Sutor, ne supra crepidam...!
Summum ius, summa iniuria:
Eccesso di giustizia, eccesso d'ingiustizia. (Cicerone, De
officiis, I, 10, 33).
Quando l’applicazione delle leggi è eccessivamente severa, non si
ha più un freno o un giusto castigo
Sunt lacrymae rerum:
Vi sono lacrime per le nostre disgrazie. (Virgilio, Eneide,
I, 462).
Sono parole di Enea al fedele Acate. Dando alla frase un senso diverso
da quello virgiliano, si cita per dire che talora anche le cose
inanimate sembrano piangere sulla infelicità dell'uomo.
Sunt quos curriculo pulverem olympicum collegisse iuvat:
Ci sono coloro che amano sollevare sotto le ruote di un carro la
polvere olimpica (Orazio, libro I, ode I, v. 3).
Tante sono le ambizioni umane e ognuno , per propria indole,
è portato a soddisfarne talune piuttosto che altre. Per Orazio
consiste nell'essere annoverato tra la schiera dei grandi poeti,
ed è sua convinzione che solo attraverso le proprie opere
poetiche riuscirà a conseguire quella fama immortale che
altri cercano in cento altri modi diversi: nella politica, nel comando
militare, nei giochi del circo o, come dice con l'espressione citata,
nelle competizioni olimpiche.
Supremum vale:
Addio per sempre. (Ovidio, Metamorfosi, X, 62)
Il Poeta mette la frase in bocca di Orfeo che perde per la seconda
volta, e questa volta per sempre, la sua diletta Euridice. Nell’uso
comune si adopera col significato di rinunziare a qualche persona
o a qualche cosa per sempre e completamente.
Surge et ambula:
Alzati e cammina (Nuovo Testamento Mt. 9,5).
Assistiamo ancora ad una presa di posizione di Cristo nei confronti
degli Scribi dubbiosi del suo operato e contrari al suo insegnamento.
Siamo a Cafarnao e gli viene presentato un paralitico chiedendogli
di guarirlo. Scrive l'evangelista che Gesù dice al paralitico:
"Abbi fiducia, i tuoi peccati ti sono perdonati" e rivolto
agli Scribi che in cuor loro pensavano "costui bestemmia"
rispose "Quid est facilius dicere dimittuntur tibi peccata
aut dicere surge et ambula" (=E' più facile dire
ti sono rimessi i tuoi peccati o dire alzati e cammina).mostrando
che chi poteva compiere un miracolo di quel genere aveva anche il
potere di perdonare i peccati.
Sursum corda:
in alto i cuori!
L'espressione è tratta dalla santa Messa quando ancora era
utilizzata nella celebrazione la lingua latina. Al termine dell'Offertorio,
momento liturgico in cui il celebrante riceveva il pane ed il vino
per il sacrificio eucaristico, veniva recitata sopra le offerte
una preghiera detta "segreta". Occorre ricordare
che nell'antichità i fedeli, a questo punto della messa,
offrivano anche quanto concorreva al mantenimento del sacerdote
e dei più indigenti. Nella eventualità che le offerte
fossero eccessive, il sacerdote separava quelle che dovevano servire
al sacrificio e su di esse recitava una preghiera detta "Oratio
super secreta" (preghiera sopra le offerte separate) e
al termine di questa invitando i fedeli ad innalzare i cuori al
cielo lodando il Signore iniziava la parte della santa Messa conosciuta
come Canone.
Nel linguaggio comune la frase si cita per far coraggio a chi è
abbattuto o è stato colpito da qualche lutto, come per dire: Al
cielo lo sguardo! Su con la vita, fatti coraggio!
Sus Minervam docet:
Il porco fa da insegnante a Minerva (dea della sapienza) (Cicerone
Academica Libro I , 5).
La frase da cui è stato estrapolato il detto suonava così:"nam
etsi non sus Minervam ut aiunt, tamen inepte quisquis Minervam docet."
(= infatti anche se non è il maiale a dare consigli a Minerva
come si è soliti dire, tuttavia a sproposito chiunque di
sente in dovere di farlo). L'espressione è rivolta a quanti,
pur inesperti, si atteggiano a maestri e sintetizza il nostro detto:
chi sa fa e chi non sa insegna!
Sustineas tibi habitu esse similes, qui sint virtute impares:
Sopporta che ti siano pari nella dignità quelli che sono
inferiori a te per valore. (Fedro).
È una filosofia molto necessaria per la tranquillità della vita.
Fedro la deriva dalla favoletta delle Capre che, avendo ottenuto
da Giove "l’onor del mento", cioè la barba, provocarono
la gelosia dei caproni ritenendosi sminuiti nelle loro prerogative
mascoline. Viene a proposito il proverbio: La barba non fa il filosofo
Sustine et abstine:
Sopporta (il dolore) ed astieniti (dai beni terreni) (Epitteto 50
- 125 d.C.).
E' condensata in questa massima la dottrina stoica di questo filosofo
greco vissuto a Roma ai tempi di Nerone. Il suo pensiero e la sua
dottrina ci sono pervenuti grazie agli appunti di Arriano di Nicomedia
suo discepolo. Fondamento del pensiero di Epitteto consiste nel
badare a sé stesso raggiungendo il dominio sulla volontà
e dominare il desiderio occupandosi solo delle cose che è
in nostro potere fare.
Sutor, ne supra crepidam!:
Calzolaio, non oltre la scarpa. (Plinio, Storia Nat.,
35).
È la famosa risposta data dal pittore Apelle al calzolaio che, dopo
aver criticato una calzatura di un suo quadro, ne criticava anche
altre parti per le quali non era affatto competente. Si ripete il
proverbio all’indirizzo di persone che danno giudizi a vanvera,
pur non avendo alcuna conoscenza specifica dell'argomento.
Suum cuique decus posteritas rependit:
I posteri rendono a ciascuno il proprio onore.
Il tempo è buon giudice, e mette in chiaro i meriti o demeriti di
tutti gli uomini.
S.V.B.E.E.V.:
Se stai bene sono contento, io sto bene.
Era questo il modo per i romani di iniziare una lettera:
Si vales bene est, ego valeo. In chiusura di lettera invece
veniva usata l'espressione "vale" (sta bene)
oppure "cura ut valeas"che equivale al nostro
cerca di star bene. Altra espressione di saluto sarebbe anche "aeternum
vale"o "supremum vale" (=stai bene
in eterno) ma considerando che veniva pronunciata sulla salma di
un proprio caro per augurargli il riposo eterno... ne era sconsigliato
l'uso nella corrispondenza tra amici.
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