Sutor, ne supra crepidam...!
Ecce ancilla Dei (o Domini):
Ecco la serva del Signore.(S. Luca, I, 38).
Sono le note parole di risposta che la Vergine diede all’angelo
dell’ Annunciazione.
Nell’uso comune si cita per dichiararsi sottomessi a qualsiasi
ordine dei superiori.
Ecce homo:
Ecco l'uomo. (S. Giovanni, XIX, 5).
Parole pronunziate da Pilato nel presentare Gesù Cristo,
flagellato e coronato di spine, al popolo. Sono divenute anche il
titolo di vari quadri raffiguranti tale soggetto. Nell’uso
corrente si ripetono per qualche persona ridotta male in arnese:
Poveretto! sembra proprio un "Ecce homo"!
Ecce iterum Crispinus!:
Ecco di nuovo Crispino. (Giovenale, IV, 1).
Ossia, ecco di nuovo l’importuno, il noiosissimo Crispino.
La frase si adopera unicamente in cattivo senso, cioè quando
si tratta di persona fastidiosa, seccante
Edamus, bibamus, gaudeamus:
Mangiamo, beviamo, godiamo. (Ignoto... fortunatamente)
Come proclama di vita lo ritengo molto riduttivo della dignità
umana. E' pur vero che, come recitava Lorenzo il Magnifico, se accettiamo
una visione edonistica e materialistica e pagana della notra vita,
"del doman non v'è certezza" ma questo non significa
che si debba ridurre l'uomo ad un semplice... tubo.
Editio princeps:
Edizione principale
Con queste parole si indica la prima e, si suppone, la più
autentica edizione di un libro o di un'opera.
Ego nolo Caesar esse:
Non vorrei essere Cesare (Anneo Floro).
Sono le prime parole di un epigramma che il poeta invia all'imperatore
Adriano in cui esprime il suo dispiacere per le fatiche che in quel
momento sta sopportando lontano da Roma: "Ego nolo Caesar
esse, ambulare per Britannos, latitare per Germanos, Scythicas pati
pruinas" (=Non desidero essere Cesare, girare tra i Britanni,
nasconderti tra i Germani e patire gli inverni della Scizia.) Forse
con queste parole pensava di suscitare invidia nell'imperatore ,
ma questi a... stretto giro di posta rispose: "Ego nolo
Florus esse..."
Ego nolo Florus esse:
Non vorrei essere Floro ( Imperatore Adriano).
A Floro, in risposta ad alcuni versi che gli erano stati da lui
inviati, l'imperatore Adriano così rispose: "Ego
nolo Florus esse, ambulare per tabernas, latitare per popinas, culices
pati rotundos" (=Non desidero essere Floro, girare tra
i tuguri, nascondermi nelle osterie e patire (i morsi) di grasse
pulci!). Adriano pur lontano da Roma sempre era imperatore con tutti
gli agi e gli onori che questo comportava e nello scambio di battute
sembra rimarcare il concetto.
Ego sum alpha et omega, principium et finis:
Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine.(Nuovo Testam.
Apocalisse, 1,8).
"Alfa e omega" sono rispettivamente la prime
a l'ultima lettera dell'alfabeto greco e sono usate in senso figurato
per indicare l'inizio e la fine di ogni cosa. Nell' Apocalisse troviamo
simile espressione usata dall'evangelista Giovanni per spiegare
come Dio sia l'inizio e la fine di tutto. Nella iconografia tombale
è piuttosto comune trovare le due lettere greche presso le
due date più significative del defunto:nascita e morte.
Detto segnalato da Sara.
Ego sum qui sum:
Io sono colui che sono (Antico Testam. Esodo 3, 14.)
A Mosè, che gli chiede quale definizione deve dare di Lui
al popolo ebreo in attesa, Dio risponde con questa frase che sintetizza
la grandezza di un essere superiore che non può essere né
descritto né definito. Solamente chi è eterno può
utilizzare il verbo "essere, esistere" al presente .
Nell'uso quotidiano viene presa a prestito per spiegare al nostro
interlocutore che dobbiamo essere accettati così come siamo,
con i nostri pregi e difetti.
Ego te amata capio:
Io prendo te mia amata.
Con queste parole il Pontefice Massimo consacrava le Vestali,
sacerdotesse della dea Vesta. Da questo momento esse servivano nel
tempio la dea per almeno trentanni impegnandosi a non venir meno
al voto di castità fatto, pena essere murate vive in una
stanza sotterranea.
Eheu! fugaces labuntur anni:
Ahimè! Gli anni scorrono velocemente. (Orazio, Odi,
Il, 14, 1).
Al Poeta non garbava la constatazione che anche lui invecchiava.
L’espressione collima col verso vergiliano:"Fugit
irreparabile tempus (Georg., III, 284)".
Lo stesso concetto è espresso dalla scritta sulle meridiane
: "Ruit Hora" (= l’ora precipita).
Eiusdem furfuris:
Della medesima crusca
Epiteto che si dà, sempre in cattivo senso, a due soci che
si rassomigliano perfettamente per vizi, malvagità e difetti.
Si usa anche l’espressione "eiusdem farinae",
(=della stessa farina).
Emunctae naris:
Di naso fine (di buon fiuto). (Orazio, Satire, I, 4, 8).
Dicesi di uomo che ha, come si suol dire, " un buon naso",
cioè intelligenza acuta e pronta, intuizione rapida e sicura,
che sa prevedere gli avvenimenti.
Ense et aratro:
Con la spada e l'aratro.
"E' l'aratro che traccia il solco, ma è la spada
che lo difende" così declamava la propaganda fascista
per bocca di Benito Mussolini: mi auguro che mai più nessuno
possa sentire parole simili.
Epicuri de grege porcum:
Porco del gregge di Epicuro (Orazio, Epist. I, 4, 10).
Parrebbe impossibile che il gaudente Orazio arrivi a darsi questo...
eufemismo! Ma si resta dubbiosi se egli abbia inteso proprio dare
del porco a sè stesso, o trattare come tali i suoi egregi
commensali epicurei.
La frase è rimasta, in senso tutt’altro che benevolo,
per indicare gli uomini avidi solo dei piaceri dei sensi.
E pluribus unum:
Da tanti uno (attribuito a P. Virgilio Marone).
Equivale al nostro proverbio: l'unione fa la forza.
Come motto è universalmente noto per essere stampato sul
dollaro americano e precisamente sul nastro che l'aquila tiene nel
becco. Il primo utilizzo che la neonata nazione americana fece di
questa espressione latina fu nel 1776 quando la scelse come motto
da apporre allo stemma della prima confederazione dei tredici stati
indipendenti che concorsero a formare il primo nucleo degli Stati
Uniti d'America e tutt'ora ricordati nella bandiera statunitense
dalle tredici strisce bianche e rosse.
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