Sutor, ne supra crepidam...!
Hodie mihi, cras tibi:
Oggi a me domani a te.
È il monito d’oltretomba che par di leggere su ogni lapide del Cimitero.
Nel linguaggio ordinario, però, s’indirizza a persone che dovranno
passare per le stesse difficoltà nelle quali qualcuno attualmente
si trova. Si usa in senso ironico in occasione di onorificenze o
ricompense straordinarie
Homo doctus in se semper divitias habet:
L’uomo dotto ha sempre seco le sue ricchezze. (Fedro).
La sentenza si trova nella favola di Simonide che, fatto con altri
naufragio, per il suo sapere ottenne vesti, denari, servi ed onori,
mentre gli altri naufraghi, perdute le ricchezze che avevano, rimasero
al verde.
Homo homini lupus:
L’uomo è un lupo per l’uomo (Plauto, Asinaria,
Il, 4, 88).
Cioè l’uomo è nemico dei suoi simili, fa loro del male. Fortunatamente
è solo l’egoista al quale va attribuita la sentenza perchè
come ricorda Erasmo da Rotterdam, che del detto dà una diversa
interpretazione modificandolo come segue:"Homo homini aut deus
aut lupus" (= l'uomo per il suo simile può essere simile
a un dio o simile a un lupo.)
Homo in periclum simul ac venit callidus, reperire effugium quaerit
alterius malo:
L’uomo astuto, quando si trova in qualche pericolo, suole
uscirne con danno degli altri. (Fedro).
Fedro lo conferma con la favola della Volpe caduta nel pozzo, cui
il Caprone dall’orlo domandò di che sapore fosse l’acqua. "Tanto
dolce, rispose la Volpe, che non riesco a saziarmene". Calatosi
quello nel pozzo, la volpe, arrampicandosi sulle sue corna, riuscì
a fuggire, lasciandolo sul fondo.
Homo longus raro sapiens; at si sapiens, sapientissimus:
L'uomo alto raramente è sapiente, però nell'eventualità
che (nonostante l'altezza) sia sapiente sarà di sapienza
eccezionale. (???).
"Relata refero". Pur non concordando con quanto
sostenuto, ritengo corretto segnalare il detto. Non credo che l'essere
più o meno alti possa favorire o negare la capacità
di giudicare il corso degli avvenimenti ed il valore delle cose.
Simile trovata sembra il tentativo di rivalsa di un piccoletto nei
confronti di chi è più prestante. Tante sono le massime
consolatorie coniate "ad hoc" per crearsi un
alibi psicologico: Piove ad un matrimonio... sposa bagnata sposa
fortunata! Ad una ragazza spunta qualche pelo di troppo... donna
baffuta è sempre piaciuta, donna pelosa donna virtuosa...
e pensare che loro, poverine, ne farebbero volentieri a meno. La
prima parte del detto ha una corrispondenza nel proverbio italiano:"Albero
grande fa più ombra che frutto".
Detto segnalato da Massimo
Homo novus:
Uomo nuovo.
Con questo termine venivano definiti quei cittadini che, pur non
essendo di nobili origini e non appartenendo a quelle famiglie che,
per tradizione e censo, potevano vantare il diritto a ricoprire
cariche pubbliche, vi erano riusciti grazie alle loro capacità
o al favore del popolo. Era pur vero che nel 445 a.C. la legge Canuleia
abolendo, almeno sulla carta, il divieto di unione tra patrizi e
plebei consentiva a questi ultimi di accedere a cariche pubbliche
ma questo raramente capitava. Oggi possiamo definire "homo
novus" il lavoratore dipendente, non figlio del titolare
dell'azienda, che della stessa ne diventa direttore o addirittura
proprietario.
Homo sine pecunia est imago mortis :
L'uomo senza soldi è l'immagine della morte.
Diciamo tutti che i soldi non fanno la felicità... però
una mano a migliorare la vita la danno sicuramente!
Homo sum, nihil humani a me alienum puto:
Io sono uomo e nulla di ciò che è proprio dell’umanità,
mi è estraneo (Terenzio Il punitore di se stesso
atto I v. 77).
Il severo Meneremo, costringe il figlio Clinia ad arruolarsi come
soldato per separarlo da Antìfila, ragazza innamorata ma
povera. Pentitosi dell'errore, per autopunirsi, vende i suoi beni
e si ritira in campagna, sottoponendosi a lavori massacranti. Cremète,
che possiede un campo vicino al suo, notando il comportamento del
vecchio lo invita ad aprirsi con lui, contribuendo con il suo atteggiamento
a modificarne lo scontroso carattere. In questa commedia dove si
affronta il problema pedagogico del rapporto fra genitori e figli,
è proprio il vecchio Cremete a pronunciare tale frase. Terenzio
sente tutta la nobiltà della solidarietà umana e le gioie e i dolori
dei suoi simili lo toccano profondamente. In generale, però, si
cita la sentenza deturpandone il significato: "Sono uomo, e come
tale sono soggetto a tutte le miserie dell’umana natura; quindi
compatitemi se talvolta cado in errori o in difetti".
Detto segnalato da Marina M.
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