Sutor, ne supra crepidam...!
Ab absurdo:
Dall'assurdo.
L'espressione, usata dai filosofi scolastici, indica un procedimento
logico con cui si dimostra la verità di una affermazione
provando l'assurdità dell'affermazione contraria. Molto amata
da Euclide, da cui i filosofi scolastici la mutuarono, la "dimostrazione
per assurdo" altro non è che uno schema logico
con il quale anziché dimostrare una tesi, si dimostra che
il contrario negherebbe la prima ipotesi fatta. Risulta usata specialmente
in geometria, dove si fanno spesso dimostrazioni "ab absurdo"
provando le conseguenze false che derivano da ipotesi o premesse
erronee.
Ab aeterno:
Da tutta l'eternità, da tempo immemorabile (Antico Testamento,
Proverbi 8, 23).
Libro essenzialmente didattico quello dei "Proverbi" è
stato scritto con l'intento di offrire ammaestramenti di vita pratica.
Il passo da cui è stata derivata l'espressione è un
inno ed un elogio della Sapienza connaturata all'essenza del Dio
creatore e come Lui eterna:"ab aeterno ordita sum et ex
antiquis antequam terra fieret" (= da sempre sono stata
costituita e dai tempi antichi ancor prima che la terra fosse).
L'espressione si trova frequentemente italianizzata nella forma:
"Ab eterno".
Ab assuetis non fit passio:
Le cose comuni (abituali) non fanno impressione.
Così dicevano gli antichi; quando ci si abitua a qualche
cosa, cessa l'entusiasmo, ed è solo l’imprevisto che
suscita la meraviglia. Esperienza insegna che passate le prime emozioni,
l'entusiasmo diminuisce; il piacere che dura troppo a lungo, genera
indifferenza e noia. Si tratta di un principio filosofico d’uso
piuttosto frequente, che ha riscontro nella sentenza di Aristotele:
"Quod consuetum est, velut innatum est" (=ciò
che è consueto è come istintivo).
Ab imis (fundamentis):
Dalle più profonde fondamenta (Vitruvio Pollione De architectura
libro III 1,2 - Francis Bacon "Instauratio magna").
"Instauratio ab imis fundamentis" Con questa
espressione latina, Francesco Bacone, spiega come sia indispensabile
una riconversione generale di tutta la conoscenza umana... come
unico mezzo per scoprire le nascoste possibilità della natura.
"Thus an "instauratio ab imis fundamentis" of
all human knowledge is necessary ... as a means of discovering the
hidden possibilities of nature". Nell'uso quotidiano acquista
il significato di rinnovamento generale usato in frasi come: riformare
un Istituto, rinnovare un’amministrazione "ab imis".
Ab imo pectore:
Dal profondo del cuore (Virgilio Eneide VI v. 55).
"Funditque preces rex pectore ab imo" (=E il
re (Enea) dal profondo del cuore lasciò sgorgare le preghiere).
Sono le parole che il poeta usa per esprimere l'accorato atteggiamento
dell'eroe troiano nell'atto di rivolgere la sua invocazione al dio
Apollo al quale chiederà di poter cominciare una nuova vita
nella nuova patria. L'espressione si trova sovente in Virgilio,
ad indicare il profondo dolore che sembra far sgorgare le lacrime,
i gemiti e le parole dal più profondo del cuore. E' facile
trovare anche la sola espressione: "imo pectore".
Ab intestato:
Senza testamento (Brocardo).
Espressione giuridica utilizzata per indicare una eredità
in assenza di testamento ed è quindi compito della legge
intervenire intervenire per indicare come gli stessi devono essere
distribuiti.
Ab Iove principium generis:
Discendenti dal dio Giove (Virgilio Eneide libro VII v. 219).
Per quanto simile a quello che segue questo detto, è messo
sulla bocca di Ilioneo capo degli ambasciatori Troiani, ad indicare
la discendenza divina della stirpe troiana; Dardano infatti, secondo
la mitologia, era figlio di Giove e di Elettra. Raramente usato
come motto di casata ; si corre il rischio di essere considerati
non poco megalomani ma, sempre per restare in tema..., "de
gustibus..."!
Ab Iove principium (Musae, Iovis omnia plena...):
Cominciamo da Giove ( o Muse, di Giove ogni cosa è piena).
(Virgilio, Egloghe. III, v. 60).
Con queste parole il pastore Dameta inizia la sfida musicale con
l'amico Menalca. Vedi anche:"Amant alterna camenae".
Si usa normalmente simile espressione sia ad indicare che
per dare un spiegazione logica alla vita bisogna incominciare dall'origine
di ogni cosa e cioè da Dio, sia che le cose di maggior importanza
devono avere la precedenza su quelle secondarie.
Ab ovo: Dall'uovo, dalle origini (Orazio
Ars poetica, 147).
Il poeta invita a non voler prendere le cose troppo alla lontana,
ed esemplifica il concetto spiegando che dovendo parlare della guerra
di Troia sarebbe inutile iniziare il racconto da Leda che, amata
da Giove trasformatosi in cigno, partorì 2 uova da cui nacquero
i Dioscuri , Clitennestra ed Elena causa quest'ultima della guerra
di Troia: "Nec gemino bellum Troianum orditur ab ovo "
(=Nè che la guerra di Troia ha avuto inizio dall'uovo gemello).
Altrove (Satire, 1, 3) il Poeta usa anche l'espressione:
Ab ovo usque ad mala (=Dall’uovo fino alle mele),
in pratica: dall’antipasto alla frutta, ossia dal principio
alla fine alludendo all'usanza romana di iniziare i pranzi con le
uova e le immancabili olive ascolane per terminare con le mele.
Nel linguaggio comune si suole citare quando qualcuno incomincia
a raccontare una storia molto alla lontana, risalendo ... ad Adamo
ed Eva.
Absentem laedit, cum ebrio qui litigat:
Offende una persona assente chi litiga con un ubriaco (Publilio
Sirio Sententiae 12).
Ricordo un compaesano che sedendosi a tavola nei giorni di festa
esclamava: "salutiamoci ora perchè alla fine non riconoscerò
nessuno". Quasi astemio, era solo un simpatico modo di dire,
ben conscio che le eccessive libagioni portano l'individuo ad una
perdita progressiva, direttamente proporzionale ai bicchieri scolati,
del dominio sulla parola e sulla capacità di intendere e
volere. Come non ricordare la famosa "spranghetta" di
Renzo al capitolo XV de "I Promessi Sposi", tanto ubriaco
da far "litigare le dita co' bottoni de' panni che non
s'era ancora potuto levare?.
Absit invidia verbo:
Possano le mie parole non essere fraintese. (Tito Livio, Ab Urbe
Condita Liber IX cap.19).
Della frase di Tito Livio "Absit invidia verbo et civilia
bella sileant" Possano le mie parole non essere fraintese
e tacciano le guerre civili, è stata presa solamente la prima
parte e modificata nella versione più conosciuta e usata:
"absit iniuria verbo" o "absit iniuria
verbis" mantenendo comunque lo stesso significato di scusa
quando si teme che le nostre parole o i nostri scritti , possano
in qualche modo offendere chi ci ascolta o ci legge.
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