilga, nominato sovrintendente
del tempio, venne a trovarsi in contrasto con il sommo sacerdote
intorno all`amministrazione della città.
5 Non potendo aver ragione con Onia, si recò da Apollonio
di Tarso, che in quel periodo era stratega della Celesiria
e della Fenicia,
6 e gli riferì che il tesoro di Gerusalemme era colmo di ricchezze
immense tanto che l`ammontare del capitale era incalcolabile
e non serviva per le spese dei sacrifici; era quindi ben possibile
ridurre tutto in potere del re. Eliodoro e Onia
7 Apollonio si incontrò con il re e gli riferì intorno alle
ricchezze a lui denunciate; quegli designò l`incaricato degli
affari Eliodòro e lo inviò con l`ordine di effettuare il prelevamento
delle suddette ricchezze.
8 Eliodòro si mise subito in viaggio, in apparenza per visitare
le città della Celesiria e della Fenicia, in realtà per compiere
l`incarico del re.
9 Giunto a Gerusalemme e accolto con deferenza dal sommo sacerdote
della città, espose le segnalazioni ricevute e disse chiaro
il motivo per cui era venuto; domandava poi se le cose stavano
realmente così.
10 Il sommo sacerdote gli spiegò che quelli erano i depositi
delle vedove e degli orfani;
11 che una parte era anche di Ircano, figlio di Tobia, persona
di condizione assai elevata; che l`empio Simone andava denunciando
la cosa a suo modo, ma complessivamente si trattava di quattrocento
talenti d`argento e duecento d`oro;
12 che era assolutamente impossibile permettere che fossero
ingannati coloro che si erano fidati della santità del luogo
e del carattere sacro e inviolabile di un tempio venerato
in tutto il mondo.
13 Ma Eliodòro, a causa degli ordini ricevuti dal re, rispose
recisamente che quelle ricchezze dovevano essere trasferite
nell`erario del re.
14 Venne in un giorno da lui stabilito per ordinare l`inventario
delle medesime, mentre tutta la città era in grande agitazione.
15 I sacerdoti, rivestiti degli abiti sacerdotali, si erano
prostrati davanti all`altare ed elevavano suppliche al Cielo
che aveva sancito la legge dei depositi, perché fossero conservati
integri a coloro che li avevano consegnati.
16 Chi guardava l`aspetto del sommo sacerdote riportava uno
strazio al cuore, poiché il volto e il cambiamento di colore
ne mostravano l`intimo tormento.
17 Tutta la sua persona era pervasa da paura e da un tremito
del corpo da cui appariva manifesta, a chi osservava, l`angoscia
che aveva in cuore.
18 Anche dalle case uscivano per accorrere in folla a una
pubblica supplica, perché il luogo santo stava per essere
violato.
19 Le donne, cingendo sotto il petto il cilicio, riempivano
le strade; anche le fanciulle, di solito ritirate, in parte
accorrevano alle porte, in parte sulle mura, altre si sporgevano
dalle finestre;
20 tutte, con le mani protese verso il Cielo, moltiplicavano
le suppliche.
21 Muoveva a compassione il pianto confuso della moltitudine
e l`ansia tormentosa del sommo sacerdote.
22 Essi supplicavano l`onnipotente Signore che volesse conservare
intatti in piena sicurezza i depositi per coloro che li avevano
consegnati. Castigo di Eliodoro
23 Eliodòro metteva ugualmente in esecuzione il suo programma.
24 Ma appena fu arrivato sul posto con gli armati, presso
il tesoro, il Signore degli spiriti e di ogni potere compì
un`apparizione straordinaria, così che tutti i temerari che
avevano osato entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si trovarono
fiaccati e atterriti.
25 Infatti apparve loro un cavallo, montato da un cavaliere
terribile e rivestito di splendida bardatura, il quale si
spinse con impeto contro Eliodòro e lo percosse con gli zoccoli
anteriori, mentre il cavaliere appariva rivestito di armatura
d`oro.
26 A lui apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran
forza, splendidi di bellezza e con vesti meravigliose, i quali,
postisi ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli
numerose percosse.
27 In un attimo fu atterrato e si trovò immerso in una fitta
oscurità. Allora i suoi lo afferrarono e lo misero in una
barella.
28 Egli che era entrato poco prima nella suddetta camera del
tesoro con numeroso seguito e con tutta la guardia, fu portato
via impotente ad aiutarsi. Dopo aver sperimentato nel modo
più evidente la potenza di Dio.
29 Così, mentre egli, prostrato dalla forza divina, era là
senza voce e privo d`ogni speranza di salvezza,
30 gli altri benedicevano il Signore che aveva glorificato
il suo luogo santo; il tempio, che poco prima era pieno di
trepidazione e confusione, dopo che il Signore onnipotente
aveva manifestato il suo intervento, si riempì di gioia e
letizia.
31 Subito alcuni compagni di Eliodòro pregarono Onia che supplicasse
l`Altissimo e impetrasse la grazia della vita a costui che
stava irrimediabilmente esalando l`ultimo respiro.
32 Il sommo sacerdote, temendo che il re per avventura venisse
a sospettare che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodòro,
offrì un sacrificio per la salute dell`uomo.
33 Mentre il sommo sacerdote compiva il rito propiziatorio,
apparvero a Eliodòro gli stessi giovani adorni delle stesse
vesti, i quali in piedi dissero: "Ringrazia ampiamente il
sommo sacerdote Onia, per merito del quale il Signore ti ridà
la vita.
34 Tu poi, che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia
a tutti la grande potenza di Dio". Dette queste parole, disparvero.
Conversione di Eliodoro
35 Eliodòro offrì un sacrificio al Signore e innalzò grandi
preghiere a colui che gli aveva restituito la vita, poi si
congedò da Onia e fece ritorno con il suo seguito dal re.
36 Egli testimoniava a tutti le opere del sommo Dio, che aveva
visto con i suoi occhi.
37 Quando poi il re gli domandava chi fosse adatto ad essere
inviato ancora una volta in Gerusalemme, rispondeva:
38 Se hai qualcuno che ti è nemico o insidia il tuo governo,
mandalo là e l`avrai indietro flagellato per bene, se pure
ne uscirà salvo, perché in quel luogo c`è veramente una potenza
divina.
