Sutor, ne supra crepidam...!
Finis coronat opus:
La fine è quella che corona l'opera.
Non sono le cose solo incominciate che riescono utili, ma quelle
condotte a buon fine: con la tela di Penelope non si fanno vestiti.
Finis Poloniae!:
E' la fine della Polonia.
Motto storico attribuito comunemente al generale Kosciusko quando
il 10 ottobre 1794, ferito e prigioniero, vedendo i suoi polacchi
sconfitti dai russi condotti dal Suvaroff, capì che la sua
patria sarebbe stata presto smembrata. La frase si cita per indicare
una grande catastrofe, oppure per tempeste in un bicchier d’acqua.
Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo:
Se non potrò commuovere gli dèi celesti, moverò
Acheronte. (Virgilio, Eneide, VII, 312).
Esprime la risoluzione di giungere, con qualsiasi mezzo, ad uno
scopo. È la teoria del Machiavelli, che il fine giustifica
i mezzi.
Fluctuat nec mergitur:
Pur agitata dalle onde, non fà naufragio
Motto della città di Parigi che porta nello stemma una nave
sballottata dalle onde.
La frase ricorre per imprese che, anche se ostacolate e contrariate,
si spera di poter condurre finalmente in porto.
Foedera aequa/ iniqua:
Trattato equo / iniquo.
Il termine "Foedera" definiva i trattati stipulati
da Roma con i popoli e le città conquistate. Ricordando che
i Romani di quei tempi non concedevano sconti a nessun nemico, basti
pensare agli Etruschi e ai Cartaginesi dei quali cancellarono tutto,
compresa la storia, piuttosto che di trattati equi stipulati dovremmo
parlare di trattati meno iniqui di quelli considerati tali. Mai
come in in questi casi la tecnica del "divide et impera"
fu attuata con astuzia sopraffina concedendo alle varie città
forme di autonomia diverse affinchè venisse a mancare una
comunanza di interessi ed ogni città aspirasse ad incrementare,
a danno delle altre, il numero dei propri privilegi. Tra quelli
più desiderati ricordiamo lo "ius commerci"
possibilità di commerciare con Roma che ne tutelava i diritti,
lo "jus conubii" e cioè il diritto di
sposare cittadini o cittadine romane e lo "ius migrandi"
che, "dulcis in fundo" concedeva a chi si trasferiva
nell'urbe la cosa che era per quei tempi l"optimum"
e cioè la cittadinanza romana.
Foenum habet in cornu:
Ha il fieno sulle corna. (Orazio, Satire, I, 4, 33).
Il poeta allude all’uso dei suoi tempi di rivestire le corna
dei buoi o dei tori più feroci, con fieno o paglia. Metaforicamente
mette in guardia contro i critici, che hanno le corna aguzze e dove
colpiscono lasciano la piaga.
Foliis tantum ne carmina manda:
Non dare i responsi solo con le foglie (Virgilio Eneide libro VI
v. 75).
Oggi diremmo "verba volant, scripta manent"
ma a quei tempi le cose andavano diversamente.Consuetudine della
Sibilla Cumana, nel dare responsi, era di scriverli su un certo
numero di foglie e poi lasciarle volare in balia del vento con il
risultato che ognuno può immaginare. Proprio per questo motivo
Enea consigliato da Eleno prega la Sibilla di dare i medesimi responsi
a voce "ipsa canas, oro".
Forma mentis:
Forma della mente
Disposizione mentale che in funzione dell'educazione ricevuta, della
personale cultura e delle influenze esterne a cui veniamo sottoposti
ci porta a giudicare cose e persone ed a interpretare la realtà
quotidiana in un determinato modo.
Forsan et haec olim meminisse iuvabit:
Forse un giorno la memoria di questi avvenimenti ci sarà
gradita. (Virgilio, Bneide, I, 203).
Parole con le quali Enea faceva coraggio ai compagni nelle avversità
della sorte e nei pericoli.
Fortunam criminis pudeat sui:
Si vergogni la fortuna del suo delitto. (Fedro).
La fortuna dovrebbe vergognarsi di essere favorevole ai malvagi
e contraria ai buoni. Si vede che ai tempi del Poeta la fortuna
faceva gli stessi scherzi che ai nostri giorni. Quindi come scrive
T.Livio, Storie, XXX, 30: "Maximae cuique fortunae minime
credendum est." (=Non bisogna fidarsi mai della fortuna,
ancorchè massima).
