Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio.

Tu sei colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura
Dalla Orazione di S. Bernardo
Paradiso: canto XXXIII
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Piazza C. Colombo
Bettola (PC)
 
   
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pagine viste dal 20.02.06

 
L'apparizione della Madonna dovrebbe essere avvenuta alla fine dell'anno 1496 se prendiamo come riferimento il documento del 15 maggio 1497 con il quale Ambrogio Zanca , commissario ducale, relazionava il Duca di Milano, Ludovico Sforza, su quanto succedeva in Val Nure a seguito di fatti straordinari che vi stavano avvenendo.
Sul luogo dell'Apparizione gli abitanti innalzarono una chiesa accanto alla quale, i Terziari Regolari Francescani che furono i primi custodi, vi eressero anche un loro convento.Non doveva essere grande cosa se nel 1803 l'ing. Luigi Botti incaricato dal governo napoleonico di stendere una relazione sulla Val Nure, parla di struttura del tempio infelice, e di antiche ma modestissime cappelle.
Nel 1810 Napoleone chiuse il convento e ne incamerò i beni, nel 1860 nel complesso monastico furono alloggiate truppe piemontesi, e in seguito la costruzione venne pure utilizzata come carcere.
Nell'anno 1829 il Borgo di S. Giovanni, che fino a quel momento dipendeva, come già detto, dalla Parrocchia di Pieve di Revigozzo, viene eretto non senza polemiche a Parrocchia autonoma.
Attualmente sul luogo in cui apparve la B. Vergine sorge una Cappella che domina l'abitato e la cui costruzione risale al 1954.
Costruita su terreno franoso già nel 1974 subiva notevoli danni sia nella struttura che nel mosaico di L. Ricchetti.
Le opere di restauro iniziate nel 2000 si sono concluse nel 2002 riportando la costruzione allo splendore iniziale.
  Informazioni e foto tratte dal supplemento al periodico "L' ECO DI VAL NURE".
Ultimo aggiornamento: 29 November, 2007
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Ave Maria! Quando su l'aure corre I'umil saluto, i piccioli mortali scovrono il capo... ...taccion le fiere e gli uomini e le cose, roseo il tramonto nell'azzurro sfuma, mormoran gli alti vertici ondeggianti Ave Maria. (da"La chiesa di Polenta" G. Carducci)