Sutor, ne supra crepidam...!
Stallum in choro et locum in capitulo:
Avere uno scranno nel coro e un posto nel capitolo
(autore ignoto).
Espressione ecclesiastica che incontriamo nei Decretali di
papa Gregorio IX, testi legislativi emanati da pontefici e successivamente
confluiti nel "Corpus iuris canonici". "Scranno
nel coro" e "posto nel capitolo" sono
due figure retoriche usate per indicare "la persona" del
canonico della cattedrale. Si trattava di ecclesiastici che avevano
tra i principali doveri la recita dell'ufficio divino "in
coro" e formavano un "collegio/capitolo"
che inizialmente aveva addirittura l'autorità di eleggere
il vescovo, di condizionarne le scelte e, in caso di sede vacante,
di sostituirlo in toto. Equivale quindi nell'uso quotidiano alla
espressione italiana: detenere le leve del potere o essere nella
stanza dei bottoni!.
Stat sua cuique dies:
E' fisso per ognuno il suo giorno (Virgilio Eneide libro X)
Troviamo questa frase nella descrizione del duello tra Pallante
e Turno. Il giovane troiano rivolge una preghiera ad Ercole, un
giorno ospite di suo padre, affinché guidi la sua arma. Vane
sono le suppliche che Ercole rivolge a Giove. Il Dio gli ricorda
di essere anch'egli impotente di fronte al volere del fato: Stat
sua cuique dies, breve et irreparabile tempus omnibus est vitae
(=È fisso a ciascuno il suo giorno, è breve per tutti,
e non revocabile). Pallante primo scaglia la lancia contro Turno,
ma questa dopo averne perforato lo scudo sfiora solo la spalla dell'avversario.
La lancia invece del re dei Rutuli affonda nel petto del giovane
uccidendolo.
Statu quo:
Nella condizione in cui(si trova).
L'espressione completa "in statu quo ante" significa
nella stessa condizione in cui si trovava prima. Espressione mutuata
dal linguaggio giuridico e diplomatico con la quale si indica che
una situazione, modificatasi in seguito a determinati avvenimenti,
ritorna ad essere esattamente come prim Dal linguaggio diplomatico
è passata all’uso comune e familiare, nel quale significa che una
cosa rimane allo stato in cui si trovava prima.
Stude sapientiae:
Ama lo studio. (Proverbi, XXIII, 30).
È un monito della Sacra Scrittura, che si trova nel libro dei Proverbi,
attribuito a Salomone. cercando di ricordare che lo studio dev’essere
diretto non già al buon successo nella scuola, ma alla pratica della
vita: "Non scholae, sed vitae discimus".
Studia adolescentiam alunt, senectutem oblectant:
Gli studi alimentano la giovinezza e rallegrano la vecchiaia. (Cicerone,
Pro Archia, VII, 16).
Sentenza che, nella seconda parte, si può intendere in due modi:
cioè sia che gli studi sono un conforto anche nell’età senile, sia
che gli studi fatti in gioventù preparano una vecchiaia decorosa
ed agiata.
Stultorum numerus est infinitus:
Infinito è il numero degli stolti. (Antico Testamento Ecclesiaste,
1, 15)
I pensieri espressi in questo libro della sacra Bibbia, erroneamente
attribuito al re Salomone, rivelano una mente che medita i problemi
fondamentali della vita e pur non sapendo o volendo dare una soluzione
agli stessi constata con rassegnazione la assoluta nullità
di tutto ciò che è terreno. I suggerimenti dell'autore
a prendere dalla vita quel poco che essa è in grado di offrire
e di questo poco goderne, sembrano scaturire da una profonda e pacata
conoscenza che egli ha del mondo.
Stultum consilium non modo effectu caret, sed ad perniciem quoque
mortales devocat:
Un consiglio stolto, non solo non ottiene buoni risultati, ma porta
gli uomini alla rovina. (Fedro).
Questa morale si trova nella favola: I cani affamati.
Stultus quoque, si tacuerit, sapiens reputabitur et, si compresserit
labia sua, intellegens: Anche lo stolto, se tacerà,
sarà considerato saggio ed intelligente se terrà chiuse
le sue labbra, (Antico Testamento Proverbi 17, 28).