39 Lo stesso che ha la sua dimora nei cieli è custode e difensore
di quel luogo ed è pronto a percuotere e abbattere coloro
che vi accedono con cattiva intenzione.
40 Così dunque si sono svolti i fatti rigurdanti Eliodòro
e la difesa del tesoro. |
4
1 Simon autem praedictus, qui pecuniarum et patriae delator
exstitit, male loquebatur de Onia, tamquam ipse Heliodorum
instigasset et malorum auctor fuisset;
2 benefactoremque civitatis et curatorem gentis suae et aemulatorem
legum audebat insidiatorem rerum dicere.
3 Sed cum inimicitia in tantum procederet, ut etiam per quendam
eorum, qui a Simone probati essent, homicidia fierent,
4 considerans Onias periculum contentionis et Apollonium Menesthei,
ducem Coelesyriae et Phoenicis, augentem malitiam Simonis,
5 ad regem se contulit, non ut civium accusator, sed quod
utile esset in commune et singulariter universae multitudinis
prospiciens.
6 Videbat enim sine regali providentia impossibile esse pacem
adhuc rebus obtingere, nec Simonem cessaturum a stultitia.
7 Sed post Seleuci vitae excessum, cum suscepisset regnum
Antiochus, qui Epiphanes appellabatur, ambiebat Iason frater
Oniae summum sacerdotium,
8 promittens regi per interpellationem argenti talenta trecenta
sexaginta et ex reditu quodam alio talenta octoginta;
9 super haec autem promittebat et alia centum quinquaginta
se perscripturum, si concederetur per potestatem eius gymnasium
et ephebiam sibi constituere et eos, qui in Hierosolymis erant,
Antiochenos scribere.
10 Quod cum rex annuisset, et obtinuisset principatum, statim
ad Graecam consuetudinem contribules suos transferre coepit.
11 Et, amotis his, quae humanitatis causa Iudaeis a regibus
fuerant constituta per Ioannem patrem Eupolemi, qui apud Romanos
de amicitia et societate functus est legatione, et legitima
civium iura destituens, pravos mores innovabat.
12 Prompte enim sub ipsa arce gymnasium constituit et optimos
quosque epheborum subigens sub petasum ducebat.
13 Erat autem sic culmen quoddam Graecae conversationis et
profectus alienigenarum moris, propter impii et non summi
sacerdotis Iasonis inauditam contaminationem,
14 ita ut sacerdotes iam non circa altaris officia dediti
essent, sed contempto templo et sacrificiis neglectis, festinarent
participes fieri iniquae in palaestra praebitionis post disci
provocationem
15 et patrios quidem honores nihil habentes, Graecas autem
glorias optimas aestimantes.
16 Quarum gratia periculosa eos contentio habebat, et quorum
instituta aemulabantur ac per omnia consimiles esse cupiebant,
hos hostes et ultores habuerunt.
17 In leges enim divinas impie agere non est facile, sed haec
tempus sequens declarabit.
18 Cum autem quinquennalis agon Tyri celebraretur, et rex
praesens esset,
19 misit Iason facinorosus ab Hierosolymis spectatores Antiochenses
portantes argenti drachmas trecentas in sacrificium Herculis;
quas etiam postulaverunt hi, qui asportaverant, ne in sacrificium
erogarentur, quia non oporteret, sed in alium sumptum eas
deputari.
20 Sed haec ceciderunt: propter illum quidem, qui miserat,
in sacrificium Herculis; propter eos autem, qui afferebant,
in fabricam triremium.
21 Misso autem in Aegyptum Apollonio Menesthei filio propter
ascensum ad solium Philometoris regis, cum cognovisset Antiochus
alienum se ab illius negotiis effectum, propriae securitati
consuluit; inde cum Ioppen venisset, se contulit Hierosolymam.
22 Et magnifice ab Iasone et civitate susceptus, cum facularum
luminibus et acclamationibus introductus est; deinde sic in
Phoenicen exercitum convertit.
23 Et post triennii tempus misit Iason Menelaum supradicti
Simonis fratrem portantem pecunias regi et de negotiis necessariis
commonitiones perlaturum.
24 At ille commendatus regi, cum se magnificasset facie potestatis,
in semetipsum contulit summum sacerdotium superponens Iasoni
talenta argenti trecenta;
25 acceptisque regiis mandatis, venit nihil quidem gerens
dignum sacerdotio, animos vero crudelis tyranni et ferae barbarae
iram habens.
26 Et Iason quidem, qui proprium fratrem circumvenerat, ipse
circumventus ab alio profugus in Ammanitem expulsus est regionem.
27 Menelaus autem principatum quidem obtinuit; de pecuniis
vero regi promissis nihil debite agebat,
28 cum vero exactionem faceret Sostratus, qui arci erat praepositus,
nam ad hunc exactio vectigalium pertinebat. Quam ob causam
utrique a rege sunt advocati;
29 et Menelaus quidem reliquit summi sacerdotii successorem
Lysimachum fratrem suum, Sostratus autem Cratetem, qui praeerat
Cypriis.
30 Talibus autem constitutis, contigit Tarsenses et Mallotas
seditionem movere, eo quod Antiochidi, regis concubinae, dono
essent dati.
31 Festinanter itaque rex venit sedare illos, relicto suffecto
uno ex iis in dignitate constitutis Andronico.
32 Ratus autem Menelaus accepisse se tempus opportunum, aurea
quaedam vasa e templo furatus donavit Andronico; et alia vendiderat
Tyri et per vicinas civitates.
33 Quod cum certissime cognovisset Onias, arguebat eum, ipse
in loco tuto se continens in Daphne secus Antiochiam.
34 Unde Menelaus seorsum apprehendens Andronicum rogabat,
ut Oniam interficeret. At vero ille, cum venisset ad Oniam
et cum fidem dolo dedisset ac dexteram accepisset dedissetque
cum iureiurando, quamvis esset ei suspectus, suasit de asylo
procedere, quem statim peremit, non veritus iustitiam.
35 Ob quam causam non solum Iudaei, sed multi quoque ex aliis
nationibus indignabantur et moleste ferebant de nece viri
iniusta.
36 Sed regressum regem de Ciliciae locis interpellabant, qui
erant per civitatem Iudaei, simul et Graecis scelus conquerentibus,
de eo quod sine ratione Onias interfectus esset.
