Sutor, ne supra crepidam...!
Doctum doces:
Insegni a uno che già sa (Maccio Tito Plauto Poenulus
scena 4.2 vers.800).
"Stai perdendo il tuo tempo dice il servo Sincerasto a Milfione",
"perchè mai?" chiede quest'ultimo, Perchè"
doctum doces" risponde il servo. Verrebbe da pensare
ad un detto italiano che suona così: Chi sa fa e chi non
sa...insegna!
Dolus an virtus quis in hoste requirat?:
Astuzia o coraggio, che importanza ha contro il nemico? (Virgilio,
Eneide, lib.II, ).
E' la frase che Corebo, giovane guerriero innamorato di Cassandra,
pronuncia la notte in cui Troia viene espugnata: avendo ucciso con
facilità una pattuglia di soldati greci che nell'oscurità
li hanno scambiati per commilitoni, esorta i compagni a fingersi
soldati greci indossando le loro armature per meglio combatterli.
D.O.M. :
A Dio Ottimo Massimo
Quante volte ci sarà capitato di leggere sul frontone
di una chiesa queste tre lettere. Altro non sono che l'acronimo
di "Deo Optimo Maximo"
Donec corrigatur:
Fino a quando non sarà corretto.
Espressione di condanna temporanea che compariva sui frontespizi
dei libri ritenuti non conformi alla ortodossia teologica e
morale della Chiesa cattolica dalla "Sacra Congregazione
dell'indice". L'"indice" di questi libri
proibiti venne abolito con il Concilio Vaticano II.
Donec eris felix, multos numerabis amicos, tempora si fuerint nubila,
solus eris:
Finchè sarai felice avrai molti amici,ma se il tempo ti si
oscurerà rimarrai solo. (Ovidio, Tristia, I, 1,
vers. 39-40).
Questo frase si cita nei casi di improvvise disgrazie, ma soprattutto
nelle frequenti delusioni prodotte dall' amicizia. E' comprensibile
come Ovidio, condannato dall'imperatore Tiberio a Tomi sul Mar Nero
dove morirà senza rivedere Roma, soffra vedendosi, ora caduto
in disgrazia, abbandonato da tutti.
Do ut des:
Io do affinchè tu dia.
Il vero dono consiste nel consegnare un bene nelle mani di
qualcuno senza attendersi in cambio alcunchè, il dare per
essere ricambiati denota una certa dose di egoismo.
Ducere dona iube!:
Ordina di portare i premi (Virgilio Eneide Libro V v.385).
E' la richiesta che il pugile Darete, sperando in una vittoria a
tavolino come si dirà tanti secoli dopo, fa ad Enea. Siamo
in Sicilia, e si stanno svolgendo i giochi funebri in onore di Anchise.
Nessuno dei presenti osa sfidare Darete nella gara di pugilato ed
egli, stanco di aspettare, si rivolge ad Enea pretendendo il premio
anche senza aver combattuto. Per conoscere il seguito andare a:
"Procumbit humi bos".
Ducunt volentem fata, nolentem trahunt:
Il fato accompagna chi acconsente, trascina chi resiste. (Seneca,
Epistulae Morales Ad Lucilium - Libro XVII-XVIII ,CVII, 11).
In altre parole il destino è irrevocabile e non può
mutarsi. E' una visione della vita comune agli scrittori pagani.
Dulce et decorum est pro patria mori:
E' bello e dolce morire per la patria. (Orazio, Odi, III,
2, 13).
Con questo celebre verso Orazio stimola i giovani Romani ad imitare
le virtù e l’eroismo guerriero dei loro antenati.
Dulces moriens reminiscitur Argos:
Morendo ricorda la dolce Argo (Virgilio, Eneide, lib. X).
La frase ricorda la morte dello sfortunato Antore che partito da
Argo s'era unito ad Evandro, fermandosi in Italia. Abbattuto da
un colpo di lancia destinato ad Enea in punto di morte ripensa alla
sua dolce patria che non rivedrà mai più.
Dulcia linquimus arva:
Noi abbandoniamo gli amati campi. (Virgilio, Egloghe. I, 3).
Nostalgico rimpianto alla vita salubre dei campi, che il Poeta mette
in bocca a Melibeo, il quale, esule dopo la battaglia di Filippi,
rievoca appassionatamente i suoi fertili poderi.
