Dal "Siracide"

Pensieri (parola grossa) e scritti in LIBERTA'!

martedì 29 aprile 2008

Storia vecchia quanto il mondo ed ad ogni nuovo governo si ripete!!!

Dalle favole di Fedro
Libro 1° Favola 15

Nel cambiare governo, troppo spesso i poveri non cambiano nulla tranne il nome del padrone.
Questa favoletta dimostra che questo è vero.
Un vecchio timoroso pascolava un asinello nel prato.
Quello atterrito dall'improvviso arrivo dei nemici, persuadeva l'asino a fuggire per non essere catturati.
Ma quello calmo: "Per favore, forse tu pensi che il vincitore mi imporrà due bisacce?".
Il vecchio negò.
"Pertanto cosa mi interessa a chi io serva, purchè io porti le mie bisacce?".

E per quanti la desiderano leggere in lingua... originale ecco il testo:

In principatu commutando, saepius nihil praeter domini nomen mutant pauperes.
Id esse verum parva haec fabella indicat.
Asellum in prato timidum pascebat senex.
Is hostium clamore subito territus suadebat asino fugere ne possent capi.
At ille lentus: "Quaeso, num binas mihi clitellas impositurum victorem putas?".
Senex negavit.
"Ego quid mea, cui seviam, clitellas dum portem meas?".

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martedì 19 febbraio 2008

Amletico dubbio

Da anni mi sto chiedendo se esista un preciso motivo per cui gli appartenenti al parlamento o ad un partito politico vengono chiamati "membri? Cito a caso alcune usuali espressioni :" Il deputato xy, illustre membro del parlamento, oggi in aula ha... oppure:"l'onorevole xy ha chiesto che tutti i membri del proprio gruppo politico..."
Si tratta di un modo di dire o di una estensione del vocabolo a ben precise categorie di persone?
O ancora, potrebbe in ultima analisi trattarsi di una figura retorica quali la metonìmia (uso del simbolo per la cosa simbolizzata) o la sinéddoche (utilizzo del tutto per la parte) e non da ultimo la metafora (= trasferire a un termine il significato di un altro termine con cui ha un rapporto di somiglianza)?
Mi interessa la vostra opinione!!!

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giovedì 14 febbraio 2008

"Italia Alzati!" - Imbonitore o Messia?

...et tenens manum puellae ait illi: “Talithà, kum! ” quod est interpretatum: “ Puella, tibi dico: Surge! ” - .
Et confestim surrexit puella et ambulabat; erat enim annorum duodecim. Et obstupuerunt continuo stupore magno.(Marco 5,41-42)
(= Presa la mano della bambina, le disse: "Talithà, kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico, alzati!".
Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.

Il racconto, tratto dal vangelo di san Marco, presenta alcune analogie con l'incitamento fatto giorni or sono da un noto politico italiano. Il miracolo di Gesù non è nulla di eclatante, si trattava in fondo solo di risuscitare una ragazzina ma, lo stesso invito, rivolto a quasi 60 milioni di Italiani, diventa un avvenimento di dimensioni bibliche, da "Valle di Giosafat" come ben descritto dal profeta Gioele.

...congregabo omnes gentes et deducam eas in vallem Iosaphat et disceptabo cum eis ibi super populo meo et hereditate mea ...! (Gioele 4,2)
(= riunirò tutte le nazioni e le condurrò nella valle di Giosafat, e deciderò con loro sul conto del mio popolo e della mia eredità...).

POFFARBACCO avrebbero esclamato i nostri nonni leggendo le parole evidenziate!

Ancora non si può parlare di "Parusia"* ma la chiamata di una intera nazione ad alzarsi (a metà tra l'inno di Mameli e la Marsigliese), di quel grande avvenimento finale, ne è certamente una esercitazione in grande stile e chi altro poteva esserne divinamente investito, se non LUI, a cui sono state donate Beltà, Gloria, Ricchezza, e Scarpe con i tacchi alti? Scusate, ma le scarpe con i tacchi personalizzati sono certo che le compra, per ovvi motivi non potevano essere in dotazione!!!

*"Parusia"
A tutti coloro che non sono assidui frequentatori del catechismo, che non hanno fatto il chierichetto, che vivono una grigia esistenza sempre con la stessa moglie o compagna, che allevano con difficoltà i figli, che faticano a coniugare il pranzo con la cena e che non hanno avuto la possibilità di approfondire il significato di certi vocaboli perchè istruirsi, nel nostro paese, non è un diritto di tutti ma solo di chi può pagare, ricordo che "Parusia" significa:" il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi per il Giudizio Finale, giorno in cui i morti si rialzeranno dalla tomba."