37 Contristatus itaque animo Antiochus et flexus ad misericordiam
lacrimas fudit, propter defuncti sobrietatem et multam modestiam;
38 accensusque animis, confestim ablata Andronici purpura
ac tunicis eius discissis, circumduxit per totam civitatem
usque ad eundem locum, in quo in Oniam impietatem commiserat,
atque illic sacrilegum interfectorem e mundo sustulit, Domino
illi condignam retribuente poenam.
39 Multis autem sacrilegiis per civitatem a Lysimacho commissis
Menelai consilio, et divulgata foris fama, congregata est
multitudo adversum Lysimachum, vasis aureis iam multis dissipatis.
40 Turbis autem insurgentibus et ira repletis, Lysimachus,
armatis fere tribus milibus, iniquis manibus coepit, duce
quodam Aurano, aetate non minus ac dementia provecto.
41 Sed ut intellexerunt conatum Lymachi, alii lapides, alii
fustes validos arripuere, quidam vero ex adiacente cinere
manu apprehenderunt et mixtim iecerunt in eos, qui circa Lysimachum
erant.
42 Quam ob causam multos quidem vulneraverunt, quosdam autem
et prostraverunt, omnes vero in fugam compulerunt; ipsum vero
sacrilegum secus aerarium interfecerunt.
43 De his ergo coepit iudicium adversus Menelaum agitari.
44 Et cum venisset rex Tyrum, apud ipsum causam egerunt missi
tres viri a senatu.
45 Et cum iam superaretur Menelaus, promisit Ptolemaeo Dorymenis
multas pecunias ad suadendum regi.
46 Unde Ptolemaeus, excipiens seorsum in quoddam atrium columnatum
quasi refrigerandi gratia regem, deduxit a sententia.
47 Et Menelaum quidem universae malitiae reum criminibus absolvit;
miseros autem, qui etiam si apud Scythas causam dixissent,
innocentes iudicarentur, hos morte damnavit.
48 Cito ergo iniustam poenam dederunt, qui pro civitate et
populo et sacris vasis causam prosecuti sunt.
49 Quam ob rem Tyrii quoque in malefactum indignati, quaeque
ad sepulturam eorum necessaria essent, magno sumptu praestiterunt.
50 Menelaus autem propter eorum, qui in potentia erant, avaritiam
permanebat in potestate, crescens in malitia magnus civium
insidiator constitutus. |
4
1 Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei beni
e della patria, diffamava Onia, come se avesse percosso
Eliodòro e fosse stato l`organizzatore dei disordini;
2 osava definire nemico della cosa pubblica il benefattore
della città, il protettore dei cittadini, il difensore delle
leggi.
3 L`odio era giunto a tal punto che si compirono delle uccisioni
da parte di uno dei gregari di Simone;
4 allora Onia, vedendo l`aggravarsi dell`invidia e accorgendosi
che Apollonio figlio di Menèsteo, stratega della Celesira
e della Fenicia, aizzava la perfidia di Simone,
5 si recò dal re, non per far la parte di accusatore dei
suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del
popolo e di ciascuno in particolare.
6 Vedeva infatti che senza un provvedimento del re era impossibile
ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non
avrebbe messo freno alla sua pazzia.
7 Ma, Selèuco essendo passato all`altra vita e avendo preso
le redini del governo Antioco chiamato anche Epìfane, Giasone,
fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il
sommo sacerdozio
8 e, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta
talenti d`argento e altri ottanta talenti riscossi con un`altra
entrata.
9 Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta
talenti, se gli fosse stato concesso di stabilire di sua
autorità una palestra e un campo d`addestramento e di erigere
una corporazione d`Antiocheni a Gerusalemme.
10 Avendo il re acconsentito, egli,
ottenuto il potere, si diede subito a trasformare i suoi
connazionali secondo i costumi greci,
11 annullando i favori concessi dal re ai Giudei, ad opera
di Giovanni, padre di quell`Eupolemo che aveva guidato l`ambasciata
presso i Romani per negoziare il patto d`amicizia e di alleanza,
e sradicando le leggi cittadine inaugurò usanze perverse.
12 Intraprese con zelo a costruire una palestra, proprio
ai piedi dell`acròpoli, e nell`indurre i giovani più distinti
a portare il pètaso.
13 Così era raggiunto il colmo dell`ellenizzazione e la
diserzione verso i costumi stranieri per l`eccessiva corruzione
dell`empio e falso sommo sacerdote Giasone.
14 Perciò i sacerdoti non erano più premurosi del servizio
all`altare, ma, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici,
si affrettarono a partecipare agli spettacoli contrari alla
legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio
del disco.
15 Così tenendo in poco conto le glorie patrie stimavano
nobilissime le glorie elleniche.
16 Ma appunto a causa di queste li sorprese una grave situazione
e si ebbero quali avversari e punitori proprio coloro le
cui istituzioni seguivano con zelo e a cui cercavano di
rassomigliare in tutto.
17 Non resta impunito il comportarsi empiamente contro le
leggi divine, come dimostrerà chiaramente il successivo
periodo di tempo.
18 Celebrandosi in Tiro i giochi quinquennali con l`intervento
del re,
19 l`empio Giasone inviò come rappresentanti alcuni Antiocheni
di Gerusalemme, i quali portavano con sé trecento dramme
d`argento per il sacrifico a Ercole; ma questi portatori
ritennero non conveniente usarle per il sacrifico, bensì
impiegarle per altra spesa.
20 Così il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte
del mandante, servì, grazie ai portatori, per la costruzione
delle triremi.
21 Antioco, avendo mandato Apollonio, figlio di Menèsteo,
in Egitto per l`intronizzazione del re Filomètore, venne
a sapere che costui era diventato contrario al suo governo
e quindi si preoccupò della sua sicurezza. Perciò si recò
a Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme.
22 Fu accolto da Giasone e dalla città con dimostrazioni
magnifiche e introdotto con corteo di fiaccole e acclamazioni.
Così riprese la marcia militare verso la Fenicia.
23 Tre anni dopo, Giasone mandò Menelao, fratello del già
menzionato Simone, a portare al re denaro e a presentargli
un memoriale su alcuni affari importanti.
24 Ma quello, fattosi presentare al re e avendolo ossequiato
con un portamento da persona autorevole, si accaparrò il
sommo sacerdozio, superando l`offerta di Giasone di trecento
talenti d`argento.
