Sutor, ne supra crepidam...!
Dictum factum:
Cosa detta, cosa fatta (Terenzio Il punitore di se stesso
atto V v. 940).
L'espressione è passata senza alcuna modifica di significato
nella lingua italiana. Ha un ampio impiego in tutte le occasioni
e necessità: ti serve una informazione? apri internet e ...
dictum, factum.
Diem perdidi!:
Ho perso la giornata. (Svetonio, Vita Divi Titi, 8 - Eutropio
Breviario libro VII , 21)
Parole attribuite all'imperatore Tito, addolorato per avere trascorso
una giornata senza essere riuscito a compiere alcuna buona azione.
Dies irae:Il giorno dell'ira.(Liturgia, Sequenza
dei morti).
Sono le due prime parole della nota Sequenza che la Chiesa Cattolica
recita o canta sulle spoglie dei suoi fedeli defunti e nel giorno
dei Morti: Sequenza che fa un vivissimo quadro della fine del mondo
e del Giudizio Universale.
Difficile est longum subito deponere amorem:
È difficile mettere fine di colpo ad un lungo amore (Catullo Carmina
n° 76).
L'aggettivo "lungo" tenderebbe ad escludere i primi innamoramenti
e le prime cotterelle: sembrano eterni ma non lo diventano fino
a che non si trova l'anima gemella e poi, anche qui, ci sarebbe
da fare qualche distinguo! A proposito di coppie innamorate ricordiamo
Filemone e Bauci, che non volendo sopravvivere l'uno all'altro chiesero
a Giove di poter morire entrambi nello stesso momento perchè neppure
la morte potesse mettere fine al loro amore e nessuno dei due avesse
a soffrire per la mancanza dell'altro, e altrettanto saldo era il
sentimento di Orfeo nei confronti della sposa Euridice se, come
narra la mitologia, scese nell'Ade per riportarla sulla terra.
Difficiles nugae:
Cretinate difficili. (Marziale, Epigrammi, Il, 86).
Il Poeta parla delle persone che pur mancando di capacità
comica cercano, peggiorando spesso la situazione, di rendersi ben
accette con atteggiamenti spiritosi. In questi giorni che precedono
le elezioni assistiamo, da destra e da sinistra, ad esempi cretini
di "vis comica" dove si arriva a gabellare le
offese più incredibili come battutine... ironiche!
Difficilius ab honestate quam sol a cursu suo averti potest:
E' più difficile allontanarlo dall'onestà, che far
recedere il sole dal suo cammino.(Eutropio, Breviario, Il, 14).
Elogio che Eutropio mette sulla bocca di Pirro all’indirizzo
di Caio Fabrizio Luscinio, il generale romano che non riuscì
nè a vincere nè a corrompere. Di questo personaggio,
esempio di onestà , di disprezzo delle ricchezze e di incredibile
parsimonia, ne tesse altresì l'elogio Dante (Purgatorio canto
XX vv 25-27): "Seguentemente intesi:"O buon Fabrizio,
con povertà volesti anzi virtude che gran ricchezza posseder
con vizio".
Digitus Dei est hic:
Qui vi è il dito di Dio. (Esodo, VIII, 19).
Espressione pronunciata dai maghi del Faraone quando le piaga delle
zanzare colpì la terra d'Egitto. Tentarono di imitare con
i loro incantesimi il gesto di Aronne che percuotendo la terra aveva
trasformato la sabbia in zanzare, ma non riuscendovi riconobbero
l'esistenza di un potere divino superiore alla loro magia. Si usa
normalmente quando ci si trova di fronte ad avvenimenti che la ragione
o la scienza non riescono a spiegare.
Dii pedes lanatos habent:
Gli dei hanno i piedi fasciati di lana (Petronio Satyricon 44).
Equivale al nostro proverbio:"Dio non paga il sabato".
Il castigo può essere procrastinato ma quando meno
lo si aspetta ci colpirà.
Diligite iustitiam qui iudicatis terram:
Amate la giustizia, voi che siete giudici in terra. (Sap.,
I, 1).
Sono le parole con cui inizia il libro della Sapienza, attribuito
al re Salomone: monito divino ai reggitori dei popoli.
Di meliora piis:
Che gli dei concedano (tempi) migliori agli uomini pii. (Virgilio,
Georg.. III, 513).
Virgilio fa questa invocazione dopo la descrizione delle miserie
prodotte dalla peste.
