Sutor, ne supra crepidam...!
Barbaque erat promissa:
La barba era lunga (Cornelio Nepote, De viris illustribus
- Datames, Cap. XIV.4).
L'opera da cui è stato preso questo detto è forse
quella di maggior respiro di questo scrittore latino. Vengono
narrate le vite di uomini romani e stranieri tra cui condottieri,
storici, poeti e grammatici. A noi comunque è giunto solo
il libro che tratta delle vite dei generali stranieri raccogliendo
le biografie di ben 22 di essi.
E il giorno dopo arrivò Tuis (principe ribelle), uomo di
grande corporatura e terribile aspetto, "quod et niger
et capillo longo barbaque erat promissa" (=era nero,
con i capelli lunghi e la barba fluente).
Si usa citare la frase con riferimento a discorsi, conferenze
o altre cose noiose che... hanno fatto crescere la barba.
Beati pacifici (quoniam filii Dei vocabuntur):
Beati gli operatori di pace perchè saranno chiamati figli
di Dio. (S. Matteo, V, 9).
Adoperarsi per la pace, non aver paura di gridare al mondo le
ingiustizie che quotidianamente vengono fatte contro i più
deboli e i più poveri, fino ad arrivare al sacrificio della
vita nella difesa di questi ideali: sono costoro gli operatori
di pace di cui parla Gesù. Gandhi, Martin Luther King,
Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Raul Follerau, E. Schweizer
non sono che alcuni dei più noti ed attuali di questi operatori
di pace!
Beati pauperes spiritu!:
Beati i poveri di spirito (S. Matteo, V, 3).
La povertà in spirito di cui parla Gesù è
la coscienza del bisogno dei doni di Dio ed è quindi un
atteggiamento interiore non legato necessariamente ad una condizione
sociale o economica. La frase viene spesso citata falsandone il
senso, quasi volesse dire: beati gli ingenui, i sempliciotti...
Beati qui lugent (quoniam ipsi consolabuntur):
Beati quelli che piangono perchè saranno consolati (S.
Matteo, V, 5).
La beatitudine è rivolta ai sofferenti in modo particolare
nello spirito, a quanti piangono per la mancanza di libertà
religiosa e civile. Ironicamente si dice di chi ha le lacrime
in tasca.
Vedi anche "Spina etiam grata est, ex qua spectatur rosa".
Beati qui non viderunt et crediderunt:
Beati coloro che credettero senza vedere (Nuovo
testam. Gv. 20, 24).
La frase completa indirizzata all'apostolo Tommaso è:"Dicit
ei Iesus: quia vidisti me credidisti beati qui non viderunt et
crediderunt". (=Gli disse Gesù: hai creduto perchè
hai veduto (Tommaso) ma beati coloro che hanno creduto senza vedere).
Beatus ille qui procul negotiis...:
Beato colui che sta lontano dagli affari (Orazio, Epodi, ode 2a).
Fa ricordare la frase del Manzoni, (cap. XXXVIII dei Promessi
Sposi): "Son quei benedetti affari che imbrogliano gli
affetti". Si cita il detto a proposito di chi ama uno stile
di vita tranquilla e raccolto.
Bella gerant alii, tu felix Austria nube:
Gli altri facciano pure la guerra tu, Austria felice, pensa ai
matrimoni.
L’abilità degli Asburgo nel contrarre matrimoni,
è immortalata in questo celebre esametro.
Inizia con Massimiliano a cui il padre
da in sposa Maria di Borgogna, continua 20 anni dopo con Filippo
il Bello che sposa Giovanna la Pazza. Questa portava in dote la
Spagna, Napoli, la Sicilia , la Sardegna e tutte le nuove terre
che via via venivano scoperte nel nuovo mondo, impero che verrà
poi ereditato da Carlo V che potrà esclamare a ragione
che "sul suo imnpero non tramontava mai il sole".
Bella matribus detestata:
Guerre detestate dalle madri (Orazio, Odi, 1, 1, 24).
Frase che sintetizza gli orrori della guerra. Ovviamente la frase
è indirizzata tanto alle madri quanto ai padri, anche se
la scelta della figura femminile è preferita dal poeta
per ciò che "l'essere madre" ha sempre significato.
Esiste un detto attribuito ad Erodoto che più o meno suona
così: nei periodi di pace i figli sotterrano i padri mentre
durante le guerre sono i padri a sotterrare i figli.
Bene dixisti (scripsisti) de me Thoma:
Hai detto (hai scritto) bene di me Tommaso.