25 Munito delle disposizioni del re, si presentò di ritorno,
non avendo con sé nulla che fosse degno del sommo sacerdozio,
ma avendo le manie di un tiranno unite alla ferocia di una
belva.
26 Così Giasone, che aveva tradito il proprio fratello,
fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire
nel paese dell`Ammanìtide.
27 Menelato si impadronì del potere, ma non s`interessò
più del denaro promesso al re,
28 sebbene gliele avesse fatto richiesta Sòstrato, comandante
dell`acròpoli; questi infatti aveva l`incarico della riscossione
dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati
dal re.
29 Menelao lasciò come sostituto nel sommo sacerdozio Lisìmaco
suo fratello; Sòstrato lasciò Cratète, comandante dei Ciprioti.
30 Mentre così stavano le cose, le città di Tarso e Mallo
si ribellarono, perché erano state date in dono ad Antiòchide,
concubina del re.
31 Il re partì in fretta per riportare all`ordine la situazione,
lasciando come luogotenente Andronìco, uno dei suoi dignitari.
32 Menelao allora, pensando di aver trovato l`occasione
buona, sottrasse alcuni arredi d`oro del tempio e ne fece
omaggio ad Andronìco; altri poi si trovò che li aveva venduti
a Tiro e nelle città vicine.
33 Ma Onia lo biasimò, dopo essersi accertato della cosa
ed essersi rifugiato in località inviolabile a Dafne situata
presso Antiochia.
34 Per questo Menelao, incontratosi in segreto con Andronìco,
lo pregò di sopprimere Onia. Quegli, recatosi da Onia e
ottenutane con inganno la fiducia, dandogli la destra con
giuramento lo persuase, sebbene ancora guardato con sospetto,
ad uscire dall`asilo e subito lo uccise senza alcun riguardo
alla giustizia.
35 Per questo fatto non solo i Giudei, ma anche molti altri
popoli si rattristarono e si sdegnarono per l`empia uccisione
di tanto uomo.
36 Quando il re tornò dalle località della Cilicia, si presentarono
a lui i Giudei della città insieme con i Greci che condividevano
l`esecrazione dell`uccisione di Onia contro ogni diritto.
37 Antioco fu profondamente rattristato, colpito da cordoglio
e mosso a lacrime per la saggezza e la grande prudenza del
defunto;
38 subito, acceso di sdegno, tolse la porpora ad Andronìco,
ne stracciò le vesti e lo trascinò attraverso tutta la città
fino al luogo stesso dove egli aveva sacrilegamente ucciso
Onia e là cancellò dal mondo l`assassino. Così il Signore
gli rese il meritato castigo.
39 Essendo poi avvenuti molti furti sacrileghi in città
da parte di Lisìmaco su istigazione di Menelao ed essendosene
sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribellò a Lisìmaco,
quando già molti arredi d`oro erano stati portati via.
40 La folla era eccitata e piena di furore e Lisìmaco, armati
circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza,
mettendo come comandante un certo Aurano già avanzato in
età e non meno in stoltezza.
41 Ma quelli, appena si accorsero dell`aggressione di Lisìmaco,
afferrarono chi pietre, chi grossi bastoni, altri raccolsero
a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro coloro
che stavano attorno a Lisìmaco.
42 A questo modo ne ferirono molti, alcuni ne stesero morti,
costrinsero tutti alla fuga, misero a morte lo stesso saccheggiatore
del tempio presso la camera del tesoro.
43 Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao.
44 "Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio
degli anziani difesero presso di lui il loro diritto.
45 Menelao, ormai sul punto di essere abbandonato, promise
una buona quantità di denaro a Tolomeo, figlio di Dorìmene,
perché traesse il re dalla sua parte.
46 Tolomeo invitò il re sotto un portico, come per prendere
il fresco, e gli fece mutar parere.
47 Così il re prosciolse dalle accuse Menelao, causa di
tutto il male, e a quegli infelici che, se avessero discusso
la causa anche presso gli Sciti, sarebbero stati prosciolti
come innocenti, decretò la pena di morte.
48 Così senza dilazione subirono l`ingiusta pena coloro
che avevano difeso la città, il popolo e gli arredi sacri.
49 Gli stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto,
provvidero generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura.
50 Menelao invece, per la cupidigia dei potenti, rimase
al potere, crescendo in malvagità e facendosi grande traditore
dei concittadini.
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5
1 Circa hoc autem tempus Anti ochus secundam profectionem
paravit in Aegyptum.
2 Contigit autem per universam civitatem fere per dies quadraginta
videri per aera equites discurrentes, auratas stolas habentes
et hastas, ad modum cohortium armatos, et gladiorum evaginationes
3 et turmas equorum per ordinem digestas et congressiones
fieri et decursus utrorumque et scutorum motus et contorum
multitudinem et telorum iactus et aureorum ornamentorum fulgores
omnisque generis loricationes.
4 Quapropter omnes rogabant pro bono factam esse ostensionem.
5 Sed cum falsus rumor exisset, tamquam vita excessisset Antiochus,
assumptis Iason non minus mille viris repente aggressus est
civitatem; illis autem, qui erant in muro, compulsis in fugam
et ad ultimum iam apprehensa civitate, Menelaus fugit in arcem.
6 Iason vero caedes civium suorum perpetrabat nulli parcens,
non intellegens prosperitatem adversum cognatos calamitatem
esse maximam, arbitrans autem hostium et non civium se trophaea
constituere.
7 Et principatum quidem non obtinuit, finem vero insidiarum
suarum confusionem adeptus, profugus iterum abiit in Ammanitidem.
8 Ad ultimum igitur malam reversionem sortitus est; conclusus
apud Aretam Arabum tyrannum, fugiens de civitate in civitatem,
expulsus ab omnibus, odiosus ut refuga legum et exsecrabilis
ut patriae et civium carnifex in Aegyptum extrusus est.
9 Et, qui multos de patria expulerat, peregre periit ad Lacedaemonios
pervectus, quasi pro cognatione habiturus protectionem;
10 et, qui insepultos multos abiecerat, ipse illamentatus
permansit nec exsequiis ullis neque patrio sepulcro participavit.
