Sutor, ne supra crepidam...!
Saepius ventis agitatur ingens pinus:
Più spesso viene agitato dai venti il grande pino. (Orazio,
Odi, Il, 10).
Allusione ai pericoli cui sono esposte le persone altolocate, che
coprono cariche eminenti. Il passo completo è il seguente:"Saepius
ventis agitatur ingens pinus et celsae gravare decidunt turres feriuntque
summos fulgura montes".
Saepe premente Deo, fert Deus alter opem:
Spesso ad un Dio avverso si oppone un dio che aiuta (Ovidio...)
Gli antropomorfi dei pagani non si discostavano, quanto a difetti
e comportamento, da quella umanità che dall'alto dell'Olimpo
avrebbero dovuto guidare e, come gli uomini, erano spesso in disaccordo
tra di loro. Troviamo esempi di questo loro atteggiamento sia nelle
opere di Omero che in quella di Virgilio dove i diversi eroi erano
aiutati da un dio e contrastati ed odiati da un altro. Neppure il
grande Giove con la sua autorità riusciva ad imporsi, anzi
i peggiori guai spesso gli erano causati proprio dalla moglie Giunone
che, per il fatto di essere la moglie del "boss", si riteneva
una privilegiata.
Salus populi suprema lex esto:
La salvezza del popolo deve essere la legge suprema. (Cicerone,
De Leg., IV ).
Massima dell’antico Diritto romano che conserva sempre tutto il
suo vigore perchè l’individuo deve scomparire quando si tratta del
bene e dell’incolumità dello Stato.
Salutatio matutina:
Saluto mattutino.
L'espressione è strettamente legata ad altri due
termini latini: "Clientes e patronus". I primi
altro non erano che liberti (schiavi affrancati) o cittadini di
umile condizione che per riconoscenza o per interesse si legavano
ad un personaggio ricco e stimato, il "patronus"
appunto, ed a lui offrivano in cambio della protezione accordata
i loro servigi. La "salutatio matutina" (recarsi
a salutare il patrono di primo mattino) rappresentava uno di questi
atti di deferenza. Oggi i "clientes" hanno un
altro nome (portaborse o galoppini) ma lo scenario e il significato
è rimasto quello di 2000 anni fa!
Salve magna parens frugum, saturnia tellus, magna virum...:
Salve terra di Saturno, grande genitrice di frutti e di uomini...(Virgilio,
Georgiche, Il, 173).
È il saluto del Poeta all’ Italia.
Satis vixi, invictus enim morior:
Ho vissuto abbastanza in quanto muoio non sconfitto. (Cornelio Nepote.Epaminonda,
IX
È la celebre sentenza pronunciata da Epaminonda alla battaglia di
Mantinea, quando, ferito gravemente da una lancia nemica, sapendo
che sarebbe morto se avesse fatto estrarre il ferro micidiale, non
volle farlo prima d’aver ricevuto la notizia che il suo esercito
aveva vinto: solo allora, pronunciata la tale frase, si fece togliere
la lancia e morì dissanguato.
Satius ignorare est rem, quam male discere:
E' preferibile non conoscere una cosa piuttosto che apprenderla
male. (Publilio Siro"Sententiae").
L'autore di questa perla era arrivato a Roma come schiavo e affrancato
si dedicò al teatro. Potremmo definirlo "absit iniuria
verbo" uno... sputasentenze, ma questo non significa che
dietro alle parole non ci fosse un cervello pensante. Rendere con
poche parole a tutti comprensibili argomenti apparentemente banali
e non renderli tali risulta difficile. La frase di per sé
ovvia non lo è affatto se riflettiamo sulla facilità
con cui ci si improvvisa idraulici, elettricisti, meccanici... imprenditori...
latinisti! Facendo le cose in modo non professionale si rischia
di peggiorare la situazione, da qui il detto.
Schola cantorum:
Scuola di cantori.
