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Il
bisogno e il desiderio di guadagno aguzzano l’ingegno
anche agli stranieri.
Imparano in fretta l’arte dell’arrangiarsi
e del mercanteggiare, prima ancora della nostra lingua.
I Cinesi che vendono sui nostri mercati, in merito, non
sono da meno.
Come si suol dire: anche loro sono già scesi dal
pero… |
| Eugenio
Milza |
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I
Cinés
Anca
da nöin è rivè i Cinés
e is vëdan
co' i so pagn dastes.
Ma anca lur ien cambiè,
adess ien botta smalisiè.
Gh’era vüna col banchëtt,
c’la vendiva i fassulëtt.
Al donn i fèvan dal casein,
par truè cull che va bein.
Prima
la dziva: due a mille lire,
su donne, stanno per finire.
Adess: basta, mi va su il colesterolo,
ne vendo uno, per un euro solo.
Quand
gh’é da guadagnè,
an gh’è gneint da fègh imparè
.
Anca se ien straniér,
ien zamò vegn zù dal per.
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I
Cinesi
Anche
da noi sono arrivati i Cinesi
e si vedono con i loro panni distesi.
Ma anche loro sono cambiati,
adesso sono molto smaliziati.
C’era una col banchetto,
che vendeva i fazzoletti.
Le donne facevano del casino,
per trovare quello che va bene.
Prima
diceva: due a mille lire,
su donne, stanno per finire.
Adesso: basta, mi va su il colesterolo,
ne vendo uno, per un euro solo.
Quando
c’è da guadagnare,
non c’è niente da far loro imparare.
Anche se sono stranieri,
sono già scesi dal pero.
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