11 Cum autem nuntia ad regem pervenissent de his, quae gesta
erant, suspicatus est rex a societate defecturam Iudaeam;
et ob hoc profectus ex Aegypto efferatus animo, civitatem
quidem armis cepit
12 et iussit militibus interficere occursantes nemini parcendo
et eos, qui in domos ascenderent, trucidare.
13 Fiebant ergo iuvenum ac seniorum caedes, mulierum et natorum
exterminium virginumque et parvulorum neces.
14 Erant autem toto triduo octoginta milia perditi, quadraginta
quidem milia in ipso manuum conflictu; non minus autem quam
qui iugulati fuerant, venumdati sunt.
15 Non contentus autem his, ausus est intrare templum universae
terrae sanctissimum, ducem habens Menelaum, qui legum et patriae
fuit proditor,
16 et scelestis manibus sumens sancta vasa et, quae ab aliis
regibus et civitatibus erant posita ad augmentum et gloriam
loci et honorem, profanis manibus contrectans.
17 Ita extollebatur mente Antiochus non considerans quod propter
peccata habitantium civitatem modicum Dominus fuerat iratus;
propter quod accidit circa locum despectio.
18 Alioquin nisi contigisset eos multis peccatis esse involutos,
sicut Heliodorus, qui missus est a Seleuco rege ad inspectionem
aerarii, et ipse, mox ut accessisset, confestim flagellatus
repulsus fuisset ab audacia.
19 Verum non propter locum gentem, sed propter gentem locum
Dominus elegit.
20 Ideoque et ipse locus particeps factus populi malorum,
postea factus est socius beneficiorum; et, qui derelictus
in ira Omnipotentis est, iterum in magni Domini reconciliatione
cum omni gloria restitutus est.
21 Igitur Antiochus mille et octingentis ablatis de templo
talentis, velocius Antiochiam regressus est, existimans se
prae superbia terram ad navigandum, pelagus vero ad ambulandum
deducturum propter mentis elationem.
22 Reliquit autem et praepositos ad affligendam gentem: Hierosolymis
quidem Philippum, genere Phrygem, moribus barbariorem eo ipso,
a quo constitutus est;
23 in Garizim autem Andronicum; praeter autem hos Menelaum,
qui gravius quam ceteri imminebat civibus.
24 Misit autem Apollonium Mysarcham cum exercitu — viginti
vero et duo milia virorum — praecipiens omnes perfectae
aetatis interficere, mulieres autem ac iuniores vendere.
25 Qui cum venisset Hierosolymam et pacificum se simulasset,
quievit usque ad diem sanctum sabbati et, cum comprehenderet
feriatos Iudaeos, arma capere suis praecepit;
26 omnesque, qui ad spectaculum processerant, trucidavit et
civitatem cum armatis discurrens ingentem multitudinem peremit.
27 Iudas autem, qui et Maccabaeus, decimus factus secesserat
in eremum et ferarum more in montibus vitam cum suis agebat;
et feni cibo vescentes demorabantur, ne participes essent
coinquinationis. |
5
1 In questo periodo di tempo Antioco organizzò la seconda
spedizione in Egitto.
2 Sopra tutta la città per circa quaranta giorni apparivano
cavalieri che correvano per l`aria con vesti d`oro, armati
di lance roteanti e di spade sguainate,
3 e schiere di cavalieri disposti a battaglia e attacchi e
scontri vicendevoli e trambusto di scudi e selve di aste e
lanci di frecce e bagliori di bardature d`oro e corazze d`ogni
specie.
4 Per questo tutti pregarono che l`apparizione fosse di buon
augurio.
5 Essendosi diffusa la falsa notizia che Antioco era passato
all`altra vita, Giasone, prendendo con sé non meno di mille
uomini, sferrò un assalto alla città. Si accese la lotta sulle
mura e, quando la città era ormai presa, Menelao si rifugiò
nell`acròpoli.
6 Giasone fece strage dei propri concittadini senza pietà,
non comprendendo che un successo contro i propri connazionali
era il massimo insuccesso, e credendo di riportare trofei
sui nemici e non sulla propria gente.
7 Non riuscì però ad impadronirsi del potere e alla fine,
conscio della vergogna del tradimento, corse di nuovo a rifugiarsi
nell`Ammanìtide.
8 Da ultimo incontrò una pessima sorte. Imprigionato presso
Areta, re degli Arabi, fuggendo poi di città in città, perseguitato
da tutti e odiato come traditore delle leggi, riguardato con
orrore come carnefice della patria e dei concittadini, fu
spinto in Egitto;
9 colui che aveva mandato in esilio numerosi figli della sua
patria morì presso gli Spartani, fra i quali si era ridotto
quasi a cercare riparo in nome della comunanza di stirpe.
10 E ancora, colui che aveva lasciato insepolta una moltitudine
di gente, finì non pianto da alcuno, privo di esequie ed escluso
dal sepolcro dei suoi padri.
11 Quando il re venne a conoscenza di questi fatti, concluse
che la Giudea stava ribellandosi. Perciò tornando dall`Egitto,
furioso come una belva, prese la città con le armi
12 e diede ordine ai soldati di colpire senza risparmio quanti
capitavano e di uccidere quelli che si rifugiavano nelle case.
13 Vi fu massacro di giovani e di vecchi, sterminio di uomini,
di donne e di fanciulli, stragi di fanciulle e di bambini.
14 Ottantamila in quei tre giorni furono spacciati, quarantamila
nel corso della lotta e in numero non inferiore agli uccisi
furono quelli venduti schiavi.
15 Non sazio di questo, Antioco osò entrare nel tempio più
santo di tutta la terra, avendo a guida quel Menelao che si
era fatto traditore delle leggi e della patria,
16 e afferrò con empie mani gli arredi sacri; quanto dagli
altri re era stato deposto per l`abbellimento e lo splendore
del luogo e per segno d`onore, egli lo saccheggiò con le sue
mani sacrileghe.
17 Antioco si inorgoglì, non comprendendo che il Signore si
era sdegnato per breve tempo a causa dei peccati degli abitanti
della città e per questo quel luogo era stato abbandonato.
18 Se il popolo non si fosse trovato implicato in molti peccati,
come era avvenuto per Eliodòro, mandato dal re Seleuco a ispezionare
la camera del tesoro, anche costui al suo ingresso sarebbe
stato colpito da flagelli e sarebbe stato distolto dalla sua
audacia.