Fortuna spondet multa multis, praestat nemini:
La fortuna promette molto a molti, mantiene a nessuno (dall'epitaffio
di Prima Pompea I / II sec. a.C.).
La iconografia rappresenta la fortuna come una bellissima donna
bendata, e nella lingua italiana esiste il detto che la Fortuna
è cieca in quanto dispensa i propri favori senza preferenza
alcuna. Ricordo solamente un personaggio a cui la fortuna sempre
arride ma fa parte del mondo dei fumetti ed è Gastone cugino
dello sfortunatissimo Paperino. A tutti gli altri questa capricciosa
dea da e toglie con la stessa facilità. Al tavolo verde si
può vincere una fortuna in pochi attimi e sempre in un batter
d'occhi si può perdere tutto. Ricordiamo invece Giobbe che
affidandosi non alla fortuna ma a Dio nelle disgrazie diceva: "Deus
dedit, Deus abstulit...sit nomen Domini benedictum".
Fortunate senex!:
O vecchio fortunato. (Virgilio, Egloghe, I, 46). L’
esclamazione è rivolta a Titiro, felice per aver conservato il suo
campicello. La si ripete ai nonni circondati dai nipotini. Mi da
l'impressione di una pacca sulla spalla a noi vecchietti.
Fortunatus et ille deos qui novit agrestes!:
Beato colui che conobbe i dei della campagna! (Virgilio, Georgiche,
libro II, v. 493).
Virgilio proveniva da un villaggio nei pressi di Mantova:"Mantua
me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecinit pascua,
rura, duces" (Mantova mi generò, mi rapì
la Calabria, ora mi tiene Napoli, cantai i pascoli, la campagna
e i condottieri) come affermerà egli stesso riassumendo in
queste poche parole la sua vita. Nato in campagna ricorderà
in ogni sua opera, con tanta nostalgia, i rumori, i profumi, i paesaggi
e la tranquillità che solo la campagna era stata in grado
di donargli.
Frangar, non flectar:
Mi spezzo, ma non mi piego. (Orazio, Odi, III, 3).
Frase che significa la fermissima e incrollabile adesione ai propri
principi. Orazio la applica all’uomo di carattere. A chi invece
si presenta in una palestra di Judo si insegna che la frase deve
essere modificata in :"flectar ne frangar" (Mi
piego per non essere spezzato)
Fronde super viridi:
Sopra le verde frasche (Virgilio, Egloghe libro 1, v. 80).
.
Canto di due pastori Titiro e Melibeo: contrasto tra la situazione
del primo, che può conservare il proprio podere continuando
una vita tranquilla, e quella del secondo costretto ad allontanarsi
dalle proprie terre e abbandonando quanto gli sta caro. A lui Titiro
dice" fermati con me questa notte, potrai riposare su verdi
frasche (Fronde super viridi), ho frutti maturi (mitia
poma sunt nobis...).
Frustra:
Inutilmente.
Vocabolo da cui deriva un termine italiano molto in voga: "frustrato"con
tutti i suoi derivati
Fugit irreparabile tempus:
Il tempo fugge in modo irreparabile. (Virgilio, Georgiche,
III, 284).
Il tempo fugge irrimediabilmente.Vedi "Eheu! fugaces labuntur
anni"
Fuimus Troes:
Fummo Troiani! (Virgilio Eneide II v. 324-325).
E' il grido disperato di chi comprende che ogni cosa è perduta.
Troia sta bruciando e Panto, sacerdote del dio Apollo, giunge alla
casa di Enea per portare in salvo gli arredi sacri e i simulacri
degli dei ormai vinti. Ad Enea che chiede informazioni sulla situazione
risponde che non ci sono più possibilità di salvezza
nè per loro nè per la città "Fuimus
Troes, fuit Ilium" Fummo Troiani ed esistette una città
di nome Ilio.
Furor arma ministrat:
Il furore procura le armi. (Virgilio, Eneide, I, 150).
Ossia il furore e l’ira fanno trovare i mezzi di difesa e di offesa.
E' quella che si chiama la forza della disperazione.
Furor Teutonicus:
Furore tedesco (M. A. Lucano Pharsalia)
Troviamo per la prima volta simile espressione nella Farsalia di
Lucano dove contrappone allo stile di vita delle popolazioni germaniche
la "virtus" romana (coraggio disciplinato) e pone le basi
di un mito destinato a sopravvivere ancor oggi.
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