Sutor, ne supra crepidam...!
Palam vel clam:
Apertamente o in segreto (A. Manzoni I Promessi sposi cap XVIII).
L'espressione latina "palam est" significa
"lo sanno tutti" ed il suo contrario "clam",
significa ovviamente "di nascosto, all'insaputa di".
Ne "I promessi sposi" troviamo i due avverbi
nel dispaccio che il capitano di giustizia invia al podestà
di Lecco con la richiesta di indagare se un certo Lorenzo Tramaglino
fuggito da Milano sia tornato "palam vel clam"
al suo paese...
Panem et circenses:
Pane e divertimenti nei circhi.(Giovenale, Satire, X, 81).
È il grido dei Romani che facevano consistere la felicità nel grano
distribuito loro gratuitamente dallo Stato e nei giuochi del Circo:
una vera vita da epicurei. Se ne hanno vivissime rappresentazioni
nel romanzo "Quo vadis".
Parcere subiectis et debellare superbos:
Perdonare a quelli che si sottomettono e sconfiggere i superbi.
(Virgilio, Eneide, VI, 853).
È il monito che Anchise dà ad Enea, riguardo alla sua missione futura.
Parce sepulto!:
Perdona al sepolto. (Virgilio, Eneide, III, 41).
Perdona a chi è morto: Inutile continuare ad odiare dopo la morte.
Pares cum paribus facillime congregantur:
I simili si accompagnano molto più facilmente con i loro
simili.(Cicerone, Cato Maior de Senectute, III.7 )
Antico proverbio che Catone cita rispondendo a Lelio che si meraviglia
come, contrariamente a tanti, lui ha accettato con serenità
la vecchiaia. Essa, spiega, è una conseguenza ineluttabile
della giovinezza e il rifiutarla come Caio Salinatore, Spurio Albino
e tanti altri, che cita come esempio, è voler combattere
contro gli dei e nessuna consolazione potrà lenire una così
stolta vecchiaia "nulla consolatio permulcere posset stultam
senectutem".
Nelle citazioni simile espressione viene spesso sostituita da "similes
cum similibus congregantur" o da "similia cum
similibus congregantur" acquistando una connotazione prettamente
negativa. Molto simile è il concetto espresso dal nostro
proverbio: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". (Segnalazione
di Rita G.)
Paritur pax bello:
La pace si ottiene con la guerra. (Cornelio Nepote, Epaminonda,
V).
L'attuale atteggiamento delle "superpotenze" ha
origini antichissime.
Par pari refertur:
Pareggiare i conti. (Antico Test. Esodo v.23-25).
E' questa una delle regole dettate da Mosè agli ebrei usciti dall'Egitto
e verrà abrogata nel Nuovo Testamento (Mt. 5, 38 e segg.).
Si tratta della famosa legge del taglione dove la pena applicata
doveva essere identica al danno causato: Vita per vita, occhio per
occhio... piede per piede... livido per livido. Contrariamente a
quanto può sembrare per il nostro attuale modo di intendere
la giustizia, la legge mosaica rappresentava una notevole innovazione
per quei tempi. Non dimentichiamo infatti che presso gli antichi
popoli la pena inflitta per una offesa veniva decisa ed applicata
dall'offeso a sua discrezione, indipendentemente dalla gravità
del torto di cui fosse stato vittima.
Equivale al nostro proverbio: rendere pan per focaccia.
Parturient montes: nascetur ridiculus mus:
Partoriranno i monti: nascerà un ridicolo topo. (Orazio,
Ars poetica, 139).
Il Poeta critica quegli scrittori che promettono mari e monti, e
che poi non sanno mantener le promesse.
Parva libellum sustine patientia:
Sopporta con un pò di pazienza il mio libretto. (Fedro).
Fedro parla del suo volumetto di favole, che, lungi dall’essere
tollerato con pazienza, ebbe tale successo che fu tradotto in quasi
tutte le lingue e commentato dai migliori autori.
