Sutor, ne supra crepidam...!
Vires acquirit eundo:
Acquista le forze camminando. (Virgilio, Eneide, IV, 175).
Il Poeta parla qui della fama, che tanto più cresce quanto più si
diffonde. Per questo un nostro proverbio dice: "Acquista fama
e dormi", intendendo che penserà essa a far i tuoi interessi.
Viribus unitis:
Con L'unione delle forze.
Nome della corazzata austriaca affondata dal maggiore Rossetti e
dal tenente medico Paolucci nelle acque di Pola il 31 ottobre 1918.
La locuzione si ripete come appello alla concordia, all’unione,
base fondamentale per la buona riuscita in tutte le imprese.
Virtus post nummos!:
L'onestà dopo i soldi! (Orazio Epistularum liber I, v. 55)
"O cives, cives, quaerenda pecunia primum est ; virtus
post nummos !" (=Cittadini, cittadini occorre innanzitutto
chiedere denaro, l'onestà viene dopo i soldi). Il termine
"pecunia" deriva dal latino pecus=bestiame, in quanto
la ricchezza degli antichi, legati all'agricoltura e all'allevamento
avevano come unica fonte di reddito gli animali. Concetto opposto
a quanto espresso da Orazio sarebbe "ante lucrum nomen"
ma è troppo recente per essere apprezzato dai... romani.
.
Virtute duce, comite Fortuna:
Se ciò che guida è la virtù, compagna della
vita sarà la Sorte... (Cicerone, Epist. fam., X, 3).
Abusato motto che troviamo sia nell'araldica che in tanti stemmi
militari.
Per i latini il termine "Fortuna" non ha alcuna
connotazione nè positiva nè negativa, e pertanto il
termine deve intendersi come "sorte, destino".
Virtutis expers verbis iactans gloriam ignotos fallit, notis est
derisui:
Chi manca di valore, e tuttavia esalta le sue opere, inganna chi
non lo conosce, ma viene deriso da chi sa valutarlo. (Fedro).
È la morale derivata dalla favola: "L’ asino e il leone alla
caccia", dove l’asino spaventa con i suoi fortissimi ragli
le fiere per farle prendere dal leone. Ad impresa finita, l’asino
chiede quale impressione gli abbiano fatto i suoi ragli. "Terribile!
- rispose il leone - se non avessi saputo chi eri, sarei fuggito
anch’io!".
Vixi, et, quem dederat cursum fortuna, peregi!:
Ho vissuto (la mia vita) e ho compiuto il percorso che il destino
mi ha assegnato (Virgilio Eneide libro IV v. 654).
Sono le parole pronunciate dalla regina Didone prima di uccidersi:
aveva portato in salvo i suoi concittadini, aveva fondato una città
e ne aveva visto crescere giorno dopo giorno il potere, aveva vendicato
il marito Sicheo... poi era arrivato un esule troiano e ora, per
un momento di umana debolezza, vinta nel suo orgoglio di donna innamorata
altra soluzione non trova che trafiggersi con un pugnale.
Vive in dies et horas; nam proprium est nihil:
Vivi giorno per giorno, ora per ora; perchè nulla ti appartiene
(dall'epitaffio di Prima Pompea I / II sec. a.C.).
Simile espressione non si discosta troppo, quanto a significato,
da quel tanto più famoso "Carpe diem" di
Orazio. Si tratta ovviamente di una visione pagana della vita, oltre
alla quale si ritiene null'altro esista e occorre pertanto prendere
ogni giorno il massimo che ci viene regalato.
Vivit sub pectore vulnus:
La ferita sanguina nell'intimo del cuore. (Virgilio,
Eneide, IV, 67).
Il Poeta allude alla passione di Didone per Enea, passione che la
porterà in seguito alla disperazione. Si cita a proposito di passioni
forti, violente, che lasciano una impronta indelebile.
Volenti non fit iniuria:
A chi acconsente, non si fa ingiuria.
Principio di giurisprudenza che nega l’esistenza dell’offesa quando
una persona ha consentito ad un’azione. Chi consente, non ha più
diritto di lamentarsi.
Vox clamantis in deserto:
Voce di chi grida nel deserto. (Nuovo testam Mt., III, 3).
Parola dette da Gesù Cristo a proposito della predicazione fatta
da S. Giovanni Battista nel deserto. Comunemente però la frase si
cita con altro significato, alludendo a persona che non è
ascoltata.
