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Ultima modifica: 06.10.2007
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tab-tes th-tu
Sutor, ne supra crepidam...!

Thàlassa! Thàlassa!:
Il mare ! Il mare ! (Senofonte Anabasi libro IV 7, 28).

Non è latino ma greco, e questo non sarebbe il suo posto, ma dopo aver fatto una eccezione per "Eureka" mi sono chiesto: perchè escludere questo? E' il grido che Senofonte nell'Anabasi racconta rimbalzasse di bocca in bocca tra i soldati arrivando sulla sommità del monte Theche.
Si trattava di un contingente di circa 10.000 greci che guidati da Clearco erano stati assoldati da Ciro il Giovane per combattere il fratello Artaserse. A Cunassa, nello scontro finale, Ciro rimase ucciso e i Greci, che non avevano subito gravi perdite se non quelle dei loro comandanti, rifiutarono di arrendersi e guidati da Senofonte iniziarono tra mille difficoltà la marcia di ritorno che durò oltre sedici mesi tra i deserti e le montagne dell'Asia. La gioia che essi provarono alla vista del mare fu pari a quella che prova un naufrago alla vista... della terra.

Tibi dabo:
Ti darò...
Troviamo simile espressione nel vangelo di Matteo, sia in occasione delle tentazioni a Cristo da parte del demonio:"Haec tibi omnia dabo, si cadens adoraveris me" (=Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai -Nuovo testam. Mt. 4,9) sia nel momento in cui Gesù conferisce a Pietro la supremazia su tutti gli altri apostoli e sulla futura Chiesa "Tibi dabo claves regni caelorum" (=Ti darò le chiavi del regno dei cieli - Nuovo testam. Mt 16, 15-19).

Timeo Danaos et dona ferentes
:
Temo i Greci anche quando portano doni. (Virgilio, Eneide, Il, 49
).
Sono parole che Laocoonte ripete insistentemente ai Troiani, per dissuaderli dall’introdurre fra le mura della città il famoso cavallo ideato dalla mente astuta di Ulisse e costruito a tempo di ricord (in soli tre giorni da Epeo). L'indovino (diversamente che indovino sarebbe) sa che si tratta di un inganno, ma la folla come sempre seguirà quanto le suggerisce l'istinto e non la ragione. E' proprio su questo atteggiamento che aveva fatto leva Ulisse nell'attuare il suo piano che porterà alla distruzione di Troia.

Timeo hominem unius libri
:
Temo l'uomo di un solo libro. (S. Tommaso d’ Aquino).

Sentenza con la quale l' Aquinate esprimeva la forza e la competenza che acquista in un dato argomento, in una data professione, chi si è coltivato unicamente, e quindi profondamente, in essi. Qualcuno però la vuol interpretare con senso opposto: "a chi è digiuno di cultura", quasi che "homo unius libri" volesse significare "ignorante".

Tolle
!:
Toglilo! (Nuovo Testamento Lc. 23,18,Gv 19,15).

La scena si svolge davanti a Ponzio Pilato che facendo riferimento alla tradizione che imponeva in occasione della Pasqua Giudea di liberare un condannato a morte chiede alla folla di scegliere tra Gesù e Barabba. Tutta la folla gridò a gran voce"Clamavit autem simul universa turba dicens ": "tolle hunc et dimitte nobis Barabbam" (=Tira via costui e liberaci Barabba).

Totam aeque vitam miscet dolor et gaudium
:
La vita è un giusto miscuglio di dolori e di gioie.
(Fedro).
Fedro nella favoletta da cui ricava tale massima dà questo consiglio: "Parce gaudere oportet et sensim queri". Bisogna moderarsi nel godere e frenarsi nelle lamentele.    

Trahit sua quemque voluptas
:
Ciascuno ha le proprie inclinazioni.
(Virgilio, Egloghe, Il, 65).
E il Manzoni, al cap. VII dei Promessi Sposi, parlando del ragazzetto Menico, ce lo dipinge appunto per mezzo della sua inclinazione particolare: "Bisogna saper che Menico era bravissimo per fare a rimbalzello; e si sa che tutti, grandi e piccoli, facciam volentieri le cose alle quali abbiamo abilità: non dico quelle sole".

Transeat
:
Passiamo oltre.

Comune modo di dire quando si intende soprassedere ad una discussione o ignorare un fatto o un argomento che riteniamo di scarso interesse. Equivale al nostro "chiudiamo un occhio" , lasciamo perdere, non insistiamo, passiamo oltre..."

Tua res agitur
:
Si tratta di un tuo problema (Orazio Epistolarum liber I

Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet, et neglecta solent incendia sumere vires. =Si tratta anche di un problema tuo quando brucia la parete che confina con la tua, gli incendi trascurati acquistano forza). Quante volte ci sarà capitato di esclamare: "in fondo non non sono problemi miei!" mentre è proprio questo che il poeta ci invita a non pensare. Possiamo affermare che le guerre in atto e le carestie che ciclicamente colpiscono i paesi più poveri non ci interessano, che il progressivo inquinamento del nostro pianeta, di cui ognuno di noi anche se in minima parte è responsabile non ci tocca purché non ci venga chiesto di rinunciare alle nostre abitudini, e non ci chiediamo quale tipo di vita consegneremo ai nostri figli tanto, in fondo ... "non nostra res agitur".