19 Ma il Signore aveva eletto non già il popolo a causa di
quel luogo, ma quel luogo a causa del popolo.
20 Perciò anche il luogo, dopo essere stato coinvolto nelle
sventure piombate sul popolo, da ultimo ne condivise i benefici;
esso, che per l`ira dell`Onnipotente aveva sperimentato l`abbandono,
per la riconciliazione del grande Sovrano fu ripristinato
in tutta la sua gloria.
21 Antioco dunque portando via dal tempio milleottocento talenti
d`argento, fece ritorno in fretta ad Antiochia, convinto nella
sua superbia di aver reso navigabile la terra e transitabile
il mare, per effetto del suo orgoglio.
22 Egli lasciò sovrintendenti per opprimere la nazione: in
Gerusalemme Filippo, frigio di stirpe, ma nei modi più barbaro
di chi l`aveva nominato;
23 sul Garizim Andronìco; oltre a loro Menelao, il quale più
degli altri era altezzoso con i concittadini, nutrendo una
ostilità dichiarata contro i Giudei.
24 Mandò poi il misarca Apollonio con un esercito di ventiduemila
uomini, e con l`ordine di uccidere quanti erano in età adulta
e di vendere le donne e i fanciulli.
25 Costui, giunto a Gerusalemme e fingendo intenzioni pacifiche,
si tenne quieto fino al giorno sacro del sabato. Allora sorpresi
i Giudei in riposo, comandò ai suoi una parata militare
26 e trucidò quanti uscivano per assistere alla festa; poi,
scorrendo con gli armati per la città, mise a morte un gran
numero di persone.
27 Ma Giuda, chiamato anche Maccabeo, che faceva parte di
un gruppo di dieci, si ritirò nel deserto, vivendo tra le
montagne alla maniera delle fiere insieme a quelli che erano
con lui; e vivevano cibandosi di alimenti erbacei, per non
contrarre contaminazione. |
6
1 Sed non post multum temporis misit rex senem quendam Athe
niensem, qui compelleret Iudaeos, ut se transferrent a patriis
legibus et Dei legibus ne uterentur;
2 contaminare etiam, quod in Hierosolymis erat, templum et
cognominare Iovis Olympii, et in Garizim, prout erant hi,
qui locum inhabitabant, Iovis Hospitalis.
3 Pessima autem et universis gravis erat malorum incursio.
4 Nam templum luxuria et comissationibus gentium erat plenum,
scortantium cum meretricibus et in sacratis porticibus mulieribus
adhaerentium, insuper et intro inferentium ea, quae non licebat;
5 altare etiam plenum erat illicitis, quae legibus prohibebantur.
6 Neque autem sabbata custodiebantur, neque dies sollemnes
patrii servabantur, nec simpliciter Iudaeum se esse quisquam
confitebatur.
7 Ducebantur autem cum amara necessitate per singulos menses
in die natalis regis ad sacrificium et, cum Liberi sacra celebrarentur,
cogebantur hedera coronati pompam Libero celebrare.
8 Decretum autem exiit in proximas Graecorum civitates, suggerente
Ptolemaeo, ut pari modo et ipsi adversus Iudaeos agerent,
ut sacrificarent;
9 eos autem, qui nollent transire ad instituta Graecorum,
interficerent; erat ergo videre instantem miseriam.
10 Duae enim mulieres delatae sunt natos suos circumcidisse;
quas infantibus ad ubera suspensis, cum publice per civitatem
circumduxissent, per muros praecipitaverunt.
11 Alii vero ad proximas coeuntes speluncas, ut latenter septimam
diem celebrarent, cum indicati essent Philippo, flammis succensi
sunt, eo quod verebantur propter religionem sibimet auxilium
ferre pro claritate sanctissimi diei.
12 Obsecro autem eos, qui hunc librum lecturi sunt, ne abhorrescant
propter adversos casus, sed reputent illas poenas non ad interitum,
sed ad correptionem esse generis nostri.
13 Etenim multo tempore non sinere eos, qui gerunt impie,
sed statim ultiones adhibere, magni beneficii est indicium.
14 Non enim, sicut et in aliis nationibus, Dominus patienter
ferens exspectat, ut eas, cum pervenerint in plenitudinem
peccatorum, puniat, ita et in nobis statuit esse,
15 ne, peccatis nostris in finem devolutis, demum in nos vindicet;
16 propter quod numquam quidem a nobis misericordiam suam
amovet, corripiens vero per aerumnas populum suum non derelinquit.
17 Sed haec nobis ad commonitionem dicta sint; paucis autem
veniendum est ad narrationem.
18 Eleazarus quidam, unus de primoribus scribarum, vir iam
aetate provectus et aspectu faciei decorus, aperto ore compellebatur
carnem porcinam manducare.
19 At ille magis cum illustri fama mortem quam cum exsecratione
vitam complectens, voluntarie praeibat ad supplicium,
20 exspuens autem, quemadmodum oportet accedere eos, qui sustinent
non admittere illa, quae non est fas gustare, propter nimium
vivendi amorem.
21 Hi autem, qui iniquo sacrificio praepositi erant, propter
antiquam cum viro amicitiam tollentes eum secreto rogabant,
ut afferret carnes, quibus uti ei liceret quaeque ab ipso
paratae essent, et fingeret se eas manducare, quas rex imperaverat
de sacrificii carnibus,
22 ut hoc facto a morte liberaretur et propter veterem cum
illis amicitiam consequeretur humanitatem.
23 At ille, consilio decoro inito ac digno aetate et senectutis
eminentia et acquisita nobilique canitie atque optima a puero
vitae disciplina, magis autem sancta et a Deo condita legislatione,
consequenter sententiam ostendit: cito, dicens, dimitterent
ad inferos.
24 “ Non enim aetati nostrae dignum est fingere, ut
multi adulescentium arbitrantes Eleazarum nonaginta annorum
transisse ad morem alienigenarum
25 et ipsi propter meam simulationem et propter modicum et
pusillum vitae tempus decipiantur propter me, et exsecrationem
atque maculam meae senectuti conquiram.
26 Nam etsi in praesenti tempore evasero eam, quae ex hominibus
est, poenam, manus tamen Omnipotentis nec vivus nec defunctus
effugiam.