Parva necat morsu spatiosum vipera taurum:
La piccola vipera uccide con il morso il possente toro (Ovidio Remedia
amoris 421).
Vedi "A cane non magno saepe tenetur aper"
(= Spesso il cinghiale viene catturato da un piccolo cane).
Parva sed apta mihi:
Piccola ma sufficiente per me.
Simpatica scritta posta sulla porta della casa di Ludovico Ariosto
quando nel 1525 tornò dalla Garfagnana, dove era governatore, nella
città di Ferrara in cui si stabilì definitivamente "Parva,
sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida... (Piccola,
ma sufficiente per me, su cui nessuno può vantare diritti, non sporca,...)
Passim:
Qui e là.
Avverbio latino molto in uso fra gli scrittori quando la stessa
espressione risulta utilizzata o da più autori o dallo stesso ma
in diverse opere. Anziché citare tutti i riferimenti, operazione
lunga e laboriosa, si usa scrivere il nome dell'autore o degli autori
e far seguire il tutto dall'avverbio "passim"
Pater familias:
Il padre di famiglia.
Padre padrone così si poteva considerare il capo famiglia nell'antica
Roma. Capo indiscusso di tutto il clan, a lui erano sottomessi figli,
schiavi, nuore... Su tutti costoro poteva esercitare il diritto
di vita o di morte. Al suo trapasso cambiava il suonatore ma non
la musica perché il figlio maggiore ne ereditava l'esercizio
del potere.
Patiens quia aeternus:
Paziente perché eterno (sant'Agostino)
Con questa affermazione sant'Agostino spiega l'immutabile pazienza
di Dio, al di sopra dei disordini e dei delitti che accadono nel
mondo: Mi viene da supporre che dovevano averne combinate di tutti
i colori quanti sono stati castigati con il "Diluvio Universale".
Vorrei ricordare ai nostri politici che non essendo noi... "eterni"
prima o poi rischiano di vederci perdere la pazienza e di essere
presi a calci... là "dove non v'è che luca".
Patria est ubicumque est bene:
La patria è dove si sta bene. (Cicerone. Tusc.,
V, 37, 108).
Da osservare però che la cinica sentenza non è il pensiero di Cicerone,
ma da lui riportata come detta da Pacuvio.(Pacuvio framm 19).
La frase viene ripresa da don Abbondio nel cap. XXXVIII dei Promessi
Sposi: (e io non lo saprei cosa dire: La patria è dove
si sta bene).
Pauci quos aequus amavit Iuppiter:
I pochi mortali che il giusto Giove predilesse. (Virgilio,
Eneide, VI, 129).
Par di sentire l’evangelico: "Multi sunt vocati, pauci
vero electi". Il Poeta intende parlare dei rari mortali
che hanno potuto ritornare dal Tartaro. Ma il verso si applica generalmente
ai baciati dalla fortuna, a quelli che si trovano in condizioni
privilegiata di prosperità.
Paucis temeritas est bono multis malo:
La temerarietà è utile a pochi, è nociva a
molti. (Fedro).
Come sosteneva Tito Livio: "la temerarietà non è
sempre fortunata", e Cicerone aggiungeva: "se la prudenza
è propria della vecchiaia, la temerarietà è
propria della giovinezza".
Paulo maiora canamus:
Cantiamo cose alquanto più complesse. (Virgilio,
Egloghe, IV, 1).
Si cita la frase per passar da argomenti frivoli a cose più interessanti,
o da qualche argomento doloroso ad altro più consolante.
Paupertas impulit audax:
(Mi) spinse la povertà audace. (Orazio, Epist.,
Il, 2, 51).
Il Poeta dice che fu l’indigenza che lo spinse a far versi; ma nel
significato generico la frase vuoi dire che la povertà spinge a
far cose temerarie, che non si farebbero senza il suo stimolo.
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