Sutor, ne supra crepidam...!
Una salus victis, nullam sperare salutem:
L'unico vantaggio dei vinti , è quello di non sperare nella
salvezza.(Virgilio, Eneide, Il, 354)
E' in altre parole il coraggio della disperazione. Ed è appunto
questo che Enea cercava d' infondere nei suoi compagni durante l'ultima
cruenta anche se inutile difesa di Troia.
Una tantum:
Solamente una volta!
Poiché mal interpretata tale espressione risulta essere
universalmente nota, temuta e.... odiata. Credo sia inutile elencare
la litania di "una tantum" che da anni vengono
imposte ai cittadini con carattere eccezionale ma mai abolite, trasformando
una cosa fatta in via straordinaria in una consuetudine o se preferiamo
in una tassa vera e propria.
Unguibus et rostro:
Con le unghie e con il becco.
Motto derivato dall'uso degli uccelli che normalmente si difendono
con le unghie e con il becco . Nel linguaggio corrente la frase
significa difendersi con ogni mezzo.
Unum pro multis dabitur caput:
Una sola vittima per la salvezza di molti (Virgilio Eneide libro
V v. 815).
Chissà se anche Palinuro, inconscia vittima predestinata,
la pensava allo stesso modo. La frase, pronunciata da Nettuno, vuole
rassicurare Venere che la flotta troiana raggiungerà il Lazio
con una traversata resa sicura dal dio del Mare che chiederà,
come unico sacrificio, la vita di una sola persona: Palinuro appunto
timoniere della nave di Enea.
Troviamo nel Vangelo di Giovanni (Gv 11,50) un analogo concetto
espresso da Caifa nei confronti di Gesù: "nec cogitatis
quia expedit nobis ut unus moriatur homo pro populo et non tota
gens pereat?" (=non considerate come sia preferibile che
muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera?).
Il particolare di Caifa è ricordato anche da Dante al canto
XXIII dell'Inferno: "Quel confitto che tu miri, consigliò
i Farisei che convenìa porre un uom per lo popolo a' martìri".
Urbi et orbi:
Alla città di Roma ed al mondo.
Intestazione di Bolle o altri Atti papali, o di benedizioni dirette
al mondo intero. Nel linguaggio corrente, pubblicare una cosa Urbi
et orbi è lo stesso che pubblicarla ai quattro venti. Si usa comunemente
in tono di scherzo.
Ut enim non omne vinum, sic non omnis natura vetustate coacescit:
Come infatti non tutti i vini così non tutti i i caratteri
inacidiscono con il passare degli anni (Cicerone Cato Maior De senectute
65).
Tutti sappiamo che il vino buono, se ben conservato migliora
con il passare degli anni mentre il carattere delle persone è
quasi impossibile migliori nel tempo ed è forse questo il
motivo per cui Cicerone, da buon avvocato, cerca di mostrarci il
solito bicchiere mezzo pieno. Se è vero infatti che nessun
carattere può migliorare è pur vero che non tutti,
forse, peggiorano.
Utilius homini nihil est quam recte loqui...sed
ad perniciem solet agi sinceritas:
Non vi è cosa più utile all'uomo che la franchezza
nel parlare, ma la sincerità suole finire con il danno.(Fedro).
In altri termini è il proverbio che forse è preso da Terenzio: "Obsequium
amicos, veritas odium parit" (Andria, a. I).
Ut pictura poesis:
La poesia è come la pittura. (Orazio, A. Pisone,
361)
Il Poeta spiega che esiste un tipo di poesia che piace maggiormente
se vista da vicino, ed un'altra che piace solamente se guardata
da lontano come avviene per la pittura.
Ut sementem feceris ita metes:
Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato (Cicerone De oratore
2 LXV 261).
"Dic mihi, inquit, M. Pinari, num, si contra te dixero,
mihi male dicturus es, ut ceteris fecisti? Ut sementem feceris,
ita metes inquit" (=Dimmi Pinario - chiese - se dirò
qualche cosa contro di te, tu sparlerai di me come hai fatto con
altri? "Mieterai -risponde Pinario - ciò che hai seminato).
Proverbio condivisibile quando equivale al nostro modo di dire:
"chi semina vento raccoglie tempesta", ma non certamente
quando si vuole colpevolizzare il seminatore per l'insoddisfacente
risultato finale dimenticando che gran parte del merito o della
colpa ricade sul terreno in cui il seme è caduto. Chi non
ricorda a questo proposito la parabola del seminatore? ... Parte
dei semi cadde lungo la strada e fu beccati dagli uccelli, parte
cadde tra i sassi o tra le spine e fu bruciata dal sole o soffocata
dai rovi... anche quella che cadde in terreno buono non diede lo
stesso raccolto "ea alia vero ceciderunt in terram bonam et
dabant fructum aliud centesimum aliud sexagesimum aliud tricesimum"
e diede il frutto dove il cento, dove il sessanta e dove il trenta,
infatti come scriveva san Tommaso d'Aquino: "Quidquid recipitur,
ad modum recipientis recipitur".
Ut sis nocte levis, sit tibi cena brevis:
Affinché la notte sia leggera, fai una cena breve( Scuola
Salernitana - Regimen Sanitatis Salernitanum VII De cena).
"Ex magna cena stomacho fit maxima poena" (=Una
cena troppo sostanziosa è un grande fatica per lo stomaco),
quindi"ut sis nocte levis, sit tibi cena brevis".
Massima salutistica da tenere in considerazione ancor oggi e, come
si può vedere, già la dietetica faceva timidamente
una prima apparizione.
|