Nell’uso corrente lo si indirizza alle persone colpite da
qualche lutto, o provate dalla sventura, per augurare loro tempi
migliori.
Dimidiatus Menander:
Un Menandro a metà.
Sintetica espressione usata da Giulio Cesare per definire l'arte
del commediografo Terenzio. Il Menandro chiamato in causa era considerato
a quei tempi il miglior commediografo greco e a lui si ispiravano
traducendone le opere ed adattandole agli avvenimenti di casa loro
i primi commediografi romani a partire da Livio Andronico a Nevio
, da Quinto Ennio a Plauto. Afro Publio Terenzio schiavo di origine
cartaginese, affrancato in considerazione delle sue capacità di
scrittore, è forse quello che più come stile si avvicina allo stile
di Menandro, ma mentre Cicerone ne parla come di uno dei maggior
poeti della Repubblica, Cesare, che come scrittore non era secondo
a nessuno, ne riconosceva il perfetto stile letterario, ma non ne
apprezzava la capacità di scenografo: da qui la definizione.
Dimidium facti, qui coepit, habet:
Chi comincia è a metà dell'opera (Orazio, Epist.,
I, 2, 40).
Per gli antichi in generale e per i Romani in particolare, abituati
a pianificare nei minimi dettagli ogni operazione militare, ogni
opera pubblica o privata, non era necessario aggiungere anche l'avverbio
"bene" come noi invece, più portati al
pressapochismo, abbiamo fatto rendendo la frase in italiano:"Chi
ben comincia, è a metà dell’opera".
Spesso in Italia si comincia un'opera, si intascano i soldi e ci
si da alla latitanza senza preoccuparsi, il più delle volte
di terminarla!
Dis aliter visum:
Gli dei hanno giudicato diversamente. (Virgilio,
Eneide, Il, 428).
Il commento di Virgilio è diretto al troiano Riféo
considerato giovane giusto ed estremamente rispettoso degli dei,
ma nonostante questo gli stessi non impedirono che venisse ucciso.
L'uso che si fa della espressione latina è comunque simile
a quello del proverbio italiano:"L'uomo propone e Dio dispone".
Discite iustitiam moniti, et non temnere divos:
Imparate a vivere rettamente e a non disprezzare gli dei.
(Virgilio, Eneide, VI. 620).
Flegias, secondo la mitologia, avendo saccheggiato il tempio di
Delfo, fu da Apollo precipitato nel Tartaro e condannato a gridare
senza tregua questo ammonimento.
Divide et impera:
Dividi e comanda.
Fu la logica perseguita dal senato romano: il modo migliore per
evitare che popoli sottomessi si coalizzassero e si ribellassero
all'invasore era fare in modo che rivaleggiassero tra di loro concedendo
a chi un privilegio e a chi un altro. La paura di perdere queste
agevolazioni li spingeva a combattere l'un contro l'altro e non
contro l'oppressore comune.
Diviserunt sibi vestimenta mea:
Si sono divise le mie vesti. (Salmo XXI, 19).
Allusione alle vesti del Redentore che, alla sua morte, furono sorteggiate
fra i soldati sotto la croce. La frase si adopera, nell’uso
comune, per indicare spogliazioni o ruberie di cui alcuno è
stato vittima, quasi per dire: "M’hanno rubato anche
la camicia"!
Divitiae meae sunt, tu autem divitiarum es:
Le mie ricchezze sono mie, tu invece sei loro chiavo (Seneca De
vita beata 22).
Seneca riprende un analogo concetto espresso da Orazio in
una lettera all'amico Aristio Fusco (Epistolae I, 10 v.47-48). Elogiando
la vita della campagna contrapposta a quella della città,
che l'amico preferisce, scrive: "Imperat aut servit collecta
pecunia cuique, tortum digna sequi potius quam ducere funem"
(=Il troppo denaro è servo e padrone: dovrebbe seguire
le redini, non impugnarlei). Fuor di metafora
Orazio spiega che il saggio domina il denaro
solamente se ne fa buon uso diversamente si lascia dominare da quello
poi, prendendo a prestito l'immagine dell'animale legato ad una
fune e condotto a mano dal contadino, spiega che se l'animale è
docile e mansueto si lascia tirare sottomesso ma in caso contrario
è quest'ultimo che tira fune e contadino.
Dixi!: Ho detto
Motto con il quale si fanno terminare discorsi, ragionamenti, ecc
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