Tu es ille vir
:
Sei tu quell'uomo. (Antico Testamento Samuele libro II 12,7).
Al re Davide, che per potere convivere con Betsabea moglie di Uria, ne aveva fatto uccidere il marito Dio invia il profeta Natan per invitarlo a pentirsi del peccato commesso. In una città - racconta il profeta - vivevano due uomini, uno ricchissimo con pecore e buoi in gran quantità e uno poverissimo, padrone di un'unica pecorella che allevava come una figlia. Giunto un pellegrino alla casa del ricco, questi in suo onore allestì un banchetto e, per risparmiare le proprie, uccise la pecorella del povero. Sentendo queste parole il re Davide si adirò e disse al profeta:"... Chi ha fatto questo è reo di morte, restituirà il quadruplo di quanto sottratto..." Al termine della regale sfuriata Natan lo raggelò con queste poche parole :"tu es ille vir!". Abbastanza simile come significato è anche il detto: "Mutato nomine, de te fabula narratur

Tulit alter honores
:
Un altro ebbe gli onori (a lui non dovuti).
(Virgilio).
Il verso completo è questo: "Hos ego versiculos feci, tulit alter honores", dal quale si rileva che il Poeta si lamentava che alcuni suoi versi gli fossero stati rubati e fatti passare sotto altro nome. In generale la frase si cita quando uno raccoglie ove altri hanno seminato.  

Tu ne cede malis, sed contra audentior ito
:
Non lasciarti opprimere dalle calamità, ma va loro incontro coraggiosamente.
(Virgilio, Eneide, X, 30).
Senza sforzo, senza sacrificio, generalmente non si progredisce nella vita.

Tu quoque Brute fili mi!
:
Anche tu Bruto figlio

Doloroso rimprovero di Cesare, colpito dal pugnale del figlio adottivo Bruto, che si era unito ai congiurati assassini. L’esclamazione, normalmente abbreviata in ricorre ogni qualvolta un amico ci tradisca e si trovi nel numero dei nostri nemici.

Turba medicorum perii:
Sono morto a causa dei troppi medici (che mi hanno curato).
Arguto detto di origine incerta. Lo troviamo citato in una lettera che Petrarca scrisse ai primi di marzo del 1352 a papa Clemente VI ammalato di tumore. Ricordando l'epitaffio voluto da un imperatore: "Turba medicorum perii" (= Sono morto d'una folla di medici) gli suggeriva di guardarsi dalle cure inflitte dai tanti medici presenti al suo capezzale. "So - scriveva infatti- che il tuo letto è assediato dai medici, e questa è la prima ragione del mio timore. Contrastanti fra loro sulle singole cure, vani di novità, .... ....Ma poiché non abbiamo il coraggio di vivere senza medici, sceglitene uno solo, non valente di chiacchiere ma per scienza e fedeltà".
Sul WEB (relata refero) la paternità del detto viene assegnata all'imperatore Adriano e, sempre sullo stesso sito, ho trovata un'altra perla di saggezza che sconsiglia il fai da tè e la faciloneria:"Turba remediorum perii" (= Sono morto per la eccessiva quantità di medicine).

Detto segnalato da William L.

 
Turris eburnea
:
Torre d'avorio (Antico Testamento Cantico dei Cantici 7, 3-4)

Il libro sacro da cui viene presa questa espressione presenta una certa atipicità nel contesto biblico. Parla dell'amore tra uomo e donna con un linguaggio piuttosto esplicito per quei tempi ed appunto per questo corse il rischio di essere escluso dall'elenco dei libri sacri. "...duo ubera tua sicut duo hinuli gemelli capreae collum tuum sicut turris eburnea ..." (=...I tuoi seni sono come due caprioli gemelli, il tuo collo come torre di avorio...).
L'espressione "Turris eburnea" è un attributo di Maria nelle Litanie Lauretane, così chiamate dal santuario di Loreto dove sono nate. Ne indica la grandezza, la fede incrollabile, la sicurezza per chi si affida a lei, punto di riferimento come solo una costruzione di rilucente avorio facilmente individuabile nel pericolo.
Il rovescio della medaglia lo si ha invece nell'espressione: richiudersi nella propria "turris eburnea" ad indicare un totale rifiuto a relazionarsi con la realtà esterna.

...Tuta est hominum tenuitas, magnae periclo sunt opes obnoxiae
:...
La mediocrità è al sicuro, le grandi ricchezze sono esposte ai pericoli.
(Fedro).
Morale della favoletta "I due muli", uno dei quali portava oro, l’altro orzo. Al sopraggiungere dei ladri, il primo fu derubato e ferito, mentre il secondo non fu degnato d’uno sguardo, e rimase incolume con il suo carico.
tab-tes th-tu
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