Si ritiene che tale espressione risalga al quarto secolo d.C. ai
tempi del pontificato di papa Damaso che, per primo, intuisce l'importanza
del canto corale durante le celebrazioni religiose. Occorre attendere
ancora un secolo, con l'elezione al soglio pontificio di papa Gregorio
(san Gregorio Magno), perchè questa musica sacra, che da
lui prenderà il nome di "canto gregoriano" acquisti
una connotazione ben precisa sia per tecnica che per regole liturgiche.
Con il passare dei secoli questa musica monodica viene sostituita
da melodie polifoniche con elaborazioni non sempre consone all'impiego
liturgico. Sarà Pierluigi da Palestrina (1523 - 1594) che
detterà i canoni a cui nei secoli successivi si ispireranno
i maggior autori di musiche sacre. Il termine "schola cantorum"
indica anche il luogo che accoglie i cantori. In alcune chiese è
situata in fondo alla stessa su un soppalco in cui troviamo anche
l'organo, mentre in altre è posta dietro all'altare maggiore.
Scribitur ad narrandum, non ad probandum:
Si scrive la storia per raccontare, non per provare.(Quintiliano
Institutio oratoria, libro X).
"La storia "dice Quintiliano" è simile
ad un'opera poetica, quasi una poesia senza metrica. Si scrive la
storia per raccontare, non per provare e l’opera intera non
viene composta per un uso immediato o una battaglia presente, ma
per il ricordo della posterità... Di parere simile
sembra essere Cicerone, che definendo la storia "magistra
vitae" lascia al lettore l'interpretazione della stessa,
e Plinio il giovane che nell'"Epistularum Libri Decem -
Liber V" scrive che "Historia
quoquo modo scripta, delectat" (= la storia in qualunque
modo sia scritta, è piacevole).
Sedet aeternumque sedebit:
Siede e siederà in eterno. (Virgilio, Eneide, VI,
617).
Virgilio allude al supplizio dì Teseo che, sceso nell’ inferno per
rapire Persefone, moglie di Ades, fu da questi condannato a sedere
sopra un macigno dal quale non potè più rialzarsi. Ma la sentenza
non ebbe il suo pieno effetto, perchè venne poi Ercole a liberarlo.
Semel abbas, semper abbas:
Abate una volta, abate per sempre (Ignoto)
"Abbas: vocabolo aramaico che significa padre" era
il titolo che in epoca merovingia (sec. VI d.C.) veniva dato ai
sacerdoti preposti ad una chiesa. Con la nascita degli ordini monastici
venne così chiamato il capo o fondatore del monastero. Inizialmente
eletto dai monaci e confermato dal vescovo anche alla figura dell'abate
in seguito vennero concessi i privilegi vescovili. Per la chiesa
cattolica l'ordinazione sacerdotale riveste carattere eterno: il
sacerdote pertanto che intende tornare allo stato laico potrà
chiedere la dispensa alla santa Sede dal "ministero sacerdotale
attivo", ma ciò non significa che possa venire annullato
il sacramento ricevuto.
Semel in anno Iicet insanire:
Una volta all'anno è lecito fare baldoria.
Sentenza divenuta proverbiale nel Medioevo e usata, con leggere
varianti, da vari autori: Seneca, Sant’Agostino, ecc. Orazio la
fece propria nella sostanza cambiandone la forma: "Dulce
est desipere in loco (Carm., IV, 13, 28)". (=È cosa dolce
ammattire a tempo opportuno).
Semper ad eventum festinat:
Sempre si affretta verso la soluzione (Orazio Ars Poetica v.148).
Troviamo l'uso di questo detto in una lettera del Metastasio. "Non
vi è quasi scena senza qualche peripezia;" scriveva
al fratello Leopoldo nel 1752 "non vi è peripezia senza
preparazione, non vi è il minimo ozio: l'azione "semper
ad eventum festinat", e l'agitazione s'accresce sino all'ultimo
verso del dramma. Certamente Orazio non avrebbe dato simile indicazione
se avesse avuto la possibilità di vivere al tempo delle telenovele,
dove unica preoccupazione degli autori è ritardare quanto
più possibile la soluzione.
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