Sutor, ne supra crepidam...!
Derideri... merito potest qui, sine virtute, vanas exercet
minas:
Può giustamente essere deriso chi, privo di valore, minaccia
inutilmente. (Fedro).
È tratta dalla favola "La mosca e mula". Per incitare
la mula a correre, l' insetto minaccia di pungerla, ma questa risponde
dicendole che teme solo il morso e la briglie messe dall’uomo.
Desiderata:
Cosa di cui si avverte la mancanza.
A volte nelle biblioteche, negli ospedali, negli studi medici si
trovano registri dove il pubblico può esprimere la propria
richiesta (desiderata) per cose di cui avverte la mancanza
e che avrebbe piacere trovare.
Desine fata deum flecti sperare precando:
Non sperare che il destino cambi pregando il dio (Virgilio Eneide
Libro VI v 376).
Per gli antichi il destino era immutabile dominando tutta la vita
umana inesorabilmente e senza speranza alcuna di riscatto. Enea
sceso nell'Ade incontra lo spirito di Palinuro costretto a vagare
senza pace perchè il destino, come lui stesso racconta, gli
ha negato anche il conforto di una tomba. Alla richiesta di ricoprire
il suo corpo di terra o ancora meglio di aiutare il suo spirito
ad attraversare le acque dello Stige "eripe me his, invicte,
malis" ponendo così fine al suo peregrinare la
Sibilla, che accompagnava l'eroe troiano, risponde che nessuna delle
due cose sarà possibile da parte di Enea perchè il
destino ha predisposto diversamente.
Desine meque tuis incendere teque querellis:
Smetti di angosciare sia me che te con i tuoi lamenti (Virgilio
Eneide Libro IV v 360).
Enea sembra non comprendere lo sgomento e il dolore di Didone. Era
stato accolto, lui e la sua gente, come amico e per lui la regina
di Cartagine era venuta meno alla promessa di eterna fedeltà
fatta a Sicheo, il precedente marito. Didone non lamenta il fatto
che Enea lascerà lei e Cartagine, ma l'aver scoperto che
lui in realtà non l'ha mai amata e la frase che infatti pronuncia
ne è la prova!.
Desinit in piscem:
Termina a coda di pesce. (Orazio, Ars poetica, 4).
Allusione ad un verso dell’ Ars poetica nel quale l’opera
d’arte senza unità è paragonata ad un busto
di bella donna che termina con la coda di pesce. Desinit in
piscem, mulier formosa superne
Si dice delle cose il cui fine non corrisponde al principio, iniziate
bene e finite male.
Desipere in loco:
Dimenticare la saggezza nel tempo opportuno. (Orazio, Odi,
1V, 12, 28)
Il poeta qui consiglia Virgilio a mescolare alla sapienza un grano
di pazzia. Vi si trova una qualche analogia con il detto: "Semel
in anno licet insanire"(= (almeno una volta all’anno
è lecito impazzire). Potrebbe intendersi che anche nello
studio e nel lavoro sono necessari intervalli di riposo.
De stercore Ennii:
Dall'immondezzaio di Ennio(Virg.).
Virgilio afferma d’aver preso delle gemme fra l’immondezzaio di
Ennio, per scusarsi dell'accusa di plagio d’alcuni suoi versi.La
citazione ricorre, nell’ uso corrente, con significato spregiativo,
per stigmatizzare le origini di qualche fatto volgare.
De te fabula narratur
E' di te che si parla in questa favola. (Orazio, Satire, I, 1, 69).
Il poeta, dopo aver dipinta la pazzia dell’ avaro, si rivolge al
suo ipotetico interlocutore. L’espressione si usa per richiamare
alla realtà qualcuno che, mentre si parla dì lui, fa "l’indiano".
E’ analoga al detto: "Lupus in fabula" (=Il lupo di cui
si parla nella favola è qui presente).
Deus dedit, Deus abstulit: sit nomen Domini benedictum!:
Dio me l'ha dato, Dio me lo ha tolto: sia benedetto il suo nome!(Giobbe
1, 21-22)
Sono le parole pronunciate da Giobbe, uomo felice e di vita intemerata,
quando i servi gli annunciano le gravissime sventure piombate all'improvviso
sulla sua famiglia: quanto possedeva, buoi, asini, pecore, cammelli,
servi e figli sono tutti morti. La frase viene citata per comprendere,
in funzione di un disegno divino, le disgrazie della vita.
Deus, ecce deus:
Il Dio, ecco il Dio.(Virgilio, Eneide, VI, 46).
Esclamazione della Sibilla Cumana quando si sentiva invasata dall’influenza
profetica di Apollo. Nell’uso corrente simboleggia l’ispirazione
poetica: "Deus, ecce deus!" (=Ecco l’ispirazione,
ecco l’estro poetico!).
Deus ex machina:
Un dio sceso dalla macchina.
Locuzione relativa al teatro greco , nel quale al culmine dell’azione,
interveniva la divinità, fatta discendere dal cielo per mezzo
di complicati meccanismi , a sciogliere tutti i nodi del dramma.
La frase si suoi applicare alle persone che, in affari arruffati,
in situazioni quasi disperate, sanno, all’improvviso, trovare
una soluzione.
Deus nobis haec otia fecit:
Un dio ci ha donato questi ozi. (Virgilio, Egloghe, I,
6).
È un elogio della vita campestre, ritirata, tranquilla. Si
legge anche sui portoni d’ingresso di qualche casa di campagna
usata per trascorrevi le ferie.
De visu:
Con i propri occhi.
Chi non ricorda il comportamento dell'apostolo Tommaso? Per credere
alla resurrezione di Gesù pretese di mettere il dito nel
posto dei chiodi e mettere la mano nel suo costato. Si usa questa
espressione ogni qualvolta si vuole rimarcare che quanto si afferma
è dovuto non al racconto di altri ma alla diretta visione
dell'avvenimento.
|