Vox faucibus haesit:
La voce mi si arresta in gola (Virgilio, Eneide libro III,
v. 48).
Fuggiti da Troia in fiamme, prima meta dei profughi Troiani tè
la Tracia ma un orribile prodigio li persuade ad andarsene da quella
terra maledetta. Mentre Enea strappa fronde si mirto da un cespuglio
per adornarne un altare, dai rami spezzati colano gocce di sangue.
"Steterunt comae et vox faucibus haesit" (=I
capelli gli si rizzano sul capo e la voce gli si arresta in gola)
quando scopre che quei rami altro non sono che le membra di Polidoro
figlio di Priamo che, mandato dal padre presso il cognato re della
Tracia, da questi fu ucciso per impadronirsi delle ricchezze che
aveva portato da Troia.
Vox populi, vox Dei:
Voce di popolo, voce di Dio.
Nei Promessi Sposi incontriamo questa espressione al cap. XXXVIII
sulla bocca di don Abbondio mentre intona un peana in onore del
marchese che, morto don Rodrigo (finalmente), ne aveva ereditato
i beni (E anche se io stessi zitto , già non servirebbe a
nulla, perché parlan tutti; e vox populi, vox Dei).
Antico proverbio che stabilisce la verità d’una cosa, quando il
popolo è concorde nell’ affermarla. Per questo si attribuisce comunemente
il marchio della verità ai proverbi coniati dall’esperienza e dalla
logica popolare. Si recita spesso in adunanze, quando la maggior
parte dei convenuti è d’accordo su un determinato argomento. Non
dello stesso parere è il Manzoni quando, sempre nello stesso
romanzo al cap. XXXI scrive a proposito della peste: "Molti
medici ancora, facendo eco alla voce del popolo (era, anche in questo
caso, voce di Dio?), deridevan gli augùri sinistri,...".
Come può essere che un proverbio, tra i più usati
ed abusati, possa contenere ben due rischi di errore? infatti chi
ha autorità e responsabilità, sbaglia nel dar retta
alla voce del popolo quando, quest'ultimo, non ha saputo interpretare
in modo oggettivo... la voce di Dio!
Vulgare amici nomen, sed rara est fides:
Frequente il nome di amico, ma la fedeltà è rara.
(Fedro).
Un tale vedendo la casetta che Socrate s’era fatto costruire chiese:
"Come mai tu, uomo sì celebre, ti accontenti di una casa così
piccola?" "Volesse il cielo, rispose il filosofo, che
io trovassi tanti amici da riempirla!"
Vulgus vult decipi, ergo decipiatur:
Il popolo vuole essere imbrogliato, ed allora imbrogliamolo.(Anonimo)
Non sono riuscito a trovare il nome del ... cinico che ha per
primo coniato questo detto. Quanti dall'inizio dell'umanità
lo hanno messo in pratica senza ... conoscere il latino. Le cronache
quotidiane sono piene di piccole truffe ai danni di anziani o persone
facilmente influenzabili ma anche di imprese truffaldine consumate
ai danni di investitori poco accorti o abbagliati da facili profitti,
di imbonitori capaci di far leva sulla credulità o sulla
superstizione di animi semplici (oddio qualche volta anche sempliciotti)
e sempre all'insegna del... vulgus vult decipi, ergo...!!!
Vulpem pilum mutare, non mores:
La volpe cambia il pelo, non le abitudini (Svetonio Divus Vespasianus
XVI,8).
Dice la storia che prima preoccupazione di Vespasiano, eletto imperatore,
fu di riordinare l'esercito e le finanze e, per sistemare queste
ultime, vendette a prezzi altissimi le cariche pubbliche. Considerandoli
infatti tutti ladri, affermava che in questo modo iniziavano a restituire
quanto avrebbero rubato in futuro. Organizzò il fisco affidandolo
a funzionari avidi che inviò a far bottino in tutte le province
dell'impero tra la gioia dei... contribuenti. A rapina avvenuta
li richiamò a Roma e ne confiscò i
beni pareggiando il bilancio. Forte del detto che "pecunia
non olet" escogitò ogni modo di portare soldi all'erario
non ultimo le latrine pubbliche a pagamento o la tassa sull'urina
usata dai conciatori di pelli. La frase citata e riportata da Svetonio
sembra sia stata pronunciata da un contadino che, ridotto alla miseria
dalle imposte imperiali, si era reso conto che era cambiato solo
il direttore dell'orchestra , non la musica.
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