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Ultima modifica: 06.02.2007
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dam-de la dele-de pro der-de v dic-dixi doc-dux
Sutor, ne supra crepidam...!

Delenda Carthago:
Cartagine deve essere distrutta (Floro, Storia romana, lI, 13).

Era il ritornello consueto di Catone che sempre terminava i suoi discorsi, su qualunque argomento li tenesse con la frase: "Ceterum censeo Carthaginem esse delendam" (=Quanto al resto , penso che Cartagine debba essere distrutta), ritenendo che i nemici, o bisogna renderseli amici, o bisogna schiacciarli se le forze lo consentono e, nel caso di Cartagine come già era avvenuto per la civiltà etrusca, questa seconda era l’unica soluzione. La frase si usa per esprimere l’idea fissa di qualcuno che torna insistentemente sul medesimo argomento.

Deliberando saepe perit occasio:

Stando a pensare, spesso perdi un’occasione (Publilio Sirio Sententiae 140).

La capacità di prendere decisioni rapide dicono sia una delle prerogative dei più grandi condottieri da Alessandro Magno ad Annibale, da Cesare a Napoleone. Un tentennamento può decidere una battaglia o addirittura il corso della storia. Ricordiamo l'indecisione di Annibale dopo la battaglia di Canne che fece esclamare a Maarbale "Vincere scis Hannibal, victoria uti nescis". Se avesse marciato su Roma, ormai indifesa, non ci sono dubbi che la nostra storia sarebbe stata scritta in modo ben diverso. Esiste un detto milanese che cerco di rendere in italiano: Meglio un "vado" che cento "andrò"!

De minimis non curat praetor
:
Il pretore non si occupa di cose di ordinaria amministrazione
.
La carica di pretore istituita attorno all'anno 366 a.C. ed alla quale erano ammessi solamente i patrizi comportava, per chi la ricopriva, notevoli responsabilità che andavano dall'amministrazione della giustizia alla responsabilità di governo quando i consoli erano assenti da Roma. Il "Praetor urbanus" successivamente venne affiancato da un collega chiamato "Praetor peregrinus". Normalmente si usa il detto per spiegare all'interlocutore che chi ricopre alte cariche non può occuparsi anche delle inezie. Non stona neppure quando lo si usa per colpire la negligenza di qualche superiore che, oltre le cose piccole, non cura nemmeno le grandi.

Deminutio capitis
:
Diminuzione di diritti
.
Si usa questa espressione per indicare il cambiamento, in peggio, delle condizioni di una persona, o una riduzione di potere sia sul posto di lavoro che in politica. Per gli antichi romani significava la perdita di certi diritti civili. Esistevano tre diversi gradi di "Deminutio capitis", che rispettivamente comportavano la schiavitù o la condanna a morte "maxima", la perdita della cittadinanza romana "media" o la perdita dell'adozione "minima".

Demissa voce locuta est
:
Parlò a voce bassa (Virgilio Eneide libro III v 320 ).
Assistiamo al racconto del dramma di Andromaca moglie di Ettore. Dopo aver visto il marito ucciso da Achille, aver assistito alla distruzione di Troia ed all'uccisione del figlio Astianatte scagliato dalle mura di Troia da Pirro, dello stesso figlio di Achille è costretta a diventar moglie. Ora in terra straniera, dopo tante sventure, rimpiange la sorte della cognata Polissena che, pur uccisa dallo stesso Pirro sulla tomba del padre Achille, non aveva sopportato come lei condizioni così umilianti.

Dente lupus, cornu taurus petit
:
Il lupo assale con i denti, il toro con le corna.
(Orazio, Satire, Il, 1, 52).
Scrive il poeta che ciascuno si difende con i propri mezzi, usando le capacità e le armi fornitegli da natura. Infatti se il lupo e il toro usano rispettivamente i denti e le corna, Sceva lo scialaquatore non si macchierà le mani del sangue della madre troppo longeva, ma la ucciderà con la cicuta avvelenandole il miele.

Dente superbo
:
Con dente sdegnoso. (Orazio, Satire, libro II sat.6 , v. 87
).
E' la descrizione dell'atteggiamento tenuto dal topo di città alla mensa frugale del topo di campagna. Quest'ultimo che in onore dell'ospite aveva dato fondo a tutte le sue riserve alimentari: ceci, avena, acini di uva passa, pezzetti di lardo mangiucchiati nel tentativo di vincere con l'abbondanza e la varietà delle portate l'atteggiamento sdegnoso dell'amico si sente chiedere: "quid te iuvat amice, praerupti nemoris patientem vivere dorso?" (=Che ci trovi a vivere in miseria su questo dirupo tra i boschi?). Continua a: "carpe viam, mihi crede,comes!".

Deo gratias!
:
Sia ringraziato Dio.

Espressione liturgica divenuta comune nel linguaggio familiare per esprimere la soddisfazione d’un buon successo, della partenza di un rompiscatole, della fine d’una conferenza noiosa …

Deo ignoto
:
Al dio sconosciuto (Atti degli Apostoli,XVI I, 22).

Iscrizione letta da S. Paolo su un tempio di Atene, durante il suo ministero apostolico. Ne prese lo spunto per far conoscere il Dio dei Cristiani.
La frase s’usa talora per indicare che un libro, un’opera. un monumento, non si sa a chi siano dedicati.

De omni re scibili et quibusdam aliis:

Di tutto lo scibile e di tanto altro ancora.
Era il motto di Pico della Mirandola che per capacità mnemonica e cultura riteneva essere il migliore tra gli uomini del suo tempo. Si usa per designare in modo ironico quanti si ritengono ..."tuttologi".

De plano
:
Facilmente, senza alcuna formalità.

Locuzione del linguaggio giuridico. Alcuni esempi possono chiarire il concetto : Il tribunale può provvedere "de plano" e senza garanzia... ...Penso sia sfuggito a coloro che sono intervenuti, che la richiesta non va accolta "de plano" e che non è possibile ottenere "sic et simpliciter" ...la previsione del procedimento "de plano" troverebbe ragione nel fatto che... ...Come si evince "de plano" dalle censure appena esposte.

De profundis
:
Dal profondo (dell'abisso) (Liturgia, Salmo 129).

È l’ inizio del noto salmo che si recita o si canta nella liturgia dei defunti. Si usa parlando di persona che si crede spacciata: gli si può cantare il "De profundis".
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