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Ultima modifica: 06.02.2007
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quae-quic quid-qui ne qui pa-quis quod-quo vadis
Sutor, ne supra crepidam...!

Quaerens quem devoret:
Alla ricerca di qualcuno da divorare (Nuovo testamento Prima Lettera di san Pietro 5,8-9).
Parimenti voi giovani... siate sobri e vegliate, perchè il vostro avversario il diavolo vi gira attorno come leone ruggente cercando chi divorare "Tamquam leo circuens , quaerens quem devoret". Suggestiva immagine con cui l'apostolo Pietro caratterizza il demonio.

Qualis artifex pereo!
:
Quale artista muore con me. (Svetonio, Nerone, 44).

Furono le ultime parole pronunciate da Nerone quando, in seguito alla ribellione delle legioni di Galba, si suicidò. Egli era stato attore nei pubblici spettacoli, auriga e poeta da strapazzo, eppure rimpiangeva la grande perdita che il mondo faceva delle sue doti. Ironicamente si ripete la frase quando si ha qualche lieve insuccesso.

Qualis pater, talis fiius
:
Quale è il padre, tale è il figlio.

Il senso comune dato a questo proverbio popolare, è che i difetti dei genitori generalmente sono ereditati dai figli, come nella favola della gamberessa e sua figlia.

Quamvis sublimes debent humiles metuere, vindicta docili quia patet sollertiae
:
Gli uomini di condizione elevata devono temere quelli di bassa condizione, perchè all'uomo astuto risulta facile la vendetta(Fedro).

Questa sentenza è illustrata nella favola della Volpe e dell’Aquila: questa aveva portato ai suoi aquilotti i piccoli della volpe perchè se ne cibassero, credendosi sicura, nel suo alto nido, ma l’ astuto animale , rubata una torcia dall’altare di un tempio , diede fuoco alla pianta che sorreggeva il nido dell’Aquila.

Quandoque bonus dormitat Homerus
:
Qualche volta si addormenta anche il buon Omero. (Orazio, Ars poetica, 359
).
Anche il grande Omero non è sempre uguale a sé stesso. Ma la frase nel significato usuale ha valore alquanto diverso, ossia che anche le persone di genio ogni tanto commettono qualche errore.

Quantum mutatus ab illo
:
Quanto era diverso da quello (che ricordo).(Virgilio, Eneide, lI, 274
).
In sogno Enea aveva visto Ettore, ma non già nella sua consueta aureola di prode ed eroico combattente, terrore dei nemici; bensì coperto di piaghe e sangue. Di qui la spontanea esclamazione. Nell’uso corrente si cita quando ci si trova davanti a persone o cose molto diverse dall’ ultima volta in cui si sono vedute, o nel fisico o, più spesso, nel morale.  

Quantum satis
:
Quanto basta.

Locuzione corrente nel gergo dei medici che nelle ricette indicando le dosi dei vari ingredienti, per qualche elemento scrivono q.s., cioè quantum satis, o quantum sufficit, ossia suggeriscono di mettervene la quantità sufficiente.

Quantum sufficit
:
Quanto basta.

Vedi:"Quantum satis"

Quemcumque populum tristis eventus premit, periclitatur magnitudo principum, minuta plebes facili praesidio latet
:
Se una calamità sovrasta un popolo, sono i grandi principi che sono in pericolo; la plebe minuta trova facilmente una via di scampo. (Fedro).

È la morale della favola: I Topi e le Donnole, nella quale i sorci, che prima della battaglia s’erano messi delle corna sulla testa in segno di comando, nella fuga, impediti dalle medesime, furono presi e uccisi, mentre i semplici gregari, privi di ogni autorità, poterono facilmente nascondersi e sfuggire alla strage.  

Quem di diligunt adulescens moritur
:
Muore giovane chi è amato dagli dei (Plauto, Bacchides, a. IV
).

Qui accipit mutuum servus est fenerantis
:
Chi chiede un prestito diventa schiavo dell'usuraio (Ant. Testam. Proverbi 22,7)
L'usura, come si può ben vedere, non è solo dei nostri giorni e non lo sono nemmeno le conseguenze che questo sistema di prestiti comporta . Esiste un detto latino conosciuto da tutti ma da tutti ignorato "Historia est magistra vitae" (=La storia ci insegna come comportarci), ma tant'è nessuno ci fa caso. Riporto il detto nella sua completezza:"Dives pauperibus imperat et qui accipit mutuum servus est fenerantis" (=Il ricco comanda sui poveri, e chi chiede un prestito diventa schiavo dell'usuraio).

Quia nominor leo
:
Perchè mi chiamo leone.

Vedi: "Primo mihi"

Qui autem invenit illum invenit thesaurum
:
Chi lo trova trova un tesoro (Antico Testamento Ecclesiaste 6,15-16)

Sembra che l'autore di questo libro sia il re Salomone o di un contemporaneo che ne ha ripreso il pensiero. Viene descritta in esso la vanità della vita, considerata dal punto di vista umano quasi come se, oltre ad essa, non esistesse altro. Il detto citato è preso da un brano in cui si suggerisce come riconoscere i veri dai falsi amici. Un amico fedele è protezione forte, chi lo trova trova un tesoro. Nessuna quantità d'oro e d'argento è comparabile ad un amico fedele "amicus fidelis protectio fortis qui autem invenit illum invenit thesaurum. Amico fideli nulla est comparatio et non est digna ponderatio auri et argenti.

Quia tu gallinae filius albae, nos viles pulli, nati infelicibus ovis
:
Poichè tu sei figlio della gallina bianca, noi siamo poveri pulcini nati da uova disgraziate.
(Giovenale, Satire, XIII, 141).
Il Poeta allude alla diversa sorte degli uomini: alcuni nascono sotto una buona stella, altri sotto un’ infausta cometa.

Qui bene amat, bene castigat
:
Chi ama tanto, punisce tanto (Ignoto ma... manesco)

Mi riesce difficile credere ad una affermazione simile. Era certamente una abitudine degli antichi inculcare sia la cultura che il rispetto per mezzo di punizioni. Il poeta Orazio, (Ep 2.1.70) rammenta il terribile Orbilio, che definisce maestro manesco "plagosus magister" che a staffilate tentava di inculcare i rudimenti della grammatica agli scolari. Tornando ai giorni nostri (pardon... miei) per quanto l'atteggiamento si fosse mitigato qualche punizione corporale (senza lividi) ancora ci toccava. Ai giorni vostri, fortunatamente, si tende a preferire la dolcezza , il convincimento e il dialogo.

Quicumque amisit dignitatem pristinam, ignavis etiam locus est in casu gravi
:
Chiunque abbia perso la propria dignità, nella disgrazia è vittima anche dei vili.
(Fedro).
E' la favola del Leone morente che, percosso dal cinghiale e dal toro, sopporta con rassegnazione l’offesa ma, preso a calci dall’asino, gli sembra di morir due volte: "bis videor mori"

Quicumque turpi fraude semel innotuit, etiam si verum dicit, amittit fidem
:
Chi è stato trovato bugiardo una volta, non è creduto anche se dice il vero.
(Fedro).
Sono i primi due versi della favola di Esopo: "Il Lupo e la Volpe al tribunale della Scimmia", nella qual favola la scimmia giudice dà torto ad entrambi, perchè li sa bugiardi.
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