Una leggenda vuole che un crocifisso pronunciasse simile
elogio parlando con san Tommaso d'Aquino, filosofo e Dottore della
Chiesa cattolica. Soprannominato dai contemporanei "Doctor
Universalis e Doctor Angellicus" per la sua enorme cultura,
è considerato il fondatore della Filosofia Scolastica conosciuta
anche come Aristotelico-Tomistica per aver operato l'innesto della
cultura cristiana sulle teorie filosofiche di Aristotele e Platone.
Beneficia in commune collata omnes accipiunt et nemini gratificantur:
Del bene fatto in comune ne godono tutti e a nessuno
si dice grazie (Da "Proverbi Sardi" di Giovanni Spano
e cura di Giulio Angioni).
Sembra che il proverbio sia scolpito sul campanile di Decimo
fatto erigere da un popolano che aveva pure provveduto a farvi
mettere un orologio ad uso della popolazione
Bene omnia fecit!:
Ha fatto bene tutte le cose! (Nuovo Testamento Mc. 7,37).
Vedi anche "age quod agis" E' questo il più
bell'elogio che la folla fece di Gesù: non lo ritenne eccezionale
nelle cose straordinarie ma nelle ordinarie e comuni. Di ognuno
di noi dovrebbero poter dire che nella nostra vita non abbiamo
compiuto azioni eclatanti ma solo che "abbiamo fatto bene
ogni cosa": ritengo possa rappresentare il più bel
ricordo di una persona.
Bene qui latuit bene vixit:
Ha vissuto bene chi ha saputo stare ben nascosto (Ovidio, Tristia,
III, el. 4 v.25)
Ancora non conosciamo con certezza quale sia stata la causa
per cui nell'inverno dell'8 d.C. il poeta venne relegato a Tomi
sul Mar Nero dove rimase fino alla morte nonostante le continue
e pressanti richieste fatte agli amici e alla terza moglie, rimasti
a Roma, di intercedere presso l'imperatore Augusto. Anche nella
vita quotidiana il detto è sempre di grande attualità.
Il mettersi in mostra, il dichiararsi capaci implicano un successivo
impegno mentre, il restare defilati in attesa che altri "levino
le castagne dal fuoco" al posto nostro, ci permette
di partecipare al risultato finale senza rischiare.
Ricordo che era il motto fatto stampare sul suo stemma nobiliare
dal grande matematico, filosofo e uomo d'arme René Descartes
Seigneur du Perron molto più semplicemente da noi conosciuto
come Cartesio per l'abitudine a quei tempi di latinizzare i nomi
stranieri e ricordato più per il postulato che sarà
fondamento della filosofia razionalista degli anni a venire "cogito
ergo sum" che non per la citazione di cui sopra.
Bina iugera:
Due iugeri.
Lo iugero era una misura agraria usata dai romani e corrispondeva,
grosso modo ad un quarto di ettaro. Pertanto 2 iugeri non superavano
i 5.000 mq. poca cosa per chi, con i frutti di questo appezzamento,
ci deve sfamare una famiglia. Questa poca terra era comunque sufficiente
per poter entrare, in qualità di... possidenti, nei congressi
riservati a quanti, per potervi partecipare, dovevano disporre
di una proprietà agricola ancorchè così piccola.
Bis dat qui cito dat:
Da due volte chi da presto.
Soccorrere con sollecitudine il bisognoso, equivale a raddoppiare
il bene fatto. Diciamo che potrebbe essere, nei confronti del
bisognoso, un'altra interpretazione del noto proverbio: "é
preferibile un uovo oggi (per chi ha fame) ad una gallina domani
".
Bis peccare in bello non licet:
In guerra non ci si può conceder il lusso
di commettere due volte lo stesso errore.
Possiamo ricordare quel grande condottiero che fu Annibale.
Sconfitti i Roani a Canne avrebbe potuto marciare su Roma e modificare
in modo determinante la storia, invece portò i suoi soldati
nella ricca Capua dove tra ozi e divertimenti dimenticarono di
essere quei valorosi soldati che avevano attraversato le Alpi
e sconfitto a più riprese gli eserciti di Roma.
Bis repetita placent:
(le cose utili) ripetute due volte piacciono (Orazio, Ars poetica).
Vedi "Repetita iuvant" Al "placent"
alcuni sostituiscono iuvant (=giovano)
Bonae mentis soror est paupertas:
Il genio ha come sorella la povertà (Petronio Satyricon
LXXXIV).
Da questo detto si potrebbe supporre che il poeta veda nella
povertà di un individuo la molla che lo spinge a sfruttare
al meglio le disposizioni, le capacità e l'intelligenza
che la natura gli ha dato.
Prendendo invece in esame il contesto in cui è posta: "Nescio
quo modo bonae mentis soror est paupertas" (=Non capisco
perché l'intelligenza debba sempre essere sorella della
povertà) scopriamo che Petronio si chiede per quale motivo
il genio debba morire di fame. Sempre dello stesso
autore (Satyricon LXXXIII) troviamo:
"Amor ingenii neminem unquam divitem fecit"
(=La passione per la cultura non ha mai reso ricco nessuno)
.