27 Quam ob rem viriliter nunc vita excedendo, senectute quidem
dignus apparebo;
28 adulescentibus autem exemplum forte reliquero, ut prompto
animo ac fortiter pro sacris ac sanctis legibus honesta morte
perfungantur ”. Et cum haec dixisset, confestim ad supplicium
venit;
29 ipsis autem, qui eum ducebant, illam, quam paulo ante habuerant
erga eum benevolentiam, in iram convertentibus, propterea
quod sermones dicti, sicut ipsi arbitrabantur, essent amentia.
30 Cumque coepisset plagis mori, ingemiscens dixit: “
Domino, qui habet sanctam scientiam, manifestum est quia cum
a morte possem liberari, duros secundum corpus sustineo dolores
flagellatus, secundum animam vero propter ipsius timorem libenter
haec patior ”.
31 Et iste quidem hoc modo vita decessit, non solum iuvenibus,
sed et plurimis ex gente mortem suam ad exemplum fortitudinis
et memoriam virtutis relinquens. |
6
1 Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio ateniese
per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie leggi
e a non governarsi più secondo le leggi divine,
2 inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare
questo a Giove Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove
Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo.
3 Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male.
4 Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie
da parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed
entro i sacri portici si univano a donne e vi introducevano
le cose più sconvenienti.
5 L`altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle
leggi.
6 Non era più possibile né osservare
il sabato, né celebrare le feste tradizionali, né fare aperta
professione di giudaismo.
7 Si era trascinati con aspra violenza ogni mese nel giorno
natalizio del re ad assistere al sacrificio; quando ricorrevano
le feste dionisiache, si era costretti a sfilare coronati
di edera in onore di Dioniso.
8 Fu emanato poi un decreto diretto alle vicine città ellenistiche,
per iniziativa dei cittadini di Tolemàide, perché anch`esse
seguissero le stesse disposizioni contro i Giudei, li costringessero
a mangiare le carni dei sacrifici
9 e mettessero a morte quanti non accettavano di partecipare
alle usanze greche. Si poteva allora capire quale tribolazione
incombesse.
10 Furono denunziate, per esempio, due donne che avevano
circonciso i figli: appesero i loro bambini alle loro mammelle
e dopo averle condotte in giro pubblicamente per la città,
le precipitarono dalle mura.
11 Altri che si erano raccolti insieme nelle vicine caverne
per celebrare il sabato, denunciati a Filippo, vi furono
bruciati dentro, perché essi avevano riluttanza a difendersi
per il rispetto a quel giorno santissimo.
12 Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non
turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi
non vengono per la distruzione ma per la correzione del
nostro popolo.
13 E veramene il fatto che agli empi è data libertà per
poco tempo, e subito incappano nei castighi, è segno di
grande benevolenza.
14 Poiché il Signore non si propone di agire con noi come
fa con gli altri popoli, attendendo pazientemente il tempo
di punirli, quando siano giunti al colmo dei loro peccati;
15 e questo per non dovere alla fine punirci quando fossimo
giunti all`estremo delle nostre colpe.
16 Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma,
correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo.
17 Questo sia detto come verità da ricordare. Dopo questa
breve parentesi torniamo alla narrazione.
18 Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo
già avanti negli anni e molto dignitoso nell`aspetto della
persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare
carne suina.
19 Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa,
s`incamminò volontariamente al supplizio,
20 sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro
che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare
per brama di sopravvivere.
21 Quelli che erano incaricati dell`illecito banchetto sacrificale,
in nome della familiarità di antica data che avevano con
quest`uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere
la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso,
e fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate
imposta dal re,
22 perché, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte
e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell`antica
amicizia che aveva con loro.
23 Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della
sua età e del prestigio della vecchiaia a cui si aggiungeva
la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile tenuta
fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi
stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero
alla morte.
24 "Non è affatto degno della nostra età fingere, con il
pericolo che molti giovani, pensando che a novant`anni Eleàzaro
sia passato agli usi stranieri,
25 a loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi
e brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e
io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia.
26 Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini,
non potrei sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell`Onnipontente.
27 Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò
degno della mia età
28 e lascerò ai giovani nobile esempio, perché sappiano
affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante
e venerande leggi". Dette queste parole, si avviò prontamente
al supplizio.
29 Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza
di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere che
le parole da lui prima pronunziate fossero una pazzia.
30 Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti:
"Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che,
potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori
sotto i flagelli, ma nell`anima sopporto volentieri tutto
questo per il timore di lui".
31 In tal modo egli morì, lasciando non solo ai giovani
ma anche alla grande maggioranza del popolo, la sua morte
come esempio di generosità e ricordo di fortezza.
|
7
1 Contigit autem et septem fra tres una cum matre apprehen
sos compelli a rege attingere contra fas carnes porcinas,
flagris et nervis cruciatos.
2 Unus autem ex illis exstans prior locutor sic ait: “
Quid es quaesiturus, et quid vis discere a nobis? Parati sumus
mori magis quam patrias leges praevaricari ”.
3 Iratus itaque rex iussit sartagines et ollas succendi.
4 Quibus statim succensis, iussit ei, qui prior illorum fuerat
locutus, amputari linguam et, cute capitis abstracta, summas
quoque manus et pedes ei praescindi, ceteris eius fratribus
et matre inspicientibus.
5 Et cum iam per omnia inutilis factus esset, iussit eum igne
admoveri adhuc spirantem et torreri in sartagine. Cum autem
vapor sartaginis diu diffunderetur, ceteri una cum matre invicem
se hortabantur mori fortiter ita dicentes:
6 “ Dominus Deus aspicit et veritate in nobis consolatur,
quemadmodum per personam contestantis cantici declaravit Moyses:
“Et in servis suis consolabitur” ”.
7 Mortuo itaque illo primo hoc modo, sequentem deducebant
ad illudendum; et cute capitis eius cum capillis abstracta,
interrogabant, si manducaret prius quam toto corpore per membra
singula puniretur.
8 At ille respondens patria voce dixit: “ Non faciam
”. Propter quod et iste, sequenti loco, tormenta suscepit
sicut primus.
9 Et in ultimo spiritu constitutus, sic ait: “ Tu quidem,
scelestissime, de praesenti vita nos perdis; sed rex mundi
defunctos nos pro suis legibus in aeternam vitae resurrectionem
suscitabit”.