La spiegazione ovviamente è inutile per i nostri politici che, pur non sapendo parlare e scrivere correttamente l'italiano, hanno studiato, che non hanno difficoltà a coniugare il pranzo con la cena, non hanno problemi di affitto, hanno l'auto blu, sono come i topi nella dispensa del formaggio e restano incollati allo scranno per il benessere nostro e delle nostre famiglie, anzi... per dare a noi il buon esempio, talvolta di famiglie ne hanno più di una:" quella con la moglie , quella con l'amante e pure quella... con l'amante di riserva!!!!

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domenica 13 gennaio 2008

Sport povero o... povero sport?

Leggo che il fisco sta richiedendo a Mario Cipollini gli arretrati per tasse non pagate.
Dal 1998 al 2004 dovrebbe sborsare una inezia: solo 4.000.000 di euro. Una bazzecola per uno che risparmia sul fumo: in fondo ha evaso solo 8.000.000.000 (otto miliardi) delle vecchie lire.
Inutile ci si domandi come mai ogni anno ci siano casi di doping in questo sport ritenuto tra i più poveri!!!
Chissà poi se la disintossicazione, ad ogni fine stagione, la fanno nei nostri ospedali, a spese nostre, o almeno quella la vanno a fare a Montecarlo???

domenica 6 gennaio 2008

Scuola italiana e la futura magistatura

Leggo da "La Repubblica.it" del 06.01.2007

CONCORSO PUBBLICO DI ACCESSO ALLA MAGISTRATURA

Partecipanti: Quarantatremila (43.000)
Posti disponibili: Trecentottanta (380)
Ritenuti idonei: Trecentoventidue (322)
Posti vacanti: Cinquantotto (58) Sì! avete letto bene! Ora è il lavoro che manca o gli incapaci che abbondano?

Avete letto bene: tra 43.000 concorrenti aspiranti giudici la giuria esaminatrice non è riuscita a trovarne 380 e, sembra, per errori che li avrebbero esclusi anche in un concorso di operatori ecologici: non conoscano la lingua di Dante neppure a livello elementare.

Una situazione che ha preoccupato la categoria e ha gettato ombre sulla formazione scolastica, universitaria e non solo, visto che la maggior parte dei candidati non era costituita da semplici neo-laureati, ma da avvocati, giudici onorari, funzionari della pubblica amministrazione, titolari di dottorati di ricerca e di specializzazioni giuridiche.

Nessuna meraviglia per le lungaggini nei processi: se non conoscono neppure la lingua italiana riuscite ad immaginare quante volte devono riscrivere le sentenze?

mercoledì 2 gennaio 2008

Amadeus e Berlusconi... per non parlar del Prodi

Nessuna differenza :in televisione dicono sempre le stesse cose!!!
Quando li hai sentiti una volta puoi evitare di perdere tempo!
Solo una cosa mi auguro, che nell'intimità con le loro mogli, fidanzate, compagne o amanti sappiano trovare argomenti alternativi e stuzzicanti: diversamente immaginate che noia!?


Cominciamo dal primo:
Ora... ....cara... ... ... per la prima volta... ...certamente... ...nessun altro fino ad ora.... .... inviate un SMS... certo nessuno... ... anche il nostro pubblico... saremo certamente.... ecco potrebbe essere... ... ...uno contro uno... se neppure questa volta riesco.... ho ancora tre jolly e se gioco il primo ... cado in piedi... sono tentato... se comincio ora con il primo jolly... !!!


Avanti col secondo: cara... no ci riesco proprio! La colpa è solo dei comunisti e di Prodi. Quelli, i comunisti massimalisti ... non riesco a levarlmeli di torno, poi mi ricordi Prodi, non riesco a capire perchè non volete darmi una seconda possibilità???


