Sutor, ne supra crepidam...!
Nolite mittere margaritas ante porcos:
Non gettate perle ai porci.(Nuovo Test. Mt. 7, 6) Vedi
"margaritas ante porcos"
Nomen omen:
Il destino è nel nome.
Ringrazio Nico M. per avermi segnalato l'errore in cui
sono incorso. "Omen" non significa uomo come da me tradotto
ma destino. Mi scuso per questo errore e per quant'altri ne troverete.
Anche se non mi sento all'altezza permettetemi di prendere a prestito
quanto simpaticamente detto da papa Giovanni Paolo II nel giorno
della sua elezione: se sbaglio spero... mi corrigerete.
La frase significa che nel nome sta racchiuso l'essere della persona.
Presso i popoli antichi si riteneva che il nome non fosse un puro
suono, ma quasi l'anima della persona che lo portava. La cosa assumeva
importanza ancor più grande quando si trattava di un Dio:
rammentiamo tutti il divieto presso il popolo ebreo di pronunciare
il nome di Javhé.
P.S. Ringrazio Giampaolo B. per
avermi ricordato che il papa non era Benedetto XVI come precedentemente
indicato, ma papa Giovanni Paolo II.
Nomina sunt consequentia rerum:
I nomi sono corrispondenti alle cose (Giustiniano, Institutiones,
libro II, 7, 3).
Vedi"nomen omen"
Non bis in idem:
Non due volte per la medesima cosa.
Equivale al "nec bis in idem" Principio del diritto
in forza del quale un accusato non può essere punito due
volte per lo stesso delitto. Nella vita di tutti i giorni la frase
viene usata come monito a non ripetere due volte lo stesso errore.
Non causa pro causa:
Una non causa per causa.
Identificare qualcosa o qualcuno come causa di un fatto anche se
risulta materialmente impossibile provare che ne sia veramente la
causa reale.
Non desinis oculos mihi aperire:
Non cessi di aprirmi gli occhi (M. Cornelio Frontone Epistulae
ad Caesarem 3.19).
La frase completa di ringraziamento che l'imperatore Marco Aurelio
fa al proprio maestro Frontone suona così: "et quom
cotidie in viam me veram inducere et oculos aperire, ut volgo dicitur"
poiché non ti stanchi ogni giorno di indicarmi la giusta
strada e, come si usa dire, aprirmi gli occhi". Tutte le opere
di Frontone che ci sono pervenute sono state ritrovate nel monastero
di Bobbio (PC).
Nondum matura est, nolo acerbam sumere:
Non è ancora matura, non voglio mangiarla acerba.
(Fedro).
Tratta dalla famosa favola della Volpe e dell’uva. Si cita di frequente
solo la seconda parte:"Nolo acerbam sumere".
Non erat hic locus:
Non era qui il suo luogo. (Orazio, Ars poetica, 19).
Il poeta parla delle disgressioni che si fanno fuori d’ argomento.
Viene a taglio tutte le volte che si fa o si dice una cosa a sproposito,
cioè fuori luogo.
Non ignara mali, miseris succurrere disco:
Conoscendo io stessa il dolore, so venire in aiuto agli infelici.
(Virgilio, Eneide, I, 630).
Sono parole di Didone, nel ricevere Enea ed i suoi compagni di sventura.
In realtà nessuno è più sensibile alle sventure altrui di chi ha
provato le stesse sofferenze.
Non laudis amor nec gloria :
Non per desiderio di lode o per la gloria (Virgilio Eneide V v.
394).
Sembra un proclama decubertiniano "ante litteram". Il
pugile Entello, ormai avanti negli anni, accetta la sfida al pancrazio
del troiano Darete, giovane atleta che interpreta la competizione
sportiva solamente in funzione del premio. Entello spiega al re
Alceste che la sua titubanza ad accettare la sfida non è
dovuta alla paura di non vincere ma solamente alla vecchiaia che
gli intorpidisce le membra, e continua :"Se ancora possedessi
la giovinezza che costui vanta già da tempo sarei lì
a combattere e non lo farei per il premio il palio "nec
dona moror".
Non multa sed multum:
Non molte cose, ma molto (bene) (Quintiliano, Instit.,
X, I, 59).
Proverbio già conosciuto dagli antichi Romani, che in sostanza vuol
dire non esser conveniente studiar molte cose, ma poche e bene.
Il detto si estende in genere a tutte le azioni umane, nelle quali
la perfezione non sta nel verbo fare, ma nell’ avverbio bene.
Non omne quod licet honestum est:
Non tutto quello che è lecito è onesto (Paolo Giulio II sec. d.C.
Fragm. 144 50,17).
Non sempre diritto e morale viaggiano sugli stessi binari e non
sempre ciò che è legalmente consentito è anche
moralmente condivisibile. Paolo giurista romano e prefetto del pretorio
al tempo dell'imperatore Alessandro Severo viene ricordato per i
suoi commenti ad opere di diritto pervenute dalla Roma repubblicana.
Dopo Ulpiano, di cui fu contemporaneo, risulta essere l’autore
più consultato nella compilazione del "Corpus iuris
civilis" voluto dall'imperatore Giustiniano con la citazione
di passi tratti dalle sue 86 opere in 319 libri.
Non omnia possumus omnes:
Non tutti possiamo fare ogni cosa. (Virgilio, Egloghe,
VIII, 83).
Cioè non abbiamo tutti le stesse doti, la stessa capacità, ma, come
dice il Vangelo: "divisiones gratiarum sunt",
ciascuno ha i suoi doni, i suoi particolari privilegi.
Non omnis moriar:
Non morirò interamente. (Orazio, Odi, III, 30, 6).
Qualcuno vorrebbe riconoscervi una testimonianza, anche in bocca
di un pagano, dell’ immortalità dell’anima. Ma Orazio parlava dell’opera
sua poetica, che sarebbe sopravvissuta alla sua morte.
Non passibus aequis:
Con passi diversi (Virgilio , Eneide libro II, v.724).
E' la descrizione che Enea, raccontando a Didone la fuga da Troia
con il vecchio padre Anchise e la moglie Creusa, fa del figlio Ascanio
che troppo piccolo per tenere il loro passo segue i fuggitivi con
passi ineguali ora accelerando e ora rallentando, ignaro di quanto
sta succedendo.
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