Il libro dei "Proverbi" rappresenta un'ampia raccolta
di sentenze, motti e aforismi a carattere didattico. Si ritiene
che parte di questa raccolta sia dovuta al re Salomone noto per
la sua sapienza e per la sua sagacia. Il detto è molto simile
al nostro proverbio: "un bel tacer non fu mai scritto"
e "il silenzio è oro". Detto segnalato
da Alberto Di S.
Sub iugum miserunt:
Li fecero passare sotto il giogo. (Eutropio, Breviario, I,
9).
Passare sotto il giogo era per i Romani la più grande umiliazione,
che gettava un’ ombra di disonore su tutta la vita, come segno di
sconfitta patita. La subirono, come narra Eutropio, i consoli T.
Veturio e S. Postumio, con l’esercito romano, alle Forche Caudine
(Gola di Montesarchio) per opera dei Sanniti. La frase si ripete
per alludere a una qualche sconfitta.
Vedi anche"obtorto collo"
Sub lege libertas:
La libertà sotto la legge.
Proverbio antico. La libertà deve essere moderata dalle leggi dello
Stato, per non degenerare in licenza.
Successor est missus: Fu inviato il successore.
(Eutropio, Breviario, VI, 9).
Mentre Lucullo, condottiero Romano, passando di vittoria in vittoria,
preparava una spedizione contro i Persiani, fu sostituito da un
altro generale. Ad episodi di questo tipo allude anche Virgilio
con quel verso: "Carpent tua poma nepotes" che
può essere tradotto: "Altri mieteranno dove tu hai seminato;
altri mangeranno il frutto dei tuoi sudori".
Successus ad perniciem multos devocat:
Il successo apre a molti la strada per la perdizione.(Fedro).
È dimostrato con la favoletta di quel petulante che, tirato un sasso
ad Esopo non solo si sentì rispondere "bravo" ma ebbe
anche dallo stesso in premio una moneta. "Mi dispiace",
aggiunse dispiaciuto il poeta , "di non aver altro, ma vedi
quel ricco e potente signore che viene verso di noi? Tiragli una
pietra e ne riceverai un premio". Infatti, a titolo di premio,
quell' importuno venne crocifisso.
Successus improborum plures allicit:
La fortuna dei malvagi è una brutta seduzione per molti.
(Fedro)
Fedro ricava questa morale dalla seguente favola: Un tale, attaccato
da un cane furibondo, gli gettò un pane bagnato del suo sangue,
che si riteneva essere in simili casi un rimedio infallibile. Ma
Esopo gli disse: Per carità, non farti vedere dagli altri cani,
perché vedendo che questo è il premio che diamo loro,
ci mangeranno vivi!
Sufficit diei malitia sua:
Ad ogni giorno basta il suo affanno (Nuovo Testamento Mt. 6,33).
"Nolite ergo esse solliciti in crastinum crastinus enim dies
sollicitus erit sibi ipse: sufficit diei malitia sua" (=Non
preoccupatevi dunque per il domani, poiché il domani sarà
sollecito di sè stesso: a ciascun giorno basta il suo affanno).
E' l'invito di Gesù ad evitare vane ed eccessive preoccupazioni.
E' lecito per ogni uomo prudente porsi simili domande, ma occorre
evitare l'ansia tormentosa per le necessità materiali dimenticando
che sopra alle umane vicende c'è la Provvidenza del Padre.
Ben diverso dal "Carpe diem" di Orazio che
suggerisce di vivere alla giornata credendo il meno possibile nell'indomani.
Non dobbiamo preoccuparci per gli eventuali mali futuri; basta rassegnarci
a sopportare la croce quotidiana. In altre parole è l’antico nostro
proverbio: "Non fasciarsi la testa prima d’averla rotta".
Sui generis:
Di un genere tutto suo
L'espressione è usata sia come sinonimo di strano,
cervellotico o bizzarro sia per denotare caratteristiche peculiari
di cose o persone. Come capo quello è bravissimo anche se
un pò "sui generis", il profumo della
rosa è inconfondibile , è veramente "sui
generis"
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