Finiamo col terzo: Sono un ciclista... si... ci vediamo in pianura e considerando che i napoletani non hanno ancora imparato a mangiare la spazzatura domani 7 gennaio le scuole devono rimanere aperte tanto a Roma ho l'aria condizionata!

lunedì 31 dicembre 2007

La torre di Babele

"Erat autem universa terra labii unius et sermonum eorundem." (Gn.11,1) (= Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.)
Inizia così il capitolo 11 della Genesi raccontando come gli uomini si erano consociati per costruire una grande città e una torre tanto alta da toccare il cielo. Dio castigò la loro superbia e questa volta senza diluvio o pioggia di fuoco solamente si disse: "descendamus et confundamus ibi linguam eorum, ut non intellegat unusquisque vocem proximi sui”. Atque ita divisit eos Dominus ex illo loco super faciem universae terrae, et cessaverunt aedificare civitatem." (Gn.11,7-8) (= Scendiamo e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l`uno la lingua dell`altro. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.)

Ricordo questo racconto biblico in due occasioni:

1) A proposito della Unità Europea, istituzione nata nel '92 e formata ad oggi di 27 stati con altri 3 in predicato e con un solo forte legame per almeno 15 di loro: il "dio quattrino" (area dell'euro) ma divisi da ben 23 lingue. Sì, 23 idiomi diversi di cui alcuni neppure di derivazione neolatina ma, nonostante questo, l'unione viene gabellata come atta a favorire ulteriori e più facili opportunità di lavoro all'estero! E che diamine! Già immagino noi italiani, che risultiamo ultimi come livello di istruzione in una graduatoria europea e non conosciamo in modo decente alcuna lingua straniera, andare, moderni Brancaleone, alla conquista dell'Europa.

2) Meditando il motu proprio "Summarum Pontificum" con il quale il santo Padre a partire dal 14 settembre 2007 permette la celebrazione della santa Messa in latino secondo il V.O. "vetus ordo" (= vecchio rito), quella detta anche tridentina o di Papa san Pio V . Messa e riti , che tutti noi vecchietti ricordiamo, anteriori alla riforma liturgica detta per contrapposizione N.O. "novus ordo" (= nuovo rito) effettuata alla fine degli anni '60 a conclusione del "Concilio Vaticano II".


Ben venga la messa in latino, per i tanti "laudatores temporis acti" (= nostalgici.) Anni fa', era il '69 se non erro, ho accolto con gioia il regalo che il "Concilio Vaticano II" faceva all'intero mondo cattolico: una celebrazione eucaristica nella lingua propria di ogni popolo. Finalmente era possibile rivolgersi al Padre in una lingua conosciuta e nella stessa, attraverso il sacerdote, ascoltarne le parole.
Nonostante questa affermazione il latino non mi crea problemi di comprensione.
Ho studiato nel seminario di Piacenza dove come in tutte le scuole italiane il latino iniziava in prima media (già in quarta e quinta elementare si faceva analisi logica), poi due anni di ginnasio e tre di liceo classico.
Una delle tante materie era lo studio della filosofia Aristotelico-Tomistica su testi totalmente in latino: lezioni, interventi e dibattiti avvenivano esclusivamente in questa lingua che certo, pur rispettando grammatica, sintassi e vocaboli, non presentava la rotondità che ritroviamo in Cicerone o la capacità di sintesi di Tacito ma l'italiano è tutt'altra cosa ed è proprio per questo che preferisco la celebrazione Eucaristica "N.O".

Personalmente,
nonostante l'istruzione che ho avuto la fortuna di ricevere, trovavo la messa in lingua latina piuttosto impersonale, poco aderente all'idea di una Mensa sulla quale fraternamente si spezza il pane come nell'"Ultima Cena".
Il sacerdote usciva dalla sacrestia e, in una lingua pressoché sconosciuta a tutti, iniziava uno stretto colloquio con il chierichetto (in assenza di questo faceva tutto da solo - botta e risposta -). Concluse le preghiere introduttive, saliva i gradini dell'altare per continuare le restante parte della celebrazione che avveniva dando le spalle ai fedeli e girandosi solamente sette o otto volte verso l'assemblea per dire "Dominus vobiscum" (= il Signore sia con voi).
Che faceva nel frattempo il popolo di Dio? Normalmente recitavano il santo rosario e, facciamoci del male, rigorosamente in latino anche quello.
Rivedo ancora le mie due nonne "Bobò e Gangàn" (si chiamavano rispettivamente Mariéta e Caterina ma, la prima nata in famiglia, le aveva rinominate perché la prima portava al pascolo le mucche (bobò) e la seconda, in autunno, andava a raccogliere
i (gangan) le castagne) . Rivedo – dicevo – queste due vecchiette sedute nella panca all'altezza dell'altare di san Giovanni Bosco in compagnia della coetanea "Cavagnèna" e, imitate dalla maggioranza dei fedeli, (quelli che non dormivano) sgranare rosari alla velocità di una telescrivente.
Non ho ancora parlato degli uomini; quelli restavano sul sagrato fino alla fine della predica dando indicazioni a "Beibi" mitico sacrestano e campanaro sul prezzo base per battere, a fine messa, l'asta dei polli o altri beni in natura offerti alla chiesa.
La recita del "Credo" concludeva la "Messa dei catecumeni" e finalmente i battezzati lasciavano il sagrato imboscandosi chi in sacrestia, chi dietro all'altare e, qualche coraggioso, perfino in fondo alla chiesa!
Con un atteso "Ite, Missa est" intonando (tutte le domeniche) il canto "La pace dei santi" il celebrante tornava in sacrestia dove con un "prosit" del chierichetto ed un "tibi quoque" ritornato allo stesso concludeva la celebrazione.


