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Ultima modifica: 26.08.2007
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Ruit hora...!
Amicis et vino quaelibet hora...!

Praticamente tutti i motti pubblicati in queste pagine sono presi dal WEB.
Per "par condicio" non ringraziamo alcuno in particolare nella impossibilità di risalire al primo che ha avuto la pazienza di raccoglierli e metterli in rete.
Di nostro resta solo la traduzione, dove mancava, e la ricerca, quando possibile , della provenienza dell'espressione.
Ci scusiamo inoltre se nel fare certe correzioni necessarie... abbiamo approfittato per aggiungere anche qualche nostro errore!

La foto della meridiana a lato è presa dal sito: www.ts.astro.it/miur/stelle/gnomonicaitaliana/enognomonica.htm

La misura del tempo ha costituito, in ogni epoca, una preoccupazione per l'umanità e lo sviluppo della gnomonica su basi scientifiche, la si fa risalire ai Greci già attorno al 600 a.C.

Per quanto le meridiane rappresentino, oggi, un segno del passato, è sempre gradevole godere della loro vista, apprezzarne le eleganti soluzioni pittoriche e architettoniche e soffermarci a riflettere qualche attimo sul significato dell'immancabile scritta che le accompagna.
Vere perle di saggezza che provengono dai testi sacri della Bibbia, dai classici latini o da sconosciuti autori capaci di trasferire nella lingua di Cicerone il pensiero del tempo accomunato a quello della morte e del giudizio divino, ma anche divertenti giochi di parole che qualche bontempone si divertiva ad inventare.

Nel presentare questa raccolta "sui generis" abbiamo cercato di inquadrarla tra i due motti che di questa filosofia spicciola rappresentano, a nostro giudizio, gli estremi: "Ruit hora" e "Amicis et vino quaelibet hora".

Di nessuno di questi siamo riusciti a trovarne l'autore ma, immaginandoli coniati nello stesso periodo, potremmo ragionevolmente assegnarli rispettivamente a qualche seguace di frà Gerolamo Savonarola ed a qualcuno dei giovani amici di Lorenzo de' Medici.

Scarno il primo, angosciante nel suo suono onomatopeico che, quasi profetica minaccia, riecheggia l'incombere sull'umanità intera di una imminente catastrofe, di un castigo ineluttabile.

Gaio, festaiolo e godereccio il secondo ad immagine della gioventù fiorentina che di giorno e di notte (forse più di giorno per problemi di illuminazione) cercava in Firenze e nelle ricche ville sulle sue colline di allontanare il pensiero della morte.

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