Dum fata sinunt iungamus amores:
Finché la sorte ce lo consente uniamo i nostri
amori (Tibullo Elegie Libro I-1-69).
Il pensiero della vecchiaia e della morte, che trova nell'amore
un unico rifugio, è comune ad altri poeti, troviamo infatti
tra i contemporanei (Properzio Elegie Libro
II -XV- 23) "oculos satiamus amore" (=riempiamoci di amore
gli occhi) e (Catullo Carmina, Carme 64, v.372) "coniungite
amores" (=amatevi).
Dum nihil habemus maius, calamo ludimus:
Quando non dobbiamo fare cose di maggior importanza, giochiamo con
la penna. (Fedro).
Gli argomenti di poca importanza di cui parla l’autore citato,
sono appunto le favole che corrono sotto il suo nome; cosa giocosa
e leggera a prima vista, ma sature di alti e reconditi significati
e d’una moralità che si può dire comune a tutti
i tempi ed a tutti i luoghi.
Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur:
Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. (Tito
Livio, Storie, XXI, 7).
Si suoi citare la prima parte nei confronti di quelli che perdono
giornate intere in consultazioni senza prendere una determinazione.
Dum sumus in corpore peregrinamur:
Finchè rimaniamo nel corpo siamo come dei pellegrini
(san Paolo 2Cor 5,6).
Bellisssimo esempio di doppia interpretazione di frase latina. Avulsa
dal contesto potrebbe essere un bellissimo slogan pubblicitario
per una azienda di... turismo ma ben diverso era il significato
voluto da Paolo di Tarso. "...audentes igitur semper et
scientes quoniam dum sumus in corpore peregrinamur a Domino..."
(=...facendoci pertanto coraggio e sapendo che finchè
rimaniamo prigionieri del nostro corpo camminiamo lontani dal Signore...).
La citazione è presa infatti dalla seconda lettera ai Corinzi,
scritta da san Paolo attorno all'anno 57 mentre si trovava in Macedonia,
trovandosi nella necessità di difendere, nei confronti di
quella comunità, il proprio ministero dalle accuse di incostanza
e orgoglio che gli venivano mosse da alcuni cristiani convertiti
dal giudaismo.
Dum vitant stulti vitia in contraria currunt:
Gli stolti, per evitare i vizi, cadono nell'errore contrario.
(Orazio, libro I, sat. II.).
La frase si può applicare a persone prese, come si usa dire,
fra due fuochi, quando per evitare un male cadono in uno maggiore.
Corrisponde al nostro proverbio: Dalla padella nella brace.
Dura lex, sed lex!: La legge è dura ma è
legge.
In altri termini: anche se la legge importa gravosi sacrifici, bisogna
sottomettervisi, poichè tutte le leggi, essendo un freno,
comportano un onere.
Dux agminis:
Comandante dell'esercito (Livio Ab Urbe Condita Libro II - 13).
Ai romani, almeno a quelli di allora, sembrava bello e didatticamente
utile, per le generazioni a venire, inventarsi "primo esempio
di propaganda di guerra" atti di coraggio e di amor patrio
soprattutto in occasione di clamorose sconfitte. Clelia, giovane
romana consegnata come ostaggio a Porsenna con altre dieci ragazze,
convince le compagne a fuggire e, come racconta Tacito, "dux
agminis virginum inter tela hostium Tiberim tranavit" (=alla
testa di questa schiera di vergini, sotto una pioggia di frecce
nemiche, attraversò il Tevere a nuoto).
Dux femina facti:
Donna guida dell'impresa (Virgilio Eneide I v.364 ).
Non si tratta dell'elogio fatto ad una donna da un femminista"ante
litteram" però, forse per "par condicio"
con le eroine romane Virgilio non può non mettere in risalto
il coraggio di Didone . A lei il marito Sicheo, ucciso dal cognato
Pigmalione, appare in sogno e le ordina di imbarcarsi con tutti
coloro che, come lei, hanno in odio il tiranno. Molto attuale il
detto. Ai nostri giorni fortunatamente non mancano personaggi femminili
di grande rilievo in ogni settore sia della vita pubblica che privata.
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