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Ultima modifica: 02.03.2007
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ra-rem rep-rus
Sutor, ne supra crepidam...!

Repente liberalis stultis gratus est, verum peritis irritos tendit dolos:
Chi è generoso oltre il normale si rende amico degli stolti, ma inutilmente tende insidie agli accorti.
(Fedro).
Favola del cane fedele che rifiuta il pane gettatogli dal ladro per farlo star zitto. Ricorda il virgiliano: "Timeo Danaos et dona ferentes" (Temo i Greci anche quando offrono doni).    

Repetita iuvant
:
Le cose ripetute giovano

"Magno taedio afficiunt" e sono una gran rottura, aggiungeva qualcuno con un latino poco ciceroniamo. Ho sempre accettato questo motto "cum grano salis" riflettendo su un detto caro alla Filosofia Scolastica "quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur" quanto viene recepito è proporzionale alla capacità di chi recepisce. Poichè esperienza insegna che l'affermazione fatta è inconfutabile, diventa difficile capire se e in quale proporzione "repetita iuvant".
Se anzichè alle parole applichiamo il detto... ai fatti (ho capito la battuta non è il massimo): "repetita iuvant" se beviamo 2 bicchieri di vino anziché uno (facendo salvo il fegato e il colesterolo), ma "repetita (non) iuvant" se a dover ripetere la classe è uno studente. Ognuno a questo punto il proverbio se lo giochi come meglio crede.

Reprimenda
:
Sgridata

Vedi "Ad audiendum verbum" e "Redde rationem".

Repulisti
:
Respingesti (Antico Testamento Salmo 42,2)

Troviamo il vocabolo nel salmo che introduceva la santa messa quando ancora veniva celebrata in latino (parliamo di almeno quarant'anni fà). Tutto il versetto in latino suona così:"Quia tu es, Deus, fortitudo mea: quare me repulisti et quare tristis incedo, dum affligit me inimicus?" (=Poiché sei tu la mia forza o Dio: perché mi respingesti, e perché avanzo triste mentre il nemico mi affligge)? Che relazione ha questa parola con il vocabolo oggi usato per indicare un furto, una razzia, la pulizia di un locale che doveva essere fatta da tempo? Nulla, se non il suono onomatopeico. Quando il latinorum veniva interpretato alla Renzo Tramaglino, infatti, repulisti evocava l'immagine della ramazza che tutto pulisce.

Requiescat in pace!
:
Egli riposi in pace

Sono parole pronunciate durante una cerimonia funebre o poste come augurio sulle lapidi dei propri cari. Sono tanti altri i modi per augurare, a coloro che ci lasciano, una felicità eterna in cui tutti crediamo o speriamo. La chiesa cattolica suggerisce questa preghiera per quanti credono in una vita futura: "Requiem aeternam dona ei Domine et lux perpetua luceat ei, requiescat in pace. Amen" (=Donagli, o Signore, il riposo eterno, che la luce eterna lo illumini, che riposi in pace.Amen)
Il tema dell'aldilà ha ispirato geni come Mozart, Verdi, Brahms con "Messe da Requiem" composte in occasione della morte di personaggi famosi.

Res magnae gestae sunt
:
Grandi cose furono fatte.
(Eutropio, Breviario, Il, 19).
La frase si usa per introdursi nella narrazione di grandi imprese di cui si è stati testimoni; ma per lo più si ripete in tono di scherzo, per dire che, volendo far troppo, non si è concluso nulla.

Res nullius
:
Cosa di nessuno.
Espressione con la quale vengono indicate tutte quelle cose, animali o vegetali, che non sono proprietà di alcuno. Rientrano in questa categoria sia gli animali che formano oggetto di caccia o pesca sia quanto la terra produce senza necessità di coltivazione da parte dell'uomo.

Res sacra miser
:
L'infelice è cosa sacra.
(Seneca, Epigrammi, 1V, 9).
Bella sentenza che esprime il rispetto, direi quasi la venerazione, che si deve avere per i diseredati dalla fortuna.

Risu inepto res ineptior nulla est
:
Non vi è cosa più goffa di un riso sciocco.
(Catullo, Odi, XXXIX, 16).