Nonostante quanto scritto di negativo circa la messa in latino credo di capire come, nonostante i problemi della lingua, possa esistere un nutrito gruppo di fedeli che non apprezza il rito postconciliare.
Gli anni che sono seguiti al Concilio Vaticano II sono stati anni di sperimentazioni, invenzioni e stravaganze spesso consentite o ignorate anche dai pastori a capo delle Diocesi.
Anni di esagerato soggettivismo nell'interpretazione liturgica che certo la riforma post conciliare non prevedeva ma che nessuno si è preoccupato di arginare o, se qualcuno ci ha provato, la disobbedienza di tanti lo ha fatto desistere. Chiese sempre più simili a capannoni costruite per soddisfare la vanità di architetti solo attenti al design, utilizzo di arredi poco consoni alla sacralità del rito, introduzione di una gestualità più adatta ad un teatro che alla casa di Dio, permissivismo al limite della decenza sia dalla parte dei fedeli che del clero (sacerdoti che in campeggio celebrano la santa messa in calzoncini corti e figlie di Dio che entrano nella Sua casa con abbigliamento tale da far apparire Salomè una suora di clausura).
E' indubbio che questo spogliare la liturgia del senso del divino e del rispetto, per il mistero che sulla mensa si compie, attraverso i gesti e le parole del sacerdote, hanno favorito questa disaffezione con una richiesta di ritorno alla "serietà".

Certo che ai suoi vescovi e suoi sacerdoti Sua Santità ha giocato un bello scherzetto!
Ben pochi di loro conoscono la lingua latina. La mancanza di nuove vocazioni, infatti, ha portato alla chiusura di tanti seminari e quanti desiderano votarsi al ministero sacerdotale sono costretti a frequentare le scuole dello stato e tutti sappiamo quanto siano malridotte pertanto o li rimandiamo nuovamente a scuola o, in questa moderna Babele, come potranno rivolgersi al Padre senza capire quello che gli stanno dicendo?.
E' pur vero che il linguaggio dell'"Amore" è universale, la Pentecoste insegna, ma lo Spirito santo per intervenire pretende un minimo sforzo da parte nostra.
Che ne dite di un esamino per accertare la idoneità dei sacerdoti e dei fedeli a comprendere la lingua di Cicerone e quindi a capirsi quando pregano?

Altra cosa di non poca importanza sono i paramenti sacri che il V.O. impone.
Se la memoria non mi inganna dovrebbero essere: amitto, camice, cingolo, manipolo, stola e pianeta ed obbligatoriamente di stoffa e non materiali sintetici. E chi li trova più nelle nostre chiese? Sono trascorsi almeno 39 anni da quando sono stati messi in naftalina e, come capita nelle migliori famiglie dopo essere rimasti per qualche anno in soffitta, saranno stati svenduti o buttati.
Dico questo perché dalle mie parti, nel piacentino, è cosa piuttosto comune la vendita di case, terreni e altri beni appartenenti alle parrocchie . Nessuno si scandalizzi ma a fine 2007, se i parrocchiani non fossero insorti, sarebbe passata di mano anche una chiesa. Non c'è proprio più religione: "vendere anche la casa del Signore"!
Convincere i nostalgici che anche la messa in italiano è preferibile a quella in latino è facile e possibile purché le autorità ecclesiastiche non imitino il comportamento del governo italiano che, non riuscendo a far osservare le leggi esistenti, ne crea di nuove.