10 Post hunc tertius illudebatur; et linguam postulatus cito
protulit et manus constanter extendit
11 et fortiter ait: “ E caelo ista possideo et propter
illius leges haec ipsa despicio et ab ipso rursus me ea recepturum
spero ”,
12 ita ut rex et, qui cum ipso erant, mirarentur adulescentis
animum, quomodo pro nihilo duceret cruciatus.
13 Et hoc ita defuncto, quartum vexabant similiter torquentes;
14 et, cum iam esset ad mortem, sic ait: “ Potius est
ab hominibus morti datos spem exspectare a Deo, iterum ab
ipso resuscitandos; tibi enim resurrectio ad vitam non erit
”.
15 Et deinceps quintum, cum admovissent, vexabant;
16 at ille respiciens in eum dixit: “ Potestatem inter
homines habens, cum sis corruptibilis, facis, quod vis; noli
autem putare genus nostrum a Deo esse derelictum;
17 tu autem patienter sustine et videbis maiestatem virtutis
ipsius, qualiter te et semen tuum torquebit ”.
18 Post hunc ducebant sextum, et is mori incipiens ait: “
Noli frustra errare; nos enim propter nosmetipsos haec patimur
peccantes in Deum nostrum, et digna admiratione facta sunt
in nobis:
19 tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod contra
Deum pugnare tentaveris ”.
20 Supra modum autem mater mirabilis et bona memoria digna,
quae pereuntes septem filios sub unius diei tempore conspiciens
bono animo ferebat propter spem, quam in Dominum habebat.
21 Singulos illorum hortabatur voce patria, forti repleta
sensu et femineam cogitationem masculino excitans animo, dicens
ad eos:
22 “ Nescio qualiter in utero meo apparuistis neque
ego spiritum et vitam donavi vobis et singulorum vestrorum
compagem non sum ego modulata;
23 sed enim mundi creator, qui formavit hominis nativitatem
quique omnium invenit originem, et spiritum et vitam vobis
iterum cum misericordia reddet, sicut nunc vosmetipsos despicitis
propter leges eius ”.
24 Antiochus autem contemni se arbitratus, simul et exprobrantem
dedignans vocem, cum adhuc adulescentior superesset, non solum
verbis hortabatur, sed et cum iuramento affirmabat se divitem
simul et beatum facturum, translatum a patriis legibus, et
amicum habiturum et officia ei crediturum.
25 Sed ad haec cum adulescens nequaquam intenderet, vocavit
rex matrem et suadebat ei, ut adulescenti fieret suasor in
salutem.
26 Cum autem multis eam verbis esset hortatus, promisit suasuram
se filio.
27 Itaque inclinata ad illum, irridens crudelem tyrannum sic
ait patria voce: “ Fili, miserere mei, quae te in utero
novem mensibus portavi et lac triennio dedi et alui et in
aetatem istam perduxi et nutricem me tibi exhibui.
28 Peto, nate, ut aspicias ad caelum et terram et quae in
ipsis sunt, universa videns intellegas quia non ex his, quae
erant, fecit illa Deus; et hominum genus ita fit.
29 Ne timeas carnificem istum, sed dignus fratribus tuis effectus
suscipe mortem, ut in illa miseratione cum fratribus tuis
te recipiam ”.
30 Cum haec illa adhuc diceret, ait adulescens: “ Quem
sustinetis? Non oboedio praecepto regis, sed obtempero praecepto
legis, quae data est patribus nostris per Moysen.
31 Tu vero, qui inventor omnis malitiae factus es in Hebraeos,
non effugies manus Dei.
32 Nos enim pro peccatis nostris haec patimur;
33 et si nobis propter increpationem et correptionem ille
vivens Dominus noster modicum iratus est, sed iterum reconciliabitur
servis suis.
34 Tu autem, o sceleste et omnium hominum flagitiosissime,
noli frustra extolli elatus vanis spebus, in filios caeli
levata manu;
35 nondum enim omnipotentis atque intuitoris Dei iudicium
effugisti.
36 Nam fratres nostri, modico nunc dolore sustentato, sub
Dei testamentum aeternae vitae reciderunt; tu vero iudicio
Dei iustas superbiae tuae poenas exsolves.
37 Ego autem, sicut et fratres mei, et corpus et animam trado
pro patriis legibus, invocans Deum maturius genti nostrae
propitium fieri, teque cum tormentis et verberibus confiteri
quod ipse est Deus solus;
38 in me vero et in fratribus meis restitit Omnipotentis ira,
quae super omne genus nostrum iuste superducta est ”.
39 Tunc rex accensus ira in hunc super omnes crudelius desaevit,
indigne ferens se derisum.
40 Et hic itaque mundus obiit per omnia in Domino confidens.
41 Novissima autem post filios et mater consumpta est.
42 Igitur de sacrificiis et de nimiis crudelitatibus satis
sit dictum. |
7
Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme
alla loro madre; il re cercò di costringerli, a forza di
flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite.
2 Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: "Che
cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a
morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi".
3 Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle
e caldaie.
4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare
la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello
che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri
fratelli e della madre.
5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò
di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora
vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all`intorno
della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la
loro madre a morire da forti, esclamando:
6 "Il Signore Dio ci vede dall`alto e in tutta verità ci
dá conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della
protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi".
7 Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno
il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli,
gli domandavano: "Sei disposto a mangiare, prima che il
tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?".
8 Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: "No".
Perciò anch`egli si ebbe gli stessi tormenti del primo.
9 Giunto all`ultimo respiro, disse: "Tu, o scellerato, ci
elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che
saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova
ed eterna".
10 Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta
mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le
mani
11 e disse dignitosamente: "Da Dio ho queste membra e, per
le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle
di nuovo";
12 così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti
dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun
conto le torture.
13 Fatto morire anche questo, si
misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.
14 Ridotto in fin di vita, egli diceva: "E` bello morire
a causa degli uomini, per attendere da Dio l`adempimento
delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma
per te la risurrezione non sarà per la vita".
15 Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato.
16 Ma egli, guardando il re, diceva: "Tu hai potere sugli
uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere
che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio.
17 Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua
forza, come strazierà te e la tua discendenza".
18 Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire,
egli disse: "Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste
cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il
nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia.
19 Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato
di combattere contro Dio".
20 Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa
memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol giorno,
sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore.
21 Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena
di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile
con un coraggio virile, diceva loro:
22 "Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho
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