Sutor, ne supra crepidam...!
Honoris causa:
Per meriti speciali.
Termine tecnico con cui si indica che ad una persona o ad
un gruppo viene riconosciuto per meriti speciali un premio
o un riconoscimento extra. Spesso usato nell'espressione "laurea
honoris causa" indica il conferimento da parte di un
ateneo di una laurea a titolo onorifico e senza sostenere
esami a persone appartenenti al mondo dello spettacolo o della
cultura ritenute meritevoli per meriti speciali. Eqivalente
è la laurea "Ad honorem" (=a titolo
di onore) conferita soltanto a persone che, per opere compiute
o per pubblicazioni fatte, siano venute in meritata fama di
singolare perizia nelle discipline della Facolta' o Scuola
per cui e' concessa.
Honos alit artes:
L'onore da vita alle arti.(Cicerone, Tusc., I, 2, 4).
Non c'è peggior nemico degli artisti che l’indifferenza
e la non riconoscenza dei loro meriti; mentre la stima meritata
e la considerazione altrui mettono loro le ali ai piedi.
Horas non numero nisi serenas:
Non conto che le ore serene.
Iscrizione a doppio senso posta sulle meridiane: perché lo
gnomone, com’è naturale, non può segnare le ore se non con
il sole, ossia con il sereno, si auspica che anche al padrone
della meridiana le ore siano serene. Se ne può leggere
anche una analoga: Afflictis lentae, celeres gaudentibus
horae.(Le ore sono lente per chi è addolorato, veloci
per chi è felice).
Horresco referens:
Inorridisco nel ricordare. (Virgilio, Eneide, Il,
204).
È la frase pronunciata da Enea nel ricordare la spaventosa
fine di Laocoonte e dei suoi due figli, divorati dai serpenti
venuti dal mare. La frase si riporta con significato umoristico
e satirico.
Hortus conclusus:
Giardino chiuso (A.T. Cantico dei Cantici 4,12)
Un giardino chiuso tu sei, sorella mia sposa, un giardino
chiuso, una fonte sigillata... con simili espressioni
poetiche l'autore di questo libro parla della sposa. In senso
traslato si usa per indicare personaggi che ritengono di essere
al centro di tutto, o relativamente ad ambienti esclusivi
aperti a pochi eletti.
Hosti non solum dandam esse viam ad fugiendum, sed etiam munienda:
Al nemico non solo bisogna concedere una via per scappare,
ma anche rendergliela sicura (Frontino Strategemata liber
IV de variis consiliis).
Frontino ne assegna la paternità a Scipione l'Africano.
Ricorda il nostro adagio "a nemico che fugge ponti d'oro".
Il nemico, quando scopre che "una salus victis, nullam
sperare salutem" e cioè non ha più
nulla da perdere se non la propria vita si rivolta con il
coraggio della disperazione contro l'inseguitore
Hostis humani generis:
Nemico del genere umano(Eutropio, Breviario, VIII, 15).
È una specie di lapide d’infamia che lo storico
appone alla memoria di L. Antonino Commodo, imperatore Romano,
che in vita ed in morte si attirò, per i suoi vizi bestiali,
l’esecrazione universale.
Humanitati qui se non accommodat, plerumque poenas oppetit
superbiae:
Chi non si adatta alla gentilezza, per lo più paga
il fio della propria superbia. (Fedro).
Massima tratta dalla favola della Cicala e della
Civetta: La Cicala dava noia insopportabile alla civetta di
notte con i suoi canti. Pregata di starsene zitta, si mise
a gridare sempre più. Allora la Civetta, dicendole che ne
ammirava la voce, l’ invitò a bere il nettare donatole
da Pallade. La Cicala si recò alla dimora della Civetta,che
uscita dalla sua buca, la fece tacere per sempre, uccidendola.
Humilemque vidimus Italiam:
Vedemmo l’umile Italia (Carlo Levi, Cristo si è
fermato a Eboli, 1945).
"Questa era l’umile Italia,
come appariva ai conquistatori asiatici, quando sulle navi
di Enea doppiavano il capo di Calabria." Così
Carlo Levi, confinato in Lucania dal regime fascista, nel
suo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”,
parafrasa il senso del detto attribuito agli antichi greci
quando dalle loro navi osservavano le coste italiche, per
descrivere la condizione di vita rassegnata, insensibile agli
eventi esterni ed immutabile, dei contadini della Basilicata
che lo scrittore incontra durante il suo soggiorno forzato.
L'espressione infatti "umile Italia" che
già troviamo nella Divina Commedia - "Di quella
umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute".- (Inferno I, vv.106-107)
e alla quale anche Carlo Levi, come già fece Dante,
poeticamente assegna un senso morale, è derivata dalla
Eneide pur se, nel contesto, Virgilio usa tale espressione
in senso corografico alludendo alla conformazione piatta della
costa avvistata. Scrive infatti (Eneide Libro III vv. 521-524):
"Iamque rubescebat stellis Aurora fugatis cum procul
obscuros collis humilemque videmus Italiam. Italiam primus
conclamat Achates: Italiam laeto socii clamore salutant. (=
E già l’Aurora, vinte le stelle, rosseggiava,
quando lontano scorgiamo le alture evanescenti come ombre
e le basse coste dell'Italia. Italia grida per primo Acate:
Italia salutano con urla di gioia i suoi compagni).
Detto segnalato e commentato da
Pietro V.
Humiles laborant, ubi potentes dissident:
Sono gli umili che soffrono, quando quelli che comandano sono
in discordia.(Fedro).
Simile al motto di Orazio: Quidquid delirant reges, plectuntur
Achivi. Fedro illustra la sentenza coll’ episodio delle
rane che, vedendo i tori in furibonda lotta per la supremazia
sull’ armento, cominciarono a gemere sulla propria disgrazia,
sapendo che il toro sconfitto sarebbe venuto a cercar riparo
nei nascondigli della palude, schiacciandole.
Humus:
Terra
Termine usato per indicare i vari costituenti organici del
terreno, derivati in massima parte da detriti di organismi
vegetali ed animali. In senso figurato si intende quell'insieme
di condizioni politiche, morali, religiose o economiche che,
quasi terreno fertile, favoriscono il sorgere di determinate
dottrine o fenomeni sociali.
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