Boni pastoris esse tondere pecus, non deglubere:
E' compito del buon pastore tosare il gregge e non scorticarlo
(Svetonio Vita dei Cesari Tiberio, 32).
Ai suoi esattori, inviati nelle province dell'impero
a riscuotere i tributi, l'imperatore Tiberio sente il dovere di
ricordare che non devono comportarsi come predoni spogliando i
contribuenti di ogni loro avere ma come il buon pastore, che tosa
con estrema delicatezza le sue pecorelle senza causare loro ferite
e permettere così che la lana continui a crescere per essere
nuovamente tosata.
Bononia docet:
Bologna insegna
Con la Sorbona di Parigi, l'università di Bologna
era la più importante di tutta Europa: basti pensare che
accorrevano studenti da ogni dove per studiare diritto pagando
di tasca propria i professori.
Bonum certamen certavi:
Ho combattuto una buona battaglia (Nuovo testamento Atti degli
Apostoli 2Tm 4,7)
Timoteo, convertitosi al Cristianesimo, fu spesso compagno di
san Paolo nei suoi viaggi apostolici. Si ritiene sia stata scritta
attorno all'anno 67 durante la seconda prigionia a Roma e poco
prima che san Paolo venisse martirizzato. Con l'espressione "bonum
certamen certavi cursum consummavi fidem servavi" (=ho
combattuto una buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato
la fede) esprime tutta la sua fiducia nel Signore che, giusto
giudice, saprà ricompensarlo.
Bonus malus:
Bene male
Tutti ne conosciamo il significato dalle polizze automobilistiche:
In caso di incidenti causati dall'assicurato (malus) il
premio e cioè la cifra che si paga, aumenta (tanto) mentre
se si ha la fortuna di non causarne o comunque, pur essendovi
coinvolti, di non essernene responsabili (bonus) diminuisce
(poco).
Abituati ad usare il vocabolo "premio" come
una ricompensa, dono conferito per meriti, indennità speciale
in funzione di un obbiettivo raggiunto ci chiediamo per quale
strano motivo la lingua italiana lo utilizzi per indicare la "quota
che il cliente deve all'assicuratore". Il vocabolo deriva
dal latino "praemium" e risulta composto
dalla preposizione "prae" (=in anticipo)e
dal verbo "emo" (=prendere, comprare dietro
pagamento). E' quindi corretto che venga definito "premio"
la cifra che sborsiamo "in anticipo" per assicurare
l'auto o quant'altro si desideri. Solo successivamente il termine
è passato ad indicare un guadagno o una ricompensa che
si ottiene a preferenza d'altri.
Bovi clitellas imponere:
Mettere il basto al bue (Cicero, De finibus, 2, 28, 90).
Il basto è una bardatura a forma di sella appoggiata sul
dorso di muli o asini per il trasporto di carichi. Il detto quindi
è riferito a quanti ambiscono fare cose impossibili o vogliono
costringere altri a dedicarsi a lavori per i quali non sono adatti:
il bue infatti non è adatto a portare carichi sulla schiena
ma sviluppa la propria forza nel traino.
Brevi manu:
Con mano breve.
Nell'uso normale significa fare una consegna di qualche cosa
personalmente, al di fuori dei canali preposti: posta, corrieri...Il
termine da il nome anche al "breve pontificio" lettere
usate per comunicare nomine, dispensare indulgenze...
Brevis esse laboro, obscurus fio:
Cerco di essere breve, ma divento oscuro (Orazio,
Arte poetica. 25).
Locuzione che, in altre parole, significa esser spesso la brevità
causa di minor chiarezza. Non è comunque un invito ad essere
logorroici o ripetitivi: spesso le tante parole servono a mascherare
la non conoscenza dell'argomento.
Vedi "rem tene verba sequentur".
Busillis:
Difficoltà, problema di non facile soluzione
"...Aqui està el busillis; Dios nos valga!"
(=Qui sta la difficoltà, Dio ci aiuti). Sono le parole
che Antonio Ferrer (Promessi Sposi cap.XIII) dice tra sé
e sé mentre cerca un modo di salvare il vicario di provvisione
dalla folla inferocita che lo vuole giustiziare. Come nasce "busillis"
vocabolo inesistente ma da tutti usato? Si racconta che uno studente,
forse non troppo versato nella lingua di Cicerone, scrivendo sotto
dettatura un brano tratto dal Vangelo, divise la frase "in
diebus illis" (=in quei giorni) in "in die
busillis" rendendosela intraducibile e passando alla
storia.