Risum teneatis amici?
:
Potete o amici trattenere il riso?
(Orazio, Ars poelica, 5)

Risus abundat in ore stultorum
:
Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi (Ignoto... almeno per me)

Detto attribuito da alcuni a Menandro che aveva ben motivo per non ridere troppo se consideriamo che in quel periodo la città di Atene era diventata un protettorato della Macedonia e egli, come tanti altri, pagò in prima persona gli effetti di questo capovolgimento politico. Sarà pur vero che il riso abbonda sulla bocca degli stolti, ma deve ben essere tetra la vita se non si sa apprezzare e sorridere per quanto esiste di bello nella vita!, ma forse il verbo "abundat" deve essere inteso nel suo senso letterale di "esagerazione"?

Roma domus fiet!:
Una sola casa occupa tutto il suolo di Roma! ( Svetonio vita Caesarum libro VI Nerone cap.39).
Si usa comunemente simile espressione per indicare coloro che mai si accontentano e che pur di emergere calpestano anche i più elementari diritti di quanti li circondano parenti ed amici compresi. Racconta Svetonio che tra i Romani circolava questo sapido epigramma quando Nerone li privò dei loro averi per costruirsi una casetta a misura di... uomo!
“Roma domus fiet: Veios migrate Quirites, si non et Veios occupat ista domus!” (=Tutto il suolo di Roma è occupato da una casa: emigrate a Veio, Quiriti, sempre che questa casa non arrivi a occupare anche Veio!)


Roma quanta fuit, ipsa ruina docet
:
Quanto fu grande Roma, lo testimonia la sua stessa rovina. (Il motto è attibuito a Ildeberto di Lavardin (1056–1133) vescovo di Le Mans e arcivescovo di Tours).

Anfiteatri, strade, acquedotti, terme, non rappresentano che alcune delle vere "grandi opere" dove più è visibile il desiderio di questo popolo di edificare per l'eternità. L'espressione di Orazio riferita alla sua poesia" aere perennius" (più durevole del bronzo) era comunque connaturata in ogni atto dei nostri progenitori di 22/22 secoli fa.
Solamente i discendenti, incapaci di ripetersi (vedi "tempus edax, homo edacior" e "quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini), riusciranno a distruggere parte di tale patrimonio costruito per sfidare il tempo.
Ricordiamo che il detto citato è visibile sull'architrave di una chiesa romana a Via dei Monti Parioli come segnalato da Aldo di S.

Rudis indigestaque moles
:
Massa confusa e informe.
(Ovidio, Metamorfosi, I, 7).
Queste parole sono riferite dal Poeta al caos primitivo in cui si trovava la terra secondo la concezione degli antichi Romani. Il detto poi è divenuto familiare per indicare in modo particolare qualche lavoro letterario male organizzato.

Ruit hora
:
L'ora scorre.

Si tratta di una delle innumerevoli citazioni poste sulle meridiane per godere dell'estro poetico di chi l'ha pensata e ricordare che il tempo scorre ed ogni istante ci avvicina sempre più alla morte.
Tra le tante che si possono trovare sul WEB la ritengo la più angosciante per quella "R" all'inizio di parola che ben simula lo scorrere del tempo come di cosa che ineluttabilmente porta ad un precipizio, alla rovina di ogni cosa e di ogni essere.

Rustica progenies semper villana fuit!
:
Chi proviene dalla campagna è, e sarà sempre, grezzo! (Ignoto... almeno lo spero!)
Mi sono permesso di citare anche questo motto pur non condividendone la sostanza e la forma. Per un popolo di salde tradizioni agricole quali erano i latini inventarsi una simile espressione significava ... tirarsi la zappa sui piedi inoltre il termine "villanus" non si incontra nel latino classico e ammesso sia esistito non aveva certo la connotazione negativa che l'ignoto autore vorrebbe dare. Ultimo poi, ma non per importanza, vengo da un paesino dove da generazioni si coltiva la terra. Mi sento figlio della rustica progenie e, se permettete, me ne vanto: non mi faccio forte nemmeno dell'altra espressione che del contadino dice: scarpe grosse cervello fino, sono sfortunato porto solo il numero 41 di scarpe. E poi come scrive Tibullo (Elegie libro II eleg.III v.3) "ipsa Venus latos iam nunc migravit in agros" (=persino Venere ora si è trasferita nelle campagne!!!).
ra-rem rep-rus
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