Sutor, ne supra crepidam...!
Attrectare nefas:
Non è lecito toccare ( Virgilio Eneide libro II v. 718).
La religione pagana vietava a chiunque avesse le mani macchiate
di sangue di toccare arredi sacri o statue delle divinità.
Era obbligo in simili occasioni lavare prima le mani con acqua attinta
ad una fonte.
Nel linguaggio comune si usa per invitare qualcuno a non allungare
troppo le mani su cose delicate o a lui non destinate
Audacter calumniare, semper aliquid haeret:
Calunnia senza timore: qualcosa rimane sempre attaccato.
Amara considerazione: in questi ultimi anni, indipendentemente
dalle idee e dagli schieramenti, tutti i nostri politici, hanno
fatto largo uso di questo detto spandendo a piene mani letame sul
partito avverso.
Ero a conoscenza della versione francese attribuita a Voltaire,
ma non sapevo ne esistesse una latina.
Detto segnalato da Paolo M.
Audax Iapeti genus:
L'audace progenie di Giapeto (Orazio, Od. I, 3).
Il poeta parla qui di Prometeo, il dio del fuoco; ma la citazione
si riferisce al genere umano, che con le sue attuali e continue
scoperte, ne giustifica appieno l’applicazione.
Audendum est, fortes adiuvat ipsa Venus:
Bisogna osare, la stessa Venere aiuta i forti (Tibullo Elegie libro
I eleg. II v.16).
Effettivamente la stessa Venere ha sempre cercato di dare il buon
esempio (o cattivo? decidete voi!). Sposa del dio Vulcano, che zoppo
e sempre sporco di morchia per il lavoro che svolgeva non doveva
essere troppo attraente come pure non dovevano essere dei belloni
con quell'unico occhi in mezzo alla fronte i Ciclopi suoi collaboratori,
non disdegnò la compagnia di Marte, il prestante dio della
guerra, di Anchise, Bute e Adone, tutti giovani, bellocci e nerboruti
tanto per ricordare i più noti. Perfino "donna Prassede"
(I Promessi Sposi cap XVII) parlando del costume delle
giovani diceva: "quando hanno nel cuore uno scapestrato (ed
è lì che inclinano sempre), non se lo staccan più.
Un partito onesto... ...son subito rassegnate; ma un rompicollo,
è piaga incurabile".
Audentes fortuna iuvat:
La fortuna aiuta gli audaci. (Virgilio., Eneide libro X,
284).
Sono le parole con cui Turno incita i Rutuli alla battaglia contro
i Troiani. Per bocca di questo impavido personaggio che nessuna
situazione, per quanto imprevista, riesce a turbare, Virgilio raccomanda
di non lasciarsi abbattere dai colpi avversi di fortuna, ma di andare
sempre avanti con coraggio e con maggiore audacia. Con lo stesso
significato si trova anche l'espressione "Audaces Fortuna
iuvat, timidosque repellit", della quale normalmente viene
usata sola la prima parte.
(Segnalazione di Maurizio B.)
Audi alteram partem:
Ascolta anche l'altra parte..
"Ascolta anche l'altra campana" diciamo anche noi oggi
quando ci vengono riportati pettegolezzi e maldicenze.
Aura popularis:
Il vento popolare.
Dopo il vento che cosa c'è di più incostante del "favore
del popolo" voltabandiera e voltagabbana?
Aurea mediocritas:
Mediocrità aurea (Orazio, Odi, Il, 10, 5).
Nel contesto oraziano significa che la condizione media, deve essere
preferita ad ogni altra.
Auri sacra fames!:
Esecrabile desiderio dell'oro (Virgilio Eneide libro III, 57).
A cosa non spingi tu gli animi umani o deprecabile desiderio di
ricchezza! "Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra
fames?" E' l'accorata esclamazione di Polidoro che, ucciso
dal cognato Polimnestore per depredarlo delle sue ricchezze, lamenta
come l'animo umano, se non è guidato dalla ragione, può
essere portato ad azioni e obbiettivi opposti a quelli per qui è
stato creato. Lo stesso concetto circa la debolezza della natura
umana che facilmente è preda delle tentazioni e delle passioni
viene ripreso da Dante al Canto XII v. 95 del Purgatorio quando
esclama: "O gente umana per volar sù nata, perchè
a poco vento così cadi?
Ausculta, o fili, praecepta magistri et inclina aurem cordis tui:
Ascolta o figlio gli insegnamenti del maestro e apri l'orecchio
del tuo cuore. ( San Benedetto ).
