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Ultima modifica: 08.12.2007
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fab-fim finis-furor
Sutor, ne supra crepidam...!

Finis coronat opus:
La fine è quella che corona l'opera.

Non sono le cose solo incominciate che riescono utili, ma quelle condotte a buon fine: con la tela di Penelope non si fanno vestiti.

Finis Poloniae!
:
E' la fine della Polonia.

Motto storico attribuito comunemente al generale Kosciusko quando il 10 ottobre 1794, ferito e prigioniero, vedendo i suoi polacchi sconfitti dai russi condotti dal Suvaroff, capì che la sua patria sarebbe stata presto smembrata. La frase si cita per indicare una grande catastrofe, oppure per tempeste in un bicchier d’acqua.

Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo
:
Se non potrò commuovere gli dèi celesti, moverò Acheronte.
(Virgilio, Eneide, VII, 312).
Esprime la risoluzione di giungere, con qualsiasi mezzo, ad uno scopo. È la teoria del Machiavelli, che il fine giustifica i mezzi.

Fluctuat nec mergitur
:
Pur agitata dalle onde, non fà naufragio

Motto della città di Parigi che porta nello stemma una nave sballottata dalle onde.
La frase ricorre per imprese che, anche se ostacolate e contrariate, si spera di poter condurre finalmente in porto.

Foedera aequa/ iniqua
:
Trattato equo / iniquo.

Il termine "Foedera" definiva i trattati stipulati da Roma con i popoli e le città conquistate. Ricordando che i Romani di quei tempi non concedevano sconti a nessun nemico, basti pensare agli Etruschi e ai Cartaginesi dei quali cancellarono tutto, compresa la storia, piuttosto che di trattati equi stipulati dovremmo parlare di trattati meno iniqui di quelli considerati tali. Mai come in in questi casi la tecnica del "divide et impera" fu attuata con astuzia sopraffina concedendo alle varie città forme di autonomia diverse affinchè venisse a mancare una comunanza di interessi ed ogni città aspirasse ad incrementare, a danno delle altre, il numero dei propri privilegi. Tra quelli più desiderati ricordiamo lo "ius commerci" possibilità di commerciare con Roma che ne tutelava i diritti, lo "jus conubii" e cioè il diritto di sposare cittadini o cittadine romane e lo "ius migrandi" che, "dulcis in fundo" concedeva a chi si trasferiva nell'urbe la cosa che era per quei tempi l"optimum" e cioè la cittadinanza romana.

Foenum habet in cornu
:
Ha il fieno sulle corna.
(Orazio, Satire, I, 4, 33).
Il poeta allude all’uso dei suoi tempi di rivestire le corna dei buoi o dei tori più feroci, con fieno o paglia. Metaforicamente mette in guardia contro i critici, che hanno le corna aguzze e dove colpiscono lasciano la piaga.

Foliis tantum ne carmina manda
:
Non dare i responsi solo con le foglie (Virgilio Eneide libro VI v. 75).
Oggi diremmo "verba volant, scripta manent" ma a quei tempi le cose andavano diversamente.Consuetudine della Sibilla Cumana, nel dare responsi, era di scriverli su un certo numero di foglie e poi lasciarle volare in balia del vento con il risultato che ognuno può immaginare. Proprio per questo motivo Enea consigliato da Eleno prega la Sibilla di dare i medesimi responsi a voce "ipsa canas, oro".

Forma mentis
:
Forma della mente

Disposizione mentale che in funzione dell'educazione ricevuta, della personale cultura e delle influenze esterne a cui veniamo sottoposti ci porta a giudicare cose e persone ed a interpretare la realtà quotidiana in un determinato modo.

Forsan et haec olim meminisse iuvabit
:
Forse un giorno la memoria di questi avvenimenti ci sarà gradita
. (Virgilio, Bneide, I, 203).
Parole con le quali Enea faceva coraggio ai compagni nelle avversità della sorte e nei pericoli.

Fortunam criminis pudeat sui
:
Si vergogni la fortuna del suo delitto. (Fedro).

La fortuna dovrebbe vergognarsi di essere favorevole ai malvagi e contraria ai buoni. Si vede che ai tempi del Poeta la fortuna faceva gli stessi scherzi che ai nostri giorni. Quindi come scrive T.Livio, Storie, XXX, 30: "Maximae cuique fortunae minime credendum est." (=Non bisogna fidarsi mai della fortuna, ancorchè massima).

Fortuna spondet multa multis, praestat nemini
:
La fortuna promette molto a molti, mantiene a nessuno (dall'epitaffio di Prima Pompea I / II sec. a.C.).

La iconografia rappresenta la fortuna come una bellissima donna bendata, e nella lingua italiana esiste il detto che la Fortuna è cieca in quanto dispensa i propri favori senza preferenza alcuna. Ricordo solamente un personaggio a cui la fortuna sempre arride ma fa parte del mondo dei fumetti ed è Gastone cugino dello sfortunatissimo Paperino. A tutti gli altri questa capricciosa dea da e toglie con la stessa facilità. Al tavolo verde si può vincere una fortuna in pochi attimi e sempre in un batter d'occhi si può perdere tutto. Ricordiamo invece Giobbe che affidandosi non alla fortuna ma a Dio nelle disgrazie diceva: "Deus dedit, Deus abstulit...sit nomen Domini benedictum".

Fortunate senex!
:
O vecchio fortunato.
(Virgilio, Egloghe, I, 46). L’ esclamazione è rivolta a Titiro, felice per aver conservato il suo campicello. La si ripete ai nonni circondati dai nipotini. Mi da l'impressione di una pacca sulla spalla a noi vecchietti.

Fortunatus et ille deos qui novit agrestes!
:
Beato colui che conobbe i dei della campagna! (Virgilio, Georgiche, libro II, v. 493).

Virgilio proveniva da un villaggio nei pressi di Mantova:"Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecinit pascua, rura, duces" (Mantova mi generò, mi rapì la Calabria, ora mi tiene Napoli, cantai i pascoli, la campagna e i condottieri) come affermerà egli stesso riassumendo in queste poche parole la sua vita. Nato in campagna ricorderà in ogni sua opera, con tanta nostalgia, i rumori, i profumi, i paesaggi e la tranquillità che solo la campagna era stata in grado di donargli.

Frangar, non flectar
:
Mi spezzo, ma non mi piego.
(Orazio, Odi, III, 3).
Frase che significa la fermissima e incrollabile adesione ai propri principi. Orazio la applica all’uomo di carattere. A chi invece si presenta in una palestra di Judo si insegna che la frase deve essere modificata in :"flectar ne frangar" (Mi piego per non essere spezzato)

Fronde super viridi
:
Sopra le verde frasche (Virgilio, Egloghe libro 1, v. 80
). .
Canto di due pastori Titiro e Melibeo: contrasto tra la situazione del primo, che può conservare il proprio podere continuando una vita tranquilla, e quella del secondo costretto ad allontanarsi dalle proprie terre e abbandonando quanto gli sta caro. A lui Titiro dice" fermati con me questa notte, potrai riposare su verdi frasche (Fronde super viridi), ho frutti maturi (mitia poma sunt nobis...).

Frustra
:
Inutilmente.

Vocabolo da cui deriva un termine italiano molto in voga: "frustrato"con tutti i suoi derivati

Fugit irreparabile tempus
:
Il tempo fugge in modo irreparabile.
(Virgilio, Georgiche, III, 284).
Il tempo fugge irrimediabilmente.Vedi "Eheu! fugaces labuntur anni"

Fuimus Troes
:
Fummo Troiani! (Virgilio Eneide II v. 324-325).

E' il grido disperato di chi comprende che ogni cosa è perduta. Troia sta bruciando e Panto, sacerdote del dio Apollo, giunge alla casa di Enea per portare in salvo gli arredi sacri e i simulacri degli dei ormai vinti. Ad Enea che chiede informazioni sulla situazione risponde che non ci sono più possibilità di salvezza nè per loro nè per la città "Fuimus Troes, fuit Ilium" Fummo Troiani ed esistette una città di nome Ilio.

Furor arma ministrat
:
Il furore procura le armi.
(Virgilio, Eneide, I, 150).
Ossia il furore e l’ira fanno trovare i mezzi di difesa e di offesa. E' quella che si chiama la forza della disperazione.

Furor Teutonicus
:
Furore tedesco (M. A. Lucano Pharsalia)
Troviamo per la prima volta simile espressione nella Farsalia di Lucano dove contrappone allo stile di vita delle popolazioni germaniche la "virtus" romana (coraggio disciplinato) e pone le basi di un mito destinato a sopravvivere ancor oggi.
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