E' il noto "incipit" che incontriamo nel prologo della
Regola monastica di San Benedetto. Scritta attorno all'anno 530
è ritenuta la regola per eccellenza, modello e stile di vita
anche di altri ordini monastici che si riconosceranno in essa. Vedi
anche "ora et labora" motto programmatico erroneamente
attribuito a san Benedetto che da sempre ha delineato la figura
e l'importanza dell'opera spirituale a pratica del monachesimo in
Europa. In modo tanto più prosaico si usa questa espressione
per invitare le persone a prestarci attenzione e a seguire i nostri
suggerimenti.
Auspicia ad patres redeunt:
Ritornare ai senatori il diritto di interrogare gli dei.
Occorre ricordare che già nell'età monarchica, alla
morte del re, il potere e la possibilità di consultare gli
dei per conoscere quale atteggiamento tenere nella nomina del futuro
monarca ritornava al senatus "auspicia ad patres redeunt"
i senatori lo esercitavano a turno, sino alla scelta del nuovo
rex. Condizione essenziale per aspirare ad una carica di comando
era quindi la capacità di poter interpretare, da una serie
di segni, il volere degli dei. Ne consegue ovviamente che l'espressione
"auspicia ponere" (=deporre gli auspici) significava
dare le dimissioni dalla carica di magistrato avendo questi il diritto
di prendere gli auspici. Consideriamo poi che sul campo di battaglia
solamente il comandante supremo era autorizzato a prendere gli auspici
il termine, per traslato, assume anche il significato di "comando,
direzione dell'esercito".
Austriae Est Imperare Orbi Universo:
E' compito dell'Austria comandare su tutto il mondo (Federico
III di Asburgo)
Il detto, passato alla storia nella sua forma schematica delle
cinque vocali A.E.I.O.U., sintetizza la politica
dell'imperatore Federico III: trascorse infatti i 53 anni del suo
lungo regno combinando matrimoni di interesse in ossequio all'altro
detto: "Bella gerant alii, tu felix Austria nube"
(=Gli altri facciano pure la guerra tu, Austria felice,
pensa ai matrimoni).
Aut Caesar aut nihil:
O Cesare o nulla.
Figlio del futuro papa Alessandro VI e noto come "il Valentino"
per essere duca di Valentinois sposando Carlotta d'Albret fu personaggio
politico di sfrenata ambizione. A lui è attribuito il motto
citato e ad esso improntò tutta la sua vita e il suo "modus
operandi". Le sue idee politiche, il modo spregiudicato
per attuarle e la spietata amoralità nella gestione del potere
indussero il Machiavelli, che l'aveva incontrato a Imola e a Urbino
nell'ottobre 1502, a prenderlo ad esempio nelle pagine de "Il
Principe".
Aut regem aut fatuum nasci oportet:
O si nasce re o pazzo per poter fare quello che si
vuole (Seneca Apocolocyntosis I).
Seneca riporta simile espressione citandolo come proverbio
dei suoi tempi. L'opera da cui è tratta è una feroce
satira nei confronti dell'imperatore Claudio che dal '41 al '49
lo aveva allontanto da Roma. La traduzione del titolo della satira
corrisponde all'espressione:"divinizzazione di una zucca".
Ave, Caesar, morituri te salutant:
Salve Cesare, coloro che stanno per morire ti salutano
(Svetonio, Claudio, 21).
Sembra che i primi giochi gladiatori fossero da collegare ad un
rituale funerario e che solo in seguito la pratica degenerò
e il combattimento fu visto unicamente come spettacolo. Vennero
aboliti, almeno sulla carta, con l’editto di Berito del 325
d.C. da Costantino. Sempre con questo editto la "damnatio
ad gladium" (=condanna a morte da espiarsi in combattimento
nell'arena) venne sostituita dalla "damnatio ad metalla"
(=quella dei lavori forzati in miniera). Il motto citato altro non
era che l'estremo saluto che i combattenti rivolgevano all'imperatore,
passando davanti alla tribuna che lo ospitava, prima del combattimento.
Ave Marine libertatis conditor, salvam fac rempublicam tuam:
Salute o Marino, datore di libertà salva la
tua repubblica.
Frase scolpita sotto la statua di san Marino posta all'angolo
del vecchio Palazzo Comunale dell'omonima repubblica.
Detto segnalato da Vinicia P.
coautrice del sito
Avia pervia:
Le cose difficili diventano facili (Giovanni Maria
Barbieri).
Si tratta del motto dello stemma di Modena. Compare per
la prima volta nel 1599 e sembra sia stato coniato appunto dal letterato
Barbieri che, a quei tempi, ricopriva